• Pasquale Troiano

Allegriano, Sarriano, a noi “basta” vincente

Attorno ad Andrea Pirlo si è aperto un dibattito più o meno acceso fin dal suo annuncio come allenatore della prima squadra (8 agosto 2020) post esonero di Maurizio Sarri, e circa una settimana dopo il suo annuncio come coach per l’U23.

Inizialmente c’è stato grande entusiasmo da una parte del tifo bianconero che aveva ancora negli occhi le sue gesta negli anni di Juve, la sua serietà ed il suo rispetto nei confronti della Vecchia Signora. Andrea, infatti era rimasto in grandi rapporti con la società e con i tifosi dopo averli lasciati per andare a chiudere la carriera da calciatore in MLS. I risultati non sempre esaltanti conseguiti nella prima parte della stagione hanno animato le critiche di stampa e tifosi sulla scelta del tecnico bresciano. Oggi, invece, sembra averle smantellate tutte, essendosi guadagnato finalmente la fiducia che merita.


Ma andiamo per ordine.


Fin da subito ha voluto sottolineare la sua idea di gioco, fondata sul palleggio veloce, sulle verticalizzazioni e sul pressing alto in fase di recupero. Per gran parte delle partite sin qui disputate dalla squadra, infatti, questa intenzione è stata molto chiara, con i risultati che non sempre però sono stati dalla sua, soprattutto nei primi mesi.


C’è da dire che quello del tecnico bresciano con la Juve è stato un vero esordio come allenatore, e senza precampionato a disposizione per rodare la squadra e i meccanismi.

I test, quindi, si sono fatti in campionato, con annessi errori di percorso. La società ne era ben cosciente e l’ha sempre sostenuto e confermato, dimostrando di credere fortemente nel progetto.


Da settembre a dicembre le prestazioni sono state altalenanti, alternando grandi partite a partite insufficienti, e sono state caratterizzate anche da molte rotazioni, soprattutto a centrocampo, dovute sì ad infortuni (Arthur e Ramsey su tutti) ma per lo più alla necessità del tecnico di “trovare la quadra” in quel reparto, ora compattatosi intorno al trio Bentancur-Arthur-McKennie.


Da gennaio, invece, ecco le novità - quelle belle- di questa squadra. Finalmente la Signora ha ritrovato la continuità di risultati che la contraddistingue da un decennio a questa parte, ha ritrovato convinzione nei propri mezzi, cattiveria agonistica, unione e senso di appartenenza alla maglia.


Il mese è stato caratterizzato da sole vittorie, tranne lo scivolone di Milano contro l’Inter di Conte, che probabilmente ha cementificato ancora di più la squadra e fatto crescere lo stesso Pirlo.

Ha capito, infatti, che non si può scendere sempre in campo con l’idea di fare la propria idea di gioco senza considerare gli avversari. Ci sono anche loro, e a volte hanno delle caratteristiche che la Juventus può soffrire, di conseguenza vanno considerati, studiati e bisogna adattarsi scegliendo di fare una partita diversa dal puro credo tattico di base.

Così è stato, palesemente, contro la Roma di Fonseca. Una partita in cui la Juve ha concesso sostanzialmente il pallino di gioco ai giallorossi, una partita di sofferenza e ripartenza, vinta 2-0.


E sulla falsariga di quella partita così è stata anche quella del ritorno di semifinale di Coppa Italia contro l’Inter, dove i bianconeri, forti del 1-2 di San Siro, hanno giocato di rimessa, avendo persino le più nitide occasioni da gol, 0-0 e qualificazione alla Finale.

Sono state apostrofate come partite “allegriane” dai media, e lo stesso mister ha detto che a lui non dispiace essere aggettivato così, visto il curriculum del tecnico livornese alla guida della Juve. Ha anche ammesso la novità del riuscire ad adattarsi all’avversario di partita in partita.

Pirlo sta dimostrando grande versatilità nella preparazione dei match, scegliendo anche di giocare partite alla Allegri, senza snaturare il suo credo, molto più vicino alle idee calcistiche di Sarri. E la squadra sta rispondendo sul campo, a suon di prestazioni e risultati.


Non è ovviamente casuale che questo stia avvenendo in concomitanza al ritorno di capitan Chiellini in pianta stabile in gruppo, che da maggiore sicurezza alla fase difensiva e all’intera squadra.


Insomma, in una stagione anomala a dir poco, al primo anno da allenatore, con infortuni eccellenti (Dybala, Alex Sandro, Arthur, Chiellini, Ramsey ecc) e assenze covid (Ronaldo, De Ligt, Cuadrado, McKennie e Alex Sandro) che hanno avuto il loro peso sul rendimento complessivo, poco importa che Pirlo giochi una partita alla Sarri e quella dopo alla Allegri, ci “basta” che sia vincente.

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