• Andrea Giostra

Depredati della passione


Una testimonianza diretta che la redazione di Juniverse tiene a condividere con i suoi lettori.

 

Ore 17.00 – Cittadina Piemontese a 90 km da Torino.

Già nei giorni immediatamente successivi all’acquisto dei biglietti per Juventus - Benfica qualche dubbio era sorto: “ne varrà la pena?”, “non si rischia di vedere una debacle?”


Eppure, nel parcheggio del ritrovo con gli amici, indossata una vecchia maglia di Carlitos Tevez nella speranza che funga da talismano “porta grinta”, o persino da ispirazione metafisica per chi andrà in campo, la gioia e l’aspettativa non si possono nascondere.

Il tifoso, da che mondo è mondo, anche se consapevole condizione negativa della squadra, in cuor suo ci crede sempre.

Si dimentica quasi le statistiche roboanti dei portoghesi: 11 partite, 11 vittorie, 28 gol fatti, 5 subiti.


L’autostrada scorre veloce sotto le ruote dell’auto, Radio Sportiva in sottofondo.

 




Ore 18.25 – Ci si casca sempre.

Con grande anticipo ecco i pennoni dello Stadium. Parcheggio tattico per evitare coda al ritorno, e passeggiatina verso la nostra casa, che ha più di dieci anni ma è bella come il primo giorno.


Mettici un panino e una birretta e l’umore decolla. Si può essere anche i più scettici e realisti, ma quella sensazione di attesa, di aspettativa che si coglie nello sguardo di ogni tifoso che si incrocia è contagiosa. Nessuno ne è immune.


Ancora non si è entrati e le sensazioni migliorano di secondo in secondo, scetticismi e realismi acquisiscono un maggiore grado di trasparenza. Quella tensione positiva ti travolge.

 

Ore 19.40 – Il grigio e il verde.

Altro elemento che ci ricorda quanto sia incredibile entrare nel proprio stadio, e che ormai è divenuto un must nei reels e negli altri video social, è il momento in cui il grigio del tunnel si spalanca nel verde luccicante del manto erboso. Le luci accecanti, il bianco acceso delle tribune. Un’emozione unica.


Inutile nascondersi. Anche il più preoccupato dall’idea del fischio di inizio ci casca come un pollo.


E poi lo show, la musica, le luci, gli ex campioni ora opinionisti a pochi metri. Il riscaldamento. In quel preciso istante la Juventus e i suoi fans sono la stessa cosa. Altra sensazione da brivido.



Ore 21.15: il piano inclinato.

La partita è iniziata, ed è iniziata bene, ma eccoli lì i primi fantasmi.


Dal vivo si colgono meglio alcuni dettagli: il baricentro della squadra che si abbassa, la sensazione di “rincorrere” il pallone e, soprattutto, duelli e seconde palle. È incredibile quanto si percepisca dal vivo l’intenzione con cui un giocatore stacca di testa o va su una seconda palla.

E la preoccupazione del tifoso bianconero cresce al palesarsi di questi segnali.

 

Ore 21.45: La gestualità.

Partita sull’1-1, ennesimo rigore assegnato (giustamente) dalla VAR.


Nei secondi prima del fischio di fine primo tempo, e nell’intervallo, si colgono alcuni piccoli dettagli nell’atteggiamento dei sostenitori seduti nelle vicinanze: se tutti erano in piedi dal primo minuto, qualcuno accenna a sedersi pur scarificando la visuale, qualcuno si appoggia allo schienale, qualche colletto della maglia in bocca, alcuni fumano nervosamente.

Però attenzione, nessun disfattismo.

Di qui alla fine si sentirà solo qualche isolato mugugno e qualche fischio all’ingresso di Kean. Per il resto, solo cori di sostegno.

 

Ore 22.20: Smarrita la bussola.

Si abbassano le teste. È maggiore la delusione alla rabbia. Un senso di impotenza avvolge l’aria.

 

Ore 22.40: Depredati della passione.

Il match è terminato. I fischi li avete sentiti.

Ribadisco: delusione e non rabbia.


La prestazione e l’esito lasciano profondi solchi nell’anima del tifoso che, sulla strada di casa, non si capacita di ciò che ha vissuto oggi.


Solo cinque ore fa ha goduto di momenti di crescente gioia e aspettativa positiva, ha goduto di un’esperienza che, a prescindere dal momento, è pur sempre bella e positiva.


Ma il problema è che, 95 minuti dopo, tutto è cambiato. E ciò è il frutto dell’ennesima prestazione non all’altezza, anzi disarmante.


Il crollo verticale della Vecchia Signora e livelli toccati in un solo mese di stagione insinuano una serie di interrogativi:

“ma perché devo farmi questo?” e soprattutto “ci casco sempre all’inizio, ma ho ancora voglia di fare questa fine? Di correre fino a qui e, alla fine, sentirmi quasi preso in giro, beffato, svuotato?”


Il manuale del tifoso insegna che la squadra del cuore si segue e si ama, che si vinca o che si perda, ma è giusto raccontare questa esperienza e domandarsi se la domanda del singolo possa diventare la domanda di altri migliaia di tifosi, ormai depredati della loro passione.



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