• Danilo Ceci

Rieccoti Juve, ti sei fatta attendere solo trentasei giornate

Aggiornato il: giu 7

C'è ancora vita. La Juve decide, più tardi che mai, di prendere alla lettera il suo motto e conquista un successo di gran prestigio contro i rivali di sempre, che le consentirà di giocarsi le sue ultime chance di accesso alla Champions League all'ultima giornata di campionato. Le speranze restano flebili. I settantacinque punti attuali non consentono alla squadra di Pirlo di essere padrona del proprio destino, perché sia Milan che Napoli, avversarie dirette per l'obiettivo, restano potenzialmente avanti in attesa dei match di oggi. Il Milan ha gli stessi punti della Juve ma resta in vantaggio grazie agli scontri diretti, il Napoli è obbligato ad espugnare l'Artemio Franchi, impresa non certo proibitiva vista la matematica salvezza già ottenuta dai Viola. Intanto Ronaldo e compagni si godono tre punti che hanno un sapore più gustoso che mai, vista l'avversaria e gli intenti bellicosi con i quali i freschi campioni d'Italia sono arrivati, baldanzosi, allo Stadium. Quale più grande soddisfazione per l'Inter, dopo nove anni di tracotante strapotere bianconero, sconfiggere la Juve in casa propria, con lo scudetto sul petto, spedendola personalmente nell' "Europa di serie B"? Quale vendetta più succulenta, per i due ex Conte e Marotta, messi alla porta e mai rivoluti. Tutto ciò non lo sapremo mai, perché l'orgoglio ferito della squadra di casa ha prevalso su tutto ciò, al termine di una partita che ha già lasciato strascichi e polemiche, e continuerà a farlo anche nei prossimi giorni. La Juve ha mostrato una delle migliori versioni di sé nella prima frazione di gioco. Raramente la si è vista difendere in avanti con tale ruvidezza e coraggio, muovere la palla in maniera così fluida a destra e sinistra, coinvolgendo tutti i giocatori in fase di possesso. Lautaro e Lukaku annullati sui costanti e feroci assalti della rocciosa coppia Chiellini-De Ligt, un Rabiot coriaceo che ha stravinto il suo personalissimo duello con Barella, Chiesa e Cuadrado frizzanti sulle fasce e un Kulusevski più intraprendente del solito dietro CR7. Un rigore per parte - quello per l'Inter meno evidente - a tenere ingiustamente in equilibrio il risultato, vista la notevole mole di gioco creata dai padroni di casa. Poi il lampo di Cuadrado, hombre del partido, che allo scadere del primo tempo scarica un fendente alle spalle di Handanovic, complice lieve deviazione.

La Juve commette ad inizio ripresa il tipico errore del classico braccino del tennista, credendo che fosse sufficiente cullarsi sul parziale 2-1 per portare a casa i tre punti. Poi il doppio giallo a Bentancur - il più evidente dei tanti errori commessi da Calvarese - e gara irrimediabilmente condizionata dall'uomo in meno. In tante altre partite viste in questa amara stagione, la Juve avrebbe perso la bussola, subendo più del dovuto il colpo a livello psicologico. Invece riecco la Juve che soffre, che lotta, che ha l'umiltà di difendere settanta metri lontana dalla porta quando è la partita a chiederlo. La Juve che non si demoralizza se subisce il 2-2 su autorete ma che continua a combattere, in inferiorità numerica, fino al nuovo vantaggio. Cuadrado si guadagna un rigore a metà strada tra l'abilità e l'astuzia e lo trasforma con una serenità da leader straordinario di questa banda, qual è. L'amarezza post partita della Milano nerazzurra, con tutte le polemiche arbitrali - per buona parte lontane dalla realtà - che ne sono derivate, attesta come questa fosse molto di più di una semplice partita per loro. Ma l'amarezza è anche della Torino bianconera, perché questa prestazione rappresenta il perfetto trailer di ciò che avrebbe potuto essere ma non è stato. Mercoledì c'è la finale di Coppa Italia, una nuova occasione per vincere, cosa mai banale come ha dimostrato questo campionato. Poi il Bologna. Il tempo dei rimpianti forse arriverà, ma ora è il momento di sperare e combattere, fino alla fine. Magari fosse sempre Juve-Inter...

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