• Andrea Giostra

Abituarsi ad aggredire e tappare il “buco”

Aggiornato il: gen 5

Ieri sera l’attesa per la Var review, e la conseguente sfilza di replay per scovare il tocco di mano di De Paul, hanno permesso di analizzare una situazione di gioco vista molte volte durante questa stagione, come in un flashback (il nostro Nicola aveva intuito la cosa mesi fa:https://www.juniverse.eu/post/dancer-in-the-dark ).


Le cose vanno all’incirca così: l’Udinese costruisce dal basso ed elude una prima pressione della Juventus furente sì, ma forse disorganizzata. I giocatori impiegati nell’aggressione sono ben 5: Ronaldo, Dybala, Ramsey, Chiesa, Alex Sandro e timidamente Bentancur.

L’Udinese riesce a disorientare questa linea e gioca una palla verticale che la supera.

Questo è quello che succede al momento della giocata in avanti dei Friulani:

In questi frames, da immaginare in una sequenza come se fossero uno a fianco all’altro, si vede chiaramente come la pressione alta di tutti gli uomini sopraelencati venga tagliata fuori dalla palla verticale e, non essendo accompagnata da un movimento “ad accorciare” degli altri due reparti, crea un grosso buco tra giocatori di pressing e difensori, che costringono la difesa a scappare indietro a tutta velocità, e i centrocampisti più Alex Sandro a una rincorsa di almeno sessanta metri per rientrare a supporto dei compagni, seppur invano.


Ci sono, in sostanza, quasi quaranta metri tra la linea di pressing e la linea difensiva, con il povero McKennie solo nel mezzo della voragine.


Una situazione già vista molte volte in questa prima parte di stagione, e rivissuta ieri come il più classico dei deja-vù.


Perchè il buco?

Resta da capire il perché di questa tendenza, interpretata dai tifosi in modo più o meno allarmista.

Dopo una lunga riflessione, credo che questa situazione di gioco abbia una matrice “fisiologica”: vi è la sostanziale volontà di adottare un gioco basato sull’aggressione immediata in avanti, che si scontra con la natura decennale e consolidata di questo ciclo, che ha fatto della difesa posizionale un dogma.


Ne esce fuori un ibrido che allunga la squadra e la scolla in due tronconi. E poi via a correre verso la nostra porta.


A ciò si aggiunge la vocazione naturale - e la formazione scuola Ajax - di De Ligt che, convinto testimone della nuova filosofia “Pirliana”, a volte abbandona la linea statica nel tentativo di accorciare o di anticipare, sparigliando ancor di più le carte.


In questo frame si evidenzia il movimento di De Ligt, individuato da molti come il principale errore nell’azione del gol, il quale istintivamente cerca l’aggressione sull’uomo - poi sbagliando- (freccia rossa), al posto di accompagnarlo verso l’esterno (freccia verde).


Tutto prevedibile.

Senza la possibilità di fare una preparazione, e senza una partita di pre campionato, ce lo si poteva aspettare.

Coinvolgere l’intero organico nel cambio di filosofia e farlo applicare in modo uniforme ed efficace richiede tempo e lavoro.

Quindi calma e sangue freddo, tempo di assimilare il credo e i relativi meccanismi , e la voragine si rimpicciolirà.

L’automatico movimento in aggressione si tirerà dietro anche i reparti non impegnati a ringhiare, mostrandoci una squadra più corta e attaccata all’uomo, che lascia spazio inoffensivo dietro di sè e non pericoloso tra le sue linee.


E i nostri giocatori non sono gli unici da abituare: ci siamo anche noi spettatori. Un tifoso del Bayern o del Barcellona di un tempo non si agiterebbe troppo di fronte ad una situazione simile, anche frequente; noi, invece, abituati al fortino inviolabile, rischiamo le coronarie ogni volta, anche se non ai livelli dello scorso anno sulle marcature a zona di Sarri.


Mister Pirlo immagino abbia contezza della situazione e voglia trovare soluzioni votate ad un maggior equilibrio, come testimonia l’abbandono delle due ali e l’inserimento di Ramsey in pianta stabile.


La speranza è che alla vigilia della partita con il Milan, squadra che sembra non brillare in costruzione contro squadre chiuse, il mister possa accettare l’idea di un leggero arretramento per compattare la squadra, non esponendola alle verticalizzazioni verso i veloci Leao e Rebic, ed anzi usando la ripartenza come arma per colpire i rossoneri.

Fare della necessità di equilibrio una virtù, soprattutto ora che non si può più sbagliare.


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