• Elia Robino

Per fare l’Europa unita ci è voluto Giorgio Chiellini



9 Luglio 2006, l’immagine iconica della partita è quella di Zidane che, dopo essersi sentito ripetere da Materazzi improperi contro la sorella e famigliari vari, perde le staffe e colpisce il calciatore azzurro con una precisa testata allo sterno.


11 Luglio 2021, l’immagine iconica della partita è quella di Chiellini che, dopo essersi fatto prendere il tempo da Saka, lo arpiona per il colletto e lo lancia a terra impedendogli di lanciarsi nella prateria che si apriva, spendendosi il giallo.


Due vittorie europee, due difensori centrali, due modi di fare ai limiti del regolamento che però inclinano il piano orizzontale della partita nella direzione dell’Italia.


C’è forse qualcosa di più italiano di arrangiarsi e salvare la situazione con un sotterfugio?


Certo, l’approccio è completamente diverso: mentre Materazzi con un “fine” giochetto psicologico porta al limite Zidane, Chiellini salva una situazione pericolosa con una azione sì scorretta, ma parte del repertorio di ogni difensore che si rispetti.


Giorgio, l’Italiano


Giorgio Chiellini, in questo Europeo non solo è stato il capitano della squadra ma il condottiero di tutta l’Italia, dimostrandosi una sorta di italiano prototipico in grado di rappresentare tutto un Paese.


C’è qualcosa che può incarnare di più lo spirito di questa nazione se non il sorriso di Chiellini dopo ogni intervento al limite in cui scaraventa a tre metri di distanza l’impotente attaccante avversario?




Per non parlare della verve da teatro dell’arte contro ogni decisione – anche la più sacrosanta – del direttore di gara, seguendo la tradizione italiana che vede in ogni punizione un’ingiustizia e l’accanimento del potere su qualcuno che, alla fin fine, sta solo tirando a campare.


Ma in Chiellini c’è anche l’arte dell’arrangiarsi, del tirarsi dietro un corpo che sembra sempre più pesante e sgraziato e riuscire, grazie a esperienza e furbizia, a tirarsi fuori da ogni situazione: forse non sarà il più bravo, ma sicuramente possiede la stessa scintilla che ha permesso all’Italia di tirarsi fuori – sempre con le ossa rotte ma mai completamente distrutta – dalle varie situazioni della Storia, quella con la s maiuscola.


Prima abbiamo fatto l’Europa


l’Italia entrava in campo a Wembley di fronte a sessantamila spettatori, dopo un mese di incessanti “it’s coming home” da parte degli inglesi, un approccio emotivo alla competizione che avrebbe messo a dura prova anche la proverbiale pazienza di Giobbe.


Eppure era difficile dargli contro fino all’ultimo rigore: l’Inghilterra arrivava da un percorso nel torneo lineare e autorevole vincendo e convincendo grazie alla sua forza difensiva, e l’Italia - pur convincente - non aveva i favori del pronostico.


Ma i favori dell’intera Europa, sì, quelli li aveva.


Non ci sono riusciti i padri fondatori, non ci è riuscito Prodi con l’allargamento verso est e non c’è riuscita la Merkel nei suoi vent’anni alla guida del bundestag a fare l’Europa, ci sono invece riusciti Giorgio Chiellini e Roberto Mancini, perché se Brexit means Brexit a quanto pare “it’s coming home” means “it’s coming Rome”.


Poi abbiamo rifatto l’Italia



L’Italia è un paese anomalo e insieme a Germania e Olanda è una delle tre squadre europee ad avere la maglietta che non richiama i colori della bandiera nazionale.


L’azzurro simboleggiava la casa regnante dell’allora Regno d’Italia, i Savoia, che avevano a loro volta ripreso il colore dalla simbologia di Maria vergine, la madre di Cristo.


Come tutti sappiamo i Savoia dopo la seconda guerra mondiale furono costretti all’esilio e dovettero abbandonare le pretese regie sulla neonata repubblica italiana, ma la maglia azzurra rimase nonostante la fine del tempo dei Re, una delle tante contraddizioni tipiche dell’Italia e del nostro essere italiani, divisi tra campanili diversi e dove un trentino ha più da spartire con un austriaco che con un siciliano.


Voglio quindi lasciare un ringraziamento a Giorgio Chiellini per avere alzato questa coppa. Non solo sei diventato una leggenda, ma quindici anni dopo hai permesso di nuovo a 60 milioni di persone di sentirsi pienamente e completamente una comunità, saranno anche state poche ore, ma perlomeno per un po’ siamo stati tutti davvero italiani.


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