• Elia Robino

Da Bernardeschi a Sisifo: una riflessione sull’ipotesi terzino



Quante volte vedendo giocare Federico Bernardeschi le urla di gioia per un ipotetico cross / gol dell’esterno toscano ci si sono strozzate in gola per la solita scelta sbagliata nell’ultimo passaggio da parte del giocatore scuola Fiorentina; e quante volte queste urla si sono trasformate in improperi diretti al carrarese che ormai da tempo ha finito ogni credito che noi tifosi juventini fossimo disposti ad accordargli dopo anni di prestazioni inconcludenti e trasparenti.

L’ultima volta che ci siamo sentiti “fregati” è stato a novembre quando Federico Bernardeschi aveva deciso di giocare con i nostri sentimenti con una prestazione sontuosa contro il Cagliari che fu, come tutte le altre volte, soltanto una eccezione.

Come un novello Sisifo anche quella sera il masso del suo talento era stato spinto fino alla cima della montagna, giusto in tempo per rotolare di nuovo giù in un nuovo susseguirsi di prestazioni incolore nell’attesa del nuovo ritorno alla cima, in tempi e modi ancora tutti da definire.

Un talento fisico, non mentale

Di Sisifo però Bernardeschi sembra avere solo la pena e non anche le qualità. Nel mito la dannazione del masso è dovuta all’arguzia e alla scaltrezza del greco, che troppe volte sfidò con successo gli Dei.

Nel caso di Bernardeschi sono proprio queste le qualità nel cui è deficitario.

Di fronte a una genetica benedetta dal punto di vista fisico è la prontezza mentale, la velocità e l’intelligenza nelle scelte che lo rendono un giocatore più vicino alla mediocrità che all’eccellenza, per quanto anche nelle giornate meno brillanti riesca a imporre uno strapotere fisico e muscolare che pochi altri riescono ad esprimere sul campo da gioco.

Cambiamolo di ruolo, allora


Sono almeno tre anni che si parla di spostare la zona di campo di competenza del carrarese, in particolare di reinventarlo mezzala cercando così di mitigare in parte i suoi difetti e di mettere una pezza alla cronica mancanza di qualità nella mediana bianconera.

Nessun allenatore sembra aver mai preso davvero sul serio questa ipotesi e probabilmente anche a ragione: un calciatore distratto e tendente all’errore in impostazione e nell’ultimo passaggio rischia di fare ancora più danno messo nel punto nevralgico del gioco, a questo punto meglio lasciarlo alto a sinistra dove i suoi errori – per quanto irritanti – hanno un peso inferiore nell’alchimia della partita.

Da esterno di sinistra a terzino

Con l’arrivo di Andrea Pirlo sulla panchina della Juventus torna in auge il 3-5-2 nel quale Bernardeschi viene impiegato con continuità a sinistra come esterno a tutta fascia non sfigura: in un ruolo molto impegnativo dal punto di vista fisico e che per questo giustifica una minore lucidità in zone avanzate del campo l’ex Crotone con alti e bassi dimostra di districarsi bene e di poter essere una valida alternativa in quel ruolo.

Il 2021 è l’anno in cui con più continuità Federico si vede ancora abbassare la zona di competenza, complici anche i molti infortuni che falcidiano le scelte di formazione di mister Pirlo.

La prima uscita come terzino sinistro è contro il Milan a inizio gennaio: poco più di un quarto d’ora, che accompagna la Juventus alla rotonda vittoria con due gol di scarto sui diavoli.

Poi viene la partita contro lo Spezia. Nel secondo tempo rileva la posizione di Frabotta nell’ultima mezzora di gioco e se ne va dopo il 90° minuto con un assist e il premio di migliore in campo.

Infine Juventus – Lazio dove Federico gioca tutti e 90 i minuti da terzino sinistro, regalando di nuovo una prestazione davvero positiva – nonostante il blackout su Milinkovic-Savic - e aiutando attivamente la squadra a portare a casa un risultato necessario.

Il futuro prossimo

Queste ultime due ottime prestazioni di Bernardeschi-Sisifo ci pongono davanti a un dubbio non da poco: stiamo ancora risalendo la china oppure siamo già arrivati in cima e il masso è pronto a rotolare giù?


Nel calcio moderno i terzini sono sempre più importanti e un calciatore con la sensibilità tecnica e l’esuberanza fisica del nazionale italiano almeno sulla carta ha tutte le carte in regola per dire la sua in quel ruolo, che però non va banalizzato: gli anni sono già ventisette e reinventarsi in un ruolo non proprio non è da tutti, sarà in grado il nostro di imparare tutti quei movimenti che fanno la differenza tra un ottimo terzino e un terzino mediocre?

Ne il celebre saggio “Il Mito di Sisifo” il filosofo Albert Camus invitava il lettore a immaginare Sisifo felice nel suo eterno viaggio di salita e discesa negli inferi e così anche io voglio che il lettore immagini Bernardeschi, felice nel poter continuare a correre incessantemente su e giù per quella fascia senza dover pensare ad altro, in qualsiasi posto Zeus (nella figura del suo allenatore) decida

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