• Redazione

Sogno di un campionato di mezza estate.


(di Nicola Alocin)

Concludiamo la stagione, per quanto riguarda il campionato, con una grande novità: anche la Juventus, finalmente, ha vinto in estate.

Agosto è sempre stato il mese in cui vincevano le altre squadre.

Napoli e Inter su tutte, ma anche Milan e Roma non hanno disdegnato, a turno, il trofeo della calura.



E la Juventus, cannibale da quasi un decennio, ha voluto affacciarsi al mondo dei trofei estivi, sollevandone però uno reale.


Dopo l’ironia, i numeri e le considerazioni sulla stagione.


Sarri già la scorsa settimana aveva vinto il suo primo scudetto.

Scudetto molto difficile dovuto soprattutto alla situazione venutasi a creare, che il presidente ha giustamente sottolineato durante la conferenza stampa dedicata ad Andrea Pirlo, neo allenatore della nostra U23:


«Si fa anche fatica a dire nono scudetto consecutivo. Motivo per cui dobbiamo essere orgogliosi. È stato un anno che non tutti hanno capito fino a fondo. È stato durissimo e difficilissimo»


Quello che doveva essere “l’anno Uno” di Sarri, infatti, è finito per essere l’anno zero.

Giustificare l’ondivaga stagione del mister toscano, oppure no? Diamo qualche numero lasciando a Voi l’ardua sentenza.


12 Giugno - 1 Agosto, ovvero 50 giorni e 14 partite.

Impressionano gli ultimi nove di questi cinquanta, in cui si sono giocate ben quattro partite.

Sì, 4 match in 9 lune, un tour de force pazzesco, ancor più con queste temperature.


In condizioni come queste l’importante era mettere lo scudetto in bacheca, senza guardare troppo al come. Missione compiuta.

Teorici del bello, ma con tratti di freddo pragmatismo.



A tal riguardo le parole di Sarri post Roma sotto certi aspetti sono state interessanti ed inquietanti.

La squadra, mentalmente, ha mollato dopo la vittoria con la Lazio: «ci aveva dato inconsciamente la certezza della vittoria, non aritmetica ma è una cosa umana pensarlo».


Solleticato sull’imminente sfida Con il Lione, torna serissimo:

«Dobbiamo recuperare energie mentali, energie nervose (...) sarà difficile trovare la forza per fare dei tratti di partita ad alta intensità e qualità (...) mi ha colpito che stavano molto bene fisicamente (il Lione,ndr), stavano bene anche durante i supplementari. Mi ha colpito veramente»


In tutta sincerità, i pensieri ad alta voce del nostro condottiero non rassicurano, la Sua espressione tantomeno.

Pretattica, rispetto, o eccesso di prudenza?

Forse un mix delle tre, ma traspariva un velo di seria preoccupazione.


Ma Torniamo alla storia dell’anno zero (per i patemi ci vediamo a 48 ore dal 7 agosto).


Ebbene, quest’anno gli servirà come base.

Un anno nel mondo Juventus e un anno con Ronaldo e Dybala, che sta provando a far coesistere (merito da pochi riconosciutogli).



Sarà il prosieguo del cambio di filosofia, sperando che l’elisir inizi ad essere meno aspro e più gustoso.


Il Presidente Agnelli ha confermato che il processo è in atto, ed anzi lo ha indicato tra i motivi dell’assunzione di Pirlo nella U23, che a microfoni aperti si è associato al dictat dirigenziale.

La rivoluzione gentile nella Juventus, quindi, continua.


E chissà cosa si chiederà al buon Fabio Paratici, che dovrà trasformare idee e manifestazioni di intenti in giocatori in carne ed ossa.

Chissà come la vede lui la “rivoluzione gentile”, e quali sono i nomi che frullano nella sua testa per metterla in atto.

Il tempo non è dalla parte del DS bianconero, che in poco più di un mese dovrà letteralmente tirare fuori qualche coniglio dal cilindro, come già fatto in passato.

Chissà che non ci sia già qualche pizzino sul tavolo di un ristorante milanese.


Concludiamo con un cenno alla partita contro la Roma, priva di spunti in quanto semplice “atto dovuto” di fine stagione a campionato concluso.

Non piace mai a nessuno perdere ma sono sconfitte indolori e propedeutiche.


La premiazione bella scenograficamente, meno emotivamente, e le espressioni di alcuni dei nostri erano chiare in tal senso, dal triste allo spaesato.


La maglia “pennellata” bella.

È finita l’epoca dei fantini.

Un po’ paraculo il passaggio dal motto di guerra “be the stripes”, al più diplomatico “our stripes, our statement”.

Altra rivoluzione, stavolta toppata, e fermata in tempo, tornando alle nostre amate strisce.


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