• Elia Robino

Come mai il rosso a Chiesa non è severo, ma solo giusto


Nella vita come nel calcio fare una buona prima impressione conta.


L’esordio, per un calciatore, è un momento molto importante e una buona prima partita, per quanto possa essere un fuoco di paglia, è comunque il primo tassello nel cuore dei tifosi per essere amati e supportati fin da subito.


Ma queste sono cose troppo cerebrali per la folle intensità di Federico Chiesa (ne abbiamo parlato qui), il cui unico obiettivo in campo - ieri alla fiorentina come oggi alla Juve - è solo fare un sacco di cose alla velocità più alta possibile, come andare su un contrasto già perso in partenza e bagnare l’esordio bianconero con una espulsione diretta.


Espulsione che, per chi scrive, è giusta.


Vi spiego il perché:


IL REGOLAMENTO


Il contrasto di Federico Chiesa secondo il Regolamento del Giuoco del Calcio facilmente consultabile qui è ravvisabile come “Grave fallo di gioco” o “contrasto imprudente” che da regolamento è così definito:


«Un tackle o un contrasto che mette in pericolo l’incolumità di un avversario o commesso con vigoria sproporzionata o brutalità deve essere sanzionato come grave fallo di gioco.

Qualsiasi calciatore che, in un contrasto per il possesso del pallone, colpisca un avversario da davanti, di lato o da dietro, utilizzando una o entrambe le gambe, con vigoria sproporzionata o che metta in pericolo l’incolumità di un avversario, si rende colpevole di un grave fallo di gioco.»


Il grave fallo di gioco è una delle condotte definite alla regola 12 “Falli e Scorrettezze” del sopracitato regolamento come punibili da rosso diretto e conseguente allontanamento del giocatore dal rettangolo di gioco.


UN PRECEDENTE CHE CI TOCCA DA VICINO


Il fallo di Chiesa assomiglia a un'altra situazione in cui ci trovammo come vittime e non come carnefici: il famoso fallo di Vecino contro Mandzukic del 28 aprile 2018.


La palla carambola tra Vecino e Mandzukic. Il secondo in scivolata va per prendere il pallone che viene conteso con vigore dall’uruguagio che finisce per colpire col piede a martello la tibia del croato che si trovava a terra.


La situazione è la fotocopia di quella di Chiesa e Cigarini (forse il piede di Federico era un pelo più “piatto”, ma la sostanza rimane) e la reazione arbitrale è coerente: sia Orsato due anni fa che Forneau ieri cacciano direttamente il giocatore colpevole della condotta “eccessivamente vigorosa”.

IN CONCLUSIONE

In entrambe le situazioni non si può parlare di malizia, essendo l’involontarietà abbastanza chiara nella dinamica dell’azione. L’arbitro però non è chiamato a valutare l’intenzionalità o meno del fallo quanto la pericolosità dello stesso: Orsato nel 2018, non essendo nella posizione giusta, dopo aver dato il giallo al calciatore dell’Inter andò al VAR e rettificò la decisione.

Forneau invece si trovava in posizione ottimale per vedere coi propri occhi lo svolgersi dell’azione e infatti non ha dubbi sul rosso diretto.


In entrambi i momenti di gioco il contrasto da parte del giocatore che commetterà il fallo si può dire perso, la foga – per quanto agonisticamente comprensibile – non è però giustificata nel momento in cui si mette in pericolo l’incolumità del giocatore avversario.


Due situazioni simili, e medesimo approccio arbitrale.


Ahinoi, giusto così.

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