• Elia Robino

Chi di corto muso ferisce di corto muso perisce



Partiamo da un presupposto: contro il Villareal abbiamo giocato per lunghi tratti della partita bene e contro l’Inter abbiamo giocato per tutta la partita bene.


In entrambi i casi abbiamo perso.


Se sia un caso o merito del karma non ci è dato sapere, tuttavia in una partita dominata per larghi tratti dalla squadra di casa vincere per 1 a 0 con l’unico tiro in porta dell'incontro è quanto di più allegriano ci sia; il problema? Questa partita l’ha fatta l’Inter, non la Juventus.


Le statistiche

54% di possesso palla, 22 tiri di cui 5 in porta contro 5 tiri totali di cui solo uno in porta – il rigore -, numeri che descrivono abbastanza bene anche quello che è successo in campo, tra il palo preso da Zakaria e le occasioni sprecate per buona parte della gara si è vista una sola squadra in campo, quella bianconera, che però cade come al solito per l’ennesimo errore grossolano in area di rigore, situazione che durante il corso della stagione si è ripetuta fin troppe volte.


I protagonisti in campo



Vogliamo mai vedere che Rabiot messo nel suo ruolo diventa un calciatore?

Lungi da noi voler redimere il francese, dopo due anni di prestazioni altalenanti, solo per la sua partita con i neroazzurri però bisogna dare pane al pane e vino al vino: quando Rabiot gioca nel suo ruolo in un centrocampo a due o tre rende decisamente di più.


Non che faccia qualcosa di diverso rispetto a quando viene schierato ala, semplicemente fa quello che sa fare in zone di campo dove queste cose sono utili e non trafelato verso la linea del fuori dove la sua capacità di recuperapalloni diventa al massimo un piccolo orpello a novanta minuti di pure inconsistenza.


Zakaria, visto ancora poco in stagione per via dell’infortunio rimediato dopo l’ottimo esordio, dimostra invece di essere quel centrocampista forse non fenomenale ma dalle caratteristiche utili per la causa bianconera, con una propensione verticale che tutto il resto del centrocampo bianconero ha dimostrato negli ultimi anni di non avere.

Vlahovic invece male ieri sera, sue almeno tre occasioni nitide che vengono sprecate.

Non gli si può chiedere di salvare sempre lui la baracca ma è anche vero che di fronte al talento e all’investimento operato su di lui a gennaio è legittimo chiedergli di più in una delle partite emotivamente più importanti del campionato.


Si farà sicuramente anche se sta dimostrando che le responsabilità di essere la punta titolare della Juventus sono pesanti anche per uno come lui.


Ottima l’intesa con Morata che dimostra come sempre fatto in carriera di non avere le qualità per essere il centravanti di una squadra di spicco ma di essere un ottimo secondo violino a supporto degli altri componenti dell’attacco.


La questione Allegri



Purtroppo perdere queste partite giocando bene e vincerne altre giocando male mette Allegri di fronte a una scelta sulla strada da intraprendere. Per la prima volta in stagione stiamo vedendo una bella juve ma perdente, dopo una decina di partite di brutta juve ma vincente – o quantomeno non perdente -.

All’osservatore esterno nonostante il dispiace di perdere il Derby d’Italia è impossibile non notare che c’è stato un cambio di passo e che ieri si è vista una gran bella partita ma non è scontato che questo sia agli occhi anche del mister.


Come i calciatori a volte anche gli allenatori devono fare il passo in avanti ed è il momento che “Il cagòn” butti il cuore l’ostacolo e continui su questa strada: chi di corto muso ferisce poi di corto muso perisce, vediamo di metterci alle spalle questo concetto una volta per tutte e cominciare a portare a casa le vittorie imponendoci sugli altri, come abbiamo provato a fare ieri sera.

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