• Andrea Giostra

Una deviazione che riassume una stagione


Atalanta - Juventus finisce 1-0.

Il gol arriva a 4’ dalla fine con un tiro di Ruslan Malinovskyi deviato da Alex Sandro.


Un finale emblematico e riassuntivo di questa stagione, zeppa di errori e di problemi vari, dai quali non siamo riusciti ad uscire per un evidente deficit di esperienza e personalità.


I bianconeri hanno tentato di impostare una partita tosta ricercando ripartenze ed inserimenti centrali in corsa, contro un’Atalanta come sempre rognosa, cattiva, e obiettivamente agevolata dall’arbitraggio di Orsato, che ha tentato un approccio “all’inglese” pur non essendo, ad avviso di chi scrive, in grado di dirigere una gara in quel modo.


Volontariamente non ci soffermeremo sul tema dell’assenza di Ronaldo, cercando invece di capire che cosa non abbia funzionato là davanti, dove la sensazione era di sterilità e poca presenza in area (leitmotiv di questa stagione).


Baricentro basso


Il primo problema, visibile per ampi tratti, è stato il baricentro dei bianconeri: non troppo basso di per sè, ma troppo lento nello spostarsi in alto una volta recuperata la palla.


Se l’idea era quella di ripartire, e usare Dybala per gestire la transizione, era necessario rialzare gli esterni e una mezzala per garantire supporto a Morata, che invece è stato costretto a prenderle per 90’ da un Palomino particolarmente risoluto.


Le scelte


Innumerevoli le scelte offensive sbagliate. Per creare occasioni da gol, e per rendere le ripartenze efficaci, è fondamentale essere lucidi nelle scelte, cosa non avvenuta oggi.


Rabiot e Alex Sandro hanno inanellato una serie di decisioni discutibili: in particolare il francese avrebbe potuto portare palla e strappare “box to box” in diverse occasioni, e invece si fermava per poi passare in orizzontale. E il divano di molti tifosi avrà preso schiaffoni immeritati.


La qualità tecnica nelle giocate

Il vero tasto dolente della giornata: passaggi a tre metri che erano letteralmente dei “bolidi”, le palle filtranti sistematicamente mal dosate, una serie di palle da fermo che non commento per evitare di trascendere.

Senza qualità tecnica non guadagni tempo di gioco, non crei superiorità, non segni.


Teorema di una semplicità disarmante ma difficilissimo da realizzare, il vero spartiacque che distingue una buona squadra da una grande squadra.


Se poi uno come Arthur - tra i più dotati tecnicamente - entra in quel modo, è normale che le cose vadano a finire male.



Le note positive di una giornata amara


In una domenica dove tutto sembra nero, soprattutto la classifica (sappiate che io al giovedì sera - nel caso - farò altro, n.d.r.) cerchiamo qualche piccolo punto di luce: Dybala gioca una buona ora, McKennie pare in ripresa, Cuadrado sano è la nostra più grande speranza, e in generale a livello di nervi la squadra è sembrata volenterosa.


Mai come oggi bisogna compattarsi, aspettare il rientro di Cristiano, pregare per Chiesa, e fare l’impossibile nelle ultime sette, sperando che il karma ci renda la deviazione di oggi.






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