• Carlo Barone

La thug life di Arrivabene e Cherubini

Cominciamo rievocando una scena cult del cinema italiano: in Asso (Castellano e Pipolo, 1981), un Adriano Celentano in grande spolvero nei panni di “Asso”, così chiamato per il suo talento pokeristico, sfida nelle battute iniziali della pellicola il Marsigliese a una partita di poker all’italiana. Celebre è la scena del bluff di Asso, che si vede chiamato a puntare tutto quello che ha davanti a sé dall’avversario con quattro donne e un asso in mano, a fronte di una misera coppia di sette.


Senza battere ciglio, Asso chiama l’all-in, e anzi rilancia con 3.8 miliardi di lire (dei quali non dispone, avendo ritirato tutti i suoi averi quella mattina dalla banca), lasciando con l’incessante ticchettío di un timer diciotto minuti al Marsigliese per pensarci, fissandolo con uno sguardo vacuo e glaciale, di chi sa il fatto suo.


Lo sguardo penetrante di Asso, mentre fissa un dubbioso Marsigliese grondante sudore.

Questi alla fine, preso dall’ansia di un rilancio così feroce, lascia il piatto, chiedendo: “Toglimi una curiosità… io avevo quattro donne; e tu?” “Tre sette” “Vuoi scherzare?” “Sì, ne avevo due!”.


Ecco, il Celentano impassibile mentre fa il bluff del secolo su un all-in insensato è quanto di più vicino ad un Arrivabene che, a inizio gennaio, parlò del mercato della Juventus in modo freddo e distaccato, con lo sguardo quasi assente, dicendo: “Non aspettiamoci colpi di teatro, sarà un mercato noioso”. Non ricordiamo le esatte parole, ma il concetto fu più o meno quello.


Un mese dopo si sono uniti alla Signora Dušan Vlahović e Denis Zakaria: una punta prolifica e forte, e un centrocampista di sostanza, e soprattutto hanno salutato, con molta soddisfazione, Ramsey, Bentancur e Kulusevski.


Per lo svedese qualche rimorsino c’è, ma d’altronde ce lo han pagato bene, e, se dovesse accadere un cataclisma a Londra, potrebbe anche tornare… ma l’addio del gallese e dell’uruguagio è stato salutato con una parata di cannoni a salve, poiché non se ne poteva davvero più.


Insomma, non avevo finito di scriverlo nell’articolo di lunedì scorso, che è successo: Cherubini e Arrivabene ci han regalato una grande campagna acquisti, probabilmente quella meglio condotta dal 2018 ad oggi. Adesso, sicuramente la parola va al campo, ma già le premesse sono buone.


Da tifosi è fantastico vedere la reazione biliosa di qualsiasi altro supporter, a partire dai sempre rivali interisti che, per palese spirito di emulazione, corrono a bloccare Gosens, o i milanisti che si godono l’ennesimo sconosciuto preso al prezzo di un pacchetto di sigarette mentre si apprestano a salutare a zero l'ennesimo titolare giovane.


Questo è come ci siamo immaginati la conclusione dell'affare Vlahovic, alla fin fine.

Ci siamo presi dei truffatori, dei ladri, dei grassatori e degli scassinatori, financo, perché ovviamente vendiamo gli esuberi solo grazie all’ex-DS amico che ce li prende.


Su quest’ultima parte vorremmo anche vedere, ne ha di cose da farsi perdonare Paratici… venticinque milioni per Bentancur sono un amuse-bouche rispetto a cosa ancora ha in debito, accidenti a lui e alle sue idee a zero.


Insomma, abbiamo visto un colpo di teatro in grande stile, uno di quelli che non ti farebbe fidare del suo autore neanche per comprare una macchina di seconda mano. Ciononostante, è questo che vogliamo vedere: una dirigenza che sappia sviare l’attenzione, ma imporsi ancora come si usava un tempo, comprando chi serve comprare, e facendolo e basta, senza giochetti, contropartite, parametri zero e capestri.


Sicuramente Ronaldo e altre “mosse” discutibili han fatto danni in questo senso, ma che, alla prima campagna acquisti “normale” dopo tempo si sia ottenuto questo fa molto ben sperare.

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