• Andrea Giostra

Revolutionary Road


(Articolo “a 4 mani” di Nicola Alocin e Andrea Giostra)


Quando, sul finire della scorsa primavera, la Juventus annunciò l’intenzione di un “New Deal” con l’ingaggio di Maurizio Sarri, una buona parte della tifoseria juventina ne era contenta.


Le rivoluzioni, si sa, sono sempre belle e affascinanti, soprattutto se durano un giorno, ma non è questo il caso (né poteva esserlo).


Nel calcio i tempi sono necessariamente più lunghi, e la memoria sempre più corta.


Oggi, ad una anno dall’inizio tecnico dell’era Sarri, quella rivoluzione sembra essere messa in discussione da una parte della tifoseria bianconera.


La sconfitta al 92° contro l’Udinese, ultimo atto di una serie di uscite poco convincenti, sembra aver acceso una miccia nella mente dei tifosi. O almeno in una parte di essi.


L’insoddisfazione, di cui non parleremo in questo articolo, a dire il vero serpeggiava già da qualche mese e, ultimamente, con le ultime prestazioni e con la complicità del blocco Covid, la situazione sta scivolando verso l’isteria.


Proviamo a far capire la portata storica del cambiamento dello scorso anno attraverso le parole dette non dai soliti noti come Paratici, Nedved o Sarri, bensì da Giovanni Martusciello, l'attuale tecnico in seconda, il 27 dicembre scorso.


«Negli ultimi otto anni sono stati portati trofei importanti, gli scudetti, e la società ha cercato di guardare un pochino oltre: oltre ai trofei, di arrivarci in una maniera differente, arrivare ad avere un dominio del gioco.

E' chiaro che avere tutto e subito non è semplice, se ci soffermassimo al risultato, noi che siamo strettamente legati con la squadra, andremo incontro a delle difficoltà enormi, quindi bisogna estraniarsi da quello che è il risultato finale, che può essere vittoria o sconfitta come è stato, e cercare di far capire a questi ragazzi che la strada per arrivare alle vittorie deve essere un'altra, che non significa chiaramente vincere nell'immediato.

Purtroppo si è ereditato una squadra ultra-vincente, non è semplice intervenire in maniera netta, perché comunque dobbiamo confermare quanto di buono hanno fatto i nostri predecessori, però bisogna farlo attraverso un'idea, questa idea è quella di cambiamento e non è semplice avere dei risultati nell'immediato».


Aggiungiamo ora le parole di Sarri alla vigilia del match con la Sampdoria:


«L’aspetto fisico è uguale per tutti, i sintomi di stanchezza fisica ci sono in tutte le squadre e sopratutto mentale.

Dal punto di vista nervoso scaricare la testa e poi ricaricarla immediatamente per la partita successiva in tre giorni non è così automatico né così semplice.


Abbiamo perso ordine in eccesso.

E questo è anche un segnale positivo se vuoi. Abbiamo perso ordine per andare a difendere in avanti anche se non c'era la possibilità farlo.

È un errore che ci ha fatto perdere le distanze, ma a differenza di altre volte in cui siamo andati in difficoltà per passività, questa volta lo siamo andati per eccesso.

E questo a me piace: cioè, non mi piace che si perda ordine ma apprezzo la cosa a livello di mentalità perché un errore in eccesso è più facilmente riconducibile alla normalità di un errore in difetto».


Dichiarazioni chiarissime, e che forse dovremmo rileggere prima e dopo ogni partita.

È veramente difficile accettare un cambiamento: siamo abituati a vedere da cinque (ma direi anche otto) anni una squadra con determinate caratteristiche, un atteggiamento ben definito, attitudini offensive e difensive di un certo tipo.


Poi, da un giorno all’altro, cose del tutto nuove. E questo, inevitabilmente salta all’occhio.


Paradosso: durante le prime partite vedevo la palla arrivare a metà campo, e quasi dettavo il passaggio successivo al televisore, per poi vedere che la palla non andava dove mi aspettassi (una cosa provata decine di volte nel primo mese, davvero strana, n.d.r.)


Credo che la rabbia per certi errori provenga, quindi, per metà dal mancato raggiungimento del risultato, e per metà dal disorientamento nel vedere situazioni raramente verificatesi prima. Il fastidio nel non capire perché le cose non vanno più come eravamo abituati a vederle.


La strada, ad ogni modo, è intrapresa.

Forse non si sono visti ancora risultati entusiasmanti ma, nel complesso, sotto alcune sbavature, si vede un embrione del un nuovo assetto.


La squadra, infatti, nei primi trenta minuti parte sempre forte (Atalanta a parte), prova a macinare gioco spendendo molto, soprattutto a livello mentale.

Poi, magari in vantaggio, viene meno quella elettricità che in un’idea di predominio va tenuta costantemente, e si ricade nel tranello di tornare verso ciò che si era in passato, assumendo un atteggiamento attendista ora incompatibile con i dettami di mister Sarri.

Credo siano proprio le fasi “ibride” a penalizzare la squadra e a vederla spegnersi col passare dei minuti. Ovviamente, in un periodo così particolare, la condizione fisica non gioca a favore, e questo va sottolineato.


Col passare del tempo, e con qualche giocatore di nuovo corso, più improntato a nuovi concetti di campo, si potranno vedere risultati più chiari, per poter dare un giudizio obiettivo rispetto alla rivoluzione messa in atto.


Siamo convinti che ora, nonostante qualche arrabbiatura qua e là, sia troppo presto per reclamare la testa di qualcuno, o semplicemente per fare una analisi pienamente attendibile.


Bisogna ricordarsi che una rivoluzione è in atto, e sta a noi decidere se sostenitori fino alla fine o fino alla prima sconfitta.

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