• Andrea Giostra

Quando la sufficienza diventa una pessima abitudine

Aggiornato il: gen 12

La Juventus esce vincente dallo scontro contro il Sassuolo, pur lasciando qualche perplessità dal punto di vista dell’atteggiamento.


“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”: tutto vero, il 3-1 lo si prende e lo si porta a casa, ma è necessario guardare oltre il risultato.


Il Sassuolo arriva allo Stadium e, pur in dieci per un tempo, sciorina una prestazione tecnicamente e atleticamente ammirevole. Oltre i meriti dei neroverdi, tuttavia, c’è un atteggiamento sicuramente rivedibile della squadra di Pirlo: dopo l’1-0 di Danilo la squadra si è fermata, iniziando a palleggiare con sufficienza e sotto ritmo.

Emblematica l’azione del pareggio del Sassuolo: la squadra rimane piatta su due linee al limite dell’area, e permette a Locatelli di stare lì a cercare l’imbucata che porterà all’assist per Defrel.



Persino dopo il due a uno si è continuato a palleggiare con sufficienza al limite dell’area, al posto di tenere palla lontana dalla porta di Szczesny.


Lo schema mentale, o forse dovremmo definirlo limite, rimane lo stesso: di fronte a una situazione favorevole l’atteggiamento cambia, e viene fuori la vecchia “sindrome del braccino”, vista spesso negli ultimi tre anni.

Mettici poi una serata storta di Ronaldo, che nonostante tutto alla fine sfoga la sua rabbia con un diagonale dei suoi, e la sensazione è quella di un piccolo passo indietro.



Prendiamone atto ma non facciamo drammi. Altri due punti presi all’Inter e un posto ancora saldo sul treno scudetto.


Ora sotto con gli scontri diretti e la Supercoppa, nella speranza che si lavori quotidianamente sulla testa dei ragazzi.


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