• Andrea Giostra

Quale è stato l’elemento più importante dei successi dell’ultimo decennio?

Aggiornato il: 23 dic 2020

Sembra passato un secolo dal gol di Vucinic e l’autogol di Canini in quel 6 maggio 2012, allo Stadio Nereo Rocco.

Dopo una corsa frenetica e rimanendo imbattuta, la Juventus conquistava il primo trofeo di una lunga serie, durata per quasi un decennio.

Una gioia indescrivibile, una liberazione: dopo la Serie B e il purgatorio 2008-2011, Alessandro Del Piero tornava a sollevare il trofeo nazionale, con al braccio la fascia da capitano, nell’ultimo giorno della sua storia in bianconero. Un lieto fine degno dei migliori colossal.


Si apriva, così, un ciclo di vittorie e risultati straordinari, della cui grandezza credo ci renderemo veramente conto solo tra qualche decennio.


Ma quali sono i fattori che hanno permesso questa striscia di vittorie?


In questo pezzo elencheremo, in una sorta di classifica immaginaria, e in ordine di importanza crescente, i fattori cui attribuire i successi della Signora.

5) Antonio Conte

Ebbene sì, proprio lui.


Antonio Conte è come una ex fidanzata amata alla follia, con un pessimo carattere e che ora si è messa con il nostro peggior nemico sin dalle elementari.


Pur se ora ci divertiamo a prenderlo un po’ in giro per le espressioni corrucciate davanti alla stampa, e per le teorie sul “Piano B” (le cui spese pagammo anche noi a suo tempo, n.d.r.), l’allenatore Pugliese è stato un elemento importantissimo per il ciclo juventino.


Soprattutto nel lontano 2011 fu l’uomo giusto al momento giusto.

Ex capitano bianconero, inferocito e affamato come pochi, e capace di tirar fuori il sangue dalle rape. In quel contesto diede consapevolezza ad una rosa con delle oggettive lacune, che seppe valorizzare al massimo (è la sua specialità, in fondo).


Al netto di qualche isterismo, frutto della sua politica da “guerra in trincea”, nel primo triennio portò rigore, spirito di sacrificio, e automatismi necessari a rendere il progetto solido.

Paradossalmente anche l’addio fu dato con un timing perfetto: la rosa iniziava ad accusare le fatiche delle stagioni precedenti, e alcuni giocatori di livello tecnico superiore, acquistati nel corso delle sessioni di mercato, necessitavano di maggiore libertà tattica per esprimersi al meglio.

L’arrivo di un altro caposaldo del ciclo bianconero, Massimiliano Allegri, fu l’incastro perfetto per continuare a vincere e crescere.


4) La continuità

Elemento fondamentale per mantenere la leadership in territorio nazionale e crescere in campo europeo è stata proprio la continuità.

Al netto degli avvicendamenti in panchina (Conte, Allegri, Sarri), e di alcune modifiche allo staff tecnico, si è sempre potuto fare affidamento su uno zoccolo duro di giocatori (soprattutto quelli del gruppo italiano) che ha mantenuto la mentalità acquisita nel 2012 e cementato l’ambiente anche a fronte dei cambiamenti della rosa.


La B.B.C. (Bonnie, ti si mette dentro ma con qualche riserva, n.d.r.), Claudio Marchio, Gigi Buffon, lo stesso Pirlo, sono stati d’esempio per i nuovi e hanno permesso di prolungare la striscia di vittorie anche dopo i loro addii – temporanei o definitivi – e la loro minore presenza in campo. Paradossalmente hanno portato alla vittoria che potremmo definire “per inerzia” dell’ultimo titolo.


La loro minore “presenza”, infatti, coincide con un momento storico (gli ultimi 3 anni e mezzo), in cui molti tifosi lamentano un deficit di personalità e carattere. Qui casca l’asino.




3) Lo Staff dirigenziale

Come non citare, anche se al terzo posto, la coppia Marotta-Paratici, poi diventata una one man band.


Gli ex dirigenti blucerchiati vennero ingaggiati dal Presidente Agnelli siglando un colpo da maestro.

Un dirigente “paraculo” ed espertissimo, e uno scouter di primissimo livello.

Una coppia ben assortita che negli anni ha concluso delle trattative incredibili: Pogba a zero, Barzagli a 500.000 Euro,l’Apache Tevez a 9 milioni + 6 di bonus, il rilancio di Andrea Pirlo, il colpo Morata, la scoperta del guerriero Vidal, tanti piccoli innesti funzionali pur se meno blasonati (Locomotiva Lichtsteiner, Evra, Padoin, Caceres, Llorente per citarne alcuni).

Se poi dobbiamo pensare all’arrivo dell’extraterrestre di Madeira, che dire.


Qualche piccolo errore – soprattutto nella ricerca di innesti validi per il centrocampo - ma non paragonabile a tutte le cose buone fatte, che hanno garantito un ricambio oculato nella rosa, con un occhio sempre attento alle casse del club.


El señor” Paratici, una volta rimasto orfano della sua dolce metà, è ripartito nel complesso bene, portando sotto la mole il muro De Ligt, e alcuni giovani interessanti come Demiral, Kulusevski, McKennie. Qualche scivolone anche per lui e un po’ di inesperienza davanti alle telecamere, ma parliamo di un dirigente di prim’ordine che ha dato un contributo enorme alle vittorie bianconere.



2) La nostra casa. Juventus Stadium e pertinenze.

Non si può razionalmente pensare che gli anni bui siano finiti casualmente in corrispondenza dell’inaugurazione e dell’insediamento nel nuovo stadio di proprietà.


Prima di chiunque altro in Italia la Juventus ha costruito la sua casa e l’ha trasformata in un fortino pressoché inviolabile, oltre che in un simbolo di appartenenza per giocatori e tifosi.

I pennoni posti alle estremità dell’impianto sembrano aver persino intimorito gli avversari, che poco han raccolto dalle trasferte Torinesi.


Oltre all’aspetto simbolico, guardiamo quello più venale: l’intero complesso ha ingenerato un incremento del fatturato della Signora, la quale ha tratto interamente i ricavi derivanti dalla struttura, e abbattuto di molto i costi, in un modello di gestione assolutamente oculato.

A ciò aggiungiamo le “pertinenze”: col tempo sono nati lo Juventus Training Center, nella suggestiva sede della Continassa, il J-Medical e il J-Hotel, tutte tappe di un percorso di evoluzione e accentramento del mondo Juve in proprie strutture, esplicazione del famoso motto “Live Ahead”.




1) La proprietà. Andrea Agnelli Presidente

Ad avviso di chi scrive è questo il vero elemento alla base delle vittorie dell’ultimo (quasi) decennio.


La Juventus è tornata nelle mani di chi sa cosa vuol dire quella parola, di chi sin da piccolo nella propria famiglia ha vissuto e respirato appartenenza Juventina.


Andrea Agnelli in pochi anni oltre che un grande Juventino, e fiero successore degli altri Presidenti della famiglia, si è dimostrato un grande amministratore, un comunicatore di primo livello (si pensi alle ultime dichiarazioni relative al rinnovo di Dybala, che maestro, n.d.r.), e una persona con la testa sempre un passo avanti agli altri, forse anche due, proiettata nel futuro.


Uno dei suoi slogan che più colpì fu quel “bisogna saper cambiare prima che sia necessario cambiare”, un chiaro manifesto del come adagiarsi sugli allori sia una cosa da stolti, e che da vittorie nascono nuove vittorie solo se si è pronti a rilanciare e a scommettere ogni giorno su sé stessi e sulle proprie scelte.


Il Presidente, inoltre, si è fatto avanti anche nelle istituzioni sportive europee, riscuotendo attestati di stima e una serie di importanti riconoscimenti, e aumentando la considerazione della Juventus oltre i confini nazionali.


È Lui, pertanto, il numero uno in questa immaginaria classifica degli X-Factors delle vittorie bianconere, e mi sento di dire che finché ci sarà lui al comando ci toglieremo grandi soddisfazioni, una su tutte, quella ormai solo più sussurrata, la più agognata.



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