• Andrea Giostra

Quanti rimpianti


Immagino il tifoso Juventino in auto questa mattina, un po’ assonnato e con la rassegna stampa di Radio Sportiva in sottofondo.

Se un mezzo ghigno compare sul suo viso risentendo i risultati delle milanesi e della “Dea polemica” (hanno davvero superato il limite, ndr), pochi secondi dopo si inscurisce, torna serio e pensieroso.


Si ritrova a ripensare al fatto che questa è l’ennesima occasione buttata al vento.

Quest’anno se ne contano almeno tre/quattro - chi scrive era allo Stadium in Juventus Sassuolo 1-2, per intenderci.


L’ultima in ordine cronologico coincide con il peggior derby mai giocato da quando guardo le stracittadine (una ventina di anni buoni), accusando una lezione di calcio da Juric che, con una rosa oggettivamente inferiore, ha annichilito per qualità, intensità e mentalità la Vecchia Signora in casa sua.


Se a Pirlo si poteva imputare l’inesperienza quale causa dei passi falsi (le lacrime di Juventus – Benevento 0-1 non si dimenticano, ndr), per Allegri nessun alibi: nella prima fase della stagione lamentava di aver perso la solidità difensiva, ora che l’ha ritrovata ha il dovere di far fare qualcosa in più a questa squadra.

La Società lo ha sostenuto con un mercato dal dieci e lode e prendendo giocatori con le caratteristiche che il Livornese cercava, quindi nessuna scusa.


La frase in conferenza in cui sostiene che quello guadagnato nel derby sia un punto importante per il rush finale è vera per i risultati visti nel week-end, ma non è accettabile pensando a quanto avrebbe cambiato le cose una vittoria, e a quanto abbiamo visto sino a qui.



La fortuna del giocare ogni tre giorni è avere la possibilità di cancellare al volo una brutta prestazione, quella occasione si chiama Champions League. Le assenze non possono e non devono essere un alibi, se la squadra scenderà in campo concentrata e determinata, non c’è indisponibile che tenga.


Evitiamo che il riferimento Allegriano al mese di marzo si trasformi in qualcosa di più simile alle idi.

"La morte di Cesare" di Vincenzo Camuccini (Napoli, Museo di Capodimonte)

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