• Elia Robino

È già il momento di mettere in discussione McKennie?


Torino – Juventus, quarto minuto: Rabiot dalla fascia lancia un pallone in mezzo che carambola addosso a Moise Kean e finisce precisamente sui piedi di Weston McKennie, davanti a lui tutto lo specchio della porta.


Weston ha due possibilità: alzare la testa e mirare verso lo specchio della porta o lanciarsi sul pallone senza ragionare facendola finire sugli spalti, non serve dire quale delle due abbia scelto.


Tre minuti dopo si trova di nuovo il pallone tra i piedi e di nuovo non prende lo specchio della porta.


La partita finirà con la bellezza di zero tiri in porta per il centrocampista offensivo, la non eccezionale media di passaggi riusciti del 76%, zero assist e un bel 5 in pagella.


Dal disordine all’ordine


L’anno scorso nella grigia gestione di mister Pirlo McKennie era stato uno dei calciatori che più avevano scaldato il cuore dei bianconeri.


Giocatore semisconosciuto dalla nazionalità esotica per il calcio europeo, determinante nella migliore partita della Juventus dello scorso, la vittoria per 3 – 0 contro il Barcellona impreziosita da un suo pregevole gol in acrobazia e in generale, soprattutto nella prima parte della stagione, era sembrato quel tipo di giocatore elettrico e dinamico che in mediana mancava da parecchio tempo.



Già l’anno scorso a novembre avevamo parlato di McKennie come di un talento che necessitava di essere ancora sgrezzato prima di potere davvero dire del tutto la sua in contesti ad alta competitività e questo inizio di stagione sembra confermare che questo salto di qualità non sia ancora avvenuto.


L’anno scorso in un contesto tecnico tattico meno organizzato e più lasciato a sé l’anarchia dell’americano era diventata addirittura un’arma in più per il tecnico bresciano, che considerava McKennie un vero grimaldello per scardinare le difese avversarie che riuscivano con molta facilità a rendere inoffensivo e sterile il costipato possesso palla che ci ha accompagnato per tutta la scorsa stagione.


Quest’anno, con il ritorno di Allegri e con lui di un calcio più organizzato e meno propositivo, ma che si propone di tornare alla solidità difensiva che era diventato il marchio di fabbrica della Juventus del passato, McKennie sembra non essere completamente a suo agio: spostato in mezzo al campo e non in posizione più avanzata a fare la “falsa ala” come con Pirlo, è da inizio campionato che le sue prestazioni più che il suo talento mettono in luce i suoi limiti tecnico-tattici.


È ora di metterlo in discussione?

Sì, Weston va messo in discussione.


L’anno scorso gli abbiamo perdonato un girone di ritorno sottotono a causa di problemi fisici e un festino in pieno lockdown invernale in compagnia di Dybala e Arthur, a fronte di una stagione tutto sommato positiva in confronto a quella degli altri compagni di reparto, ma l’inizio di quest’anno con qualche chilo di troppo e decine di passaggi sui piedi degli avversari ci costringe a riflettere sul tipo di giocatore che McKennie dovrebbe essere.


Le voci di mercato già parlano di suoi ipotetici saluti a gennaio ma più che vere notizie sembrano il tipico riempitivo da giornale in periodo di pausa nazionali.



L’idea che ci siamo fatti è che McKennie ad Allegri piaccia e che non saranno due gol sbagliati a inizio campionato a metterlo in ombra di fronte a un allenatore che ha dimostrato in tutta la sua carriera di apprezzare i calciatori fisici e dallo spirito offensivo.


La pressione al momento sono le statistiche a metterla: neanche il 76% dei passaggi riusciti, zero assist e zero gol sono dati che dovrebbero insinuare dubbi allo stesso americano: “sono davvero adatto alla Juventus?”


Forse.

È ora di dimostrarcelo.

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