• Elia Robino

Sebastian Giovinco: una vita di confine

Aggiornato il: gen 18


Cosa sono i confini? A volte sono barriere naturali, spesso sono semplici linee immaginarie tracciate dall’uomo.


La maggior parte dell’umanità vive abbastanza lontano esserne influenzata.


Invece chi vive nei pressi o addirittura a cavallo delle linee che dividono i popoli subiscono sulla propria pelle tutte le contraddizioni dell’appartenere a più realtà.


Sia chiaro, quando si parla di confini non si parla solo di appartenenza geografica.


Il confine, in senso lato, è una linea di demarcazione tra qualcosa e qualcos’altro. Tutto può essere un confine: la famiglia, la cultura, le proprie condizioni economiche.


Chi vive una situazione simile, ovunque volga lo sguardo, si lascia qualcosa di suo alle spalle e spesso è chiamato a fare una scelta: quale delle due parti di me dovrà prevalere sull’altra?


Questo è il caso di Sebastian Giovinco.


Il suo confine è stato essenzialmente fisico; una tecnica commovente in un corpo inadatto ai ritmi e alla fisicità del calcio europeo.


Sebastian e Claudio



La storia in bianconero di Sebastian Giovinco e Claudio Marchisio è fino a un certo punto sovrapponibile. Claudio ha un anno in più ed entra nel giro delle giovanili alcuni anni prima della formica ma entrambi – dopo tutta la trafila – si affacciano alla prima squadra nella stagione 2006/2007.


Il centrocampista torinese ha un buon impatto nella sua prima stagione da professionista, mentre l’attaccante è solo una comparsa nella risalita in Serie A dei bianconeri.


L’anno seguente è quello della svolta: entrambi vengono mandati in prestito all’Empoli ed entrambi trovano spazio nella formazione toscana.


Claudio è già il prototipo del centrocampista moderno che sarà, bravo in entrambe le fasi e predisposto al recupero del pallone, anche se ancora un po’ leggerino; Sebastian è già, beh, se stesso.


Un concentrato di tecnica sopraffina in un corpo troppo piccolo.


Le due esperienze sembrano una lo specchio dell’altra: Marchisio, che giocherà circa 200 minuti in meno, tende a partire titolare e a essere sostituito a partita in corso. Giovinco, che risulterà il giocatore più impiegato della stagione degli empolesi, viene utilizzato come arma a partita in corso: ben 15 volte durante la stagione subentra a gara iniziata.


Per entrambi è l’anno del lancio, ma le loro strade cominciano a divergere: Marchisio viene confermato da titolare anche a Torino, mentre Giovinco dopo due anni incolori si trasferirà in prestito con diritto di riscatto di metà del cartellino al Parma.


Andare via da Torino volume 1



Il primo confine varcato per davvero da Giovinco è quello che separa il Piemonte dall’Emilia Romagna. È una questione di pochi km nella parte sud-est della regione, ma alcuni comuni alessandrini confinano direttamente con la provincia di Piacenza quindi, idealmente, per andare da Torino a Parma non è neanche necessario passare per la Lombardia.


Insieme alla regione che lo ha visto nascere e alla squadra che gli ha dato i natali calcistici, Giovinco si lascia alle spalle per la prima volta “il calcio che conta”.


Nonostante quella Juve non fosse sicuramente irresistibile è innegabile che un passaggio a una realtà più provinciale è un passo indietro nella carriera di Seba, che però in un contesto con meno pressioni sembra sbocciare: nel suo secondo anno coi ducali riesce a farsi notare come uno degli attaccanti più interessanti del campionato, mettendo a segno 15 reti in serie A e 1 in coppa Italia.


Nel frattempo la Juventus si è completamente rivoluzionata grazie all’arrivo di un giovane e ambizioso allenatore, Antonio Conte, che sarà anche protagonista del ritorno in bianconero della formica atomica l’anno successivo al primo scudetto della sua era.


Non essere abbastanza




Il ritorno a casa madre per Giovinco è più duro del previsto. Il primo anno è titolare nella squadra di Antonio Conte ma nonostante questo la squadra continua ad avere lo stesso difetto dell’anno prima: sterile dal punto di vista realizzativo nonostante una vivace produzione offensiva da parte dei centrocampisti, tra i quali spicca Arturo Vidal che segna 15 reti in tutte le competizioni.


Seba si fermerà a 11.


L’anno dopo l’arrivo di un altro attaccante dal baricentro basso di nome Carlos Tévez lo relega a seconda scelta per l’attacco.


La stagione 2013-2014 è l’inizio della parabola discendente del nostro in bianconero: i minuti giocati sono sempre meno e le occasioni sprecate per mettersi in mostra sempre di più; è evidente che il problema ormai non è solo di natura fisica ma anche mentale, difficile ritrovare fiducia dopo che ci si è sentiti mancare la terra sotto i piedi.


Che non fosse abbastanza per la Juventus ormai era chiaro a tutti, anche a lui stesso. Probabilmente è questo il momento in cui matura l’idea di volersi allontanare dal calcio italiano.


Welcome Toronto




La stagione 2013-2014 comincia forse peggio della precedente.


Lo spazio per il calciatore di origini siculo-calabresi è esiguo e la finestra di mercato invernale è l’occasione giusta per prendere rilanciarsi lontano da Torino.


Questa volta non cambierà solo la regione ma addirittura il continente; destinazione Canada, dove trova ad abbracciarlo la città di Toronto.


In una delle sue prime interviste è già chiara la sua volontà di ricominciare da zero, dirà infatti:


In Italia ho avuto tanti problemi, si è sempre parlato di me come un giocatore che non poteva giocare ad alti livelli, ma non è così. Volevo trovare una città, una squadra che fin dal primo giorno mi volesse bene

Mancanza di carattere? Forse, ma anche indice di una personalità sensibile che ha avuto la forza di uscire dal tunnel di negatività in cui si trovava per trovare una sua strada.


Come un figlio che dopo una adolescenza tormentata finalmente sboccia lontano dalla casa in cui è nato e cresciuto.


Non staremo qui a fare l’elenco di tutti i record e le grandi prestazioni canadesi di Giovinco: nella sua esperienza vincerà da protagonista una MLS Supporters’ Shield nel 2017 e tre Canadian Championship di fila tra il 2016 il 2017, impreziosendo il suo palmarés americano con il record di miglior marcatore di sempre del Toronto FC con 83 reti in 142 presenze.


Un impatto da extraterrestre quello di Giovinco sul campionato americano celebrato anche dalla lega stessa con il suo inserimento nell’elenco dei 25 migliori giocatori di sempre della Major League Soccer ( https://www.mlssoccer.com/the-25-greatest-presented-by-att ) al fianco di grandi del passato come David Beckham e Carlos Valderrama.


Tirare le somme



Chiusa l’esperienza canadese nel 2019 oggi Giovinco si è trasferito all’Al-Hilal nel campionato saudita.


Gli anni sono ormai trentatre e la sua scelta di carriera sembra più un buon retiro che un passo in avanti della sua carriera. Nonostante si parlasse la scorsa estate di un suo ritorno al Parma è venuto forse il momento di tirare le somme sulla sua carriera.


Sebastian Giovinco ci mette di fronte a una riflessione che è sempre divisiva: è meglio rimanere classe media in un campionato competitivo europeo oppure giocarsi le proprie carte in un campionato meno complicato dove poter davvero fare la differenza?


Di giocatori che hanno fatto la seconda scelta è pieno il mondo. Guardando sempre in casa Juventus un percorso simile è quello del suo compagno di giovanili e coetaneo Davide Lanzafame che dopo una via crucis decennale in Italia ha trovato la sua dimensione in Ungheria, ma pochi sono stati in grado di avere un impatto così forte come quello dato da Giovinco al campionato americano.


Arrivare nel pieno del proprio prime di carriera quando una qualsiasi squadra di metà classifica italiana lo avrebbe messo sotto contratto è stata a posteriori una scelta felice per il calciatore torinese.


Ha avuto modo di sfruttare i suoi anni migliori per mostrare in un campionato ancora un po’ naif delle qualità che non potevano che essere sminuite dalla fisicità dei campionati europei.


Giovinco è uno degli ultimi giocatori cresciuti a cavallo tra il cambiamento del calcio mondiale apportato dalla scuola tedesca del gegenpressing.


Un calciatore le cui qualità tecniche avrebbero avuto un ruolo di primaria importanza in un mondo pre-Klopp e che si è ritrovato nell’età in cui si dà il meglio di sé a dover scegliere tra un calcio che rigettava le fisicità minute e la sensibilità tecnica per un calcio più adatto a lui.


A posteriori la scelta che nel 2015 fece a molti storcere il naso è stata la più felice per Giovinco ma anche per noi spettatori del calcio, che ci siamo potuti godere per quasi un lustro un talento anacronistico che non sarebbe stato valorizzato nei primi quattro campionati europei.

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