• Nicola

Ogni maledetta Champions League

Ieri sera la Juventus è uscita per l’ennesima volta dalla competizione della coppa dalle grandi orecchie.

Per l’ennesima volta i sogni dei tifosi di giungere alla vittoria si sono miseramente infranti.

Razionalmente va detto che non vi erano poi così grandi possibilità di vittoria finale, e oggettivamente questa squadra non ha mai dato la sensazione di dominio nella competizione, come del resto in campionato, ma sognare non costa nulla e come ogni anno, come ogni maledetta Champions, si fanno sogni e ogni anno il ritorno alla realtà è amaro.

I risvolti emotivi

Il più evidente è la caccia a Ronaldo: c’era evidentemente, a parer mio, un livore contro il portoghese ben celato da tempo e che alla prima occasione è deflagrato.

Per quanto amaro possa essere, la popolarità del giocatore - come nei casi positivi così in quelli negativi - attira tutte le attenzioni.


In questo articolo non troverete intenzioni di riabilitare il numero sette bianconero per la partita di ieri, piuttosto evidenziare che anche avesse sbagliato partita – questione su cui non mi addentro – ma farlo passare per lo scemo del villaggio è quantomeno eccessivo.

Una partita nella vita la possono sbagliare tutti, Cristiano Ronaldo compreso.


Ma il tifoso juventino è talmente avvelenato dalla pochezza della storia per questa coppa che quando Massimiliano Allegri portò i bianconeri per ben due volte in finale in tre anni, tutti ma soprattutto le nuove generazioni hanno male interpretato che arrivarci possa essere facile, o persino un atto dovuto.

Nel 2019, prima della partita con l’Atletico Madrid, disse queste parole:

«Lavoriamo per questo, ma pensare che la Juventus abbia già vinto mi sembra fuori dal normale. Poi il calcio è opinabile, si può dire tutto e il contrario di tutto, ma ci sono numeri e dati oggettivi […] Quindi ci vuole rispetto per il lavoro, perché noi lavoriamo per arrivare in fondo, poi

però ci sono anche gli altri. Ecco perché vincere è una cosa straordinaria e non è normale»


Sapersi difendere e il gioco di specchi.

Il giudizio di tutti, tifosi, media, social network è assolutamente influenzato dal risultato e dal fattore simpatia o antipatia soggettiva.

I giudizi spesso variano a seconda di quale lato dello specchio si guarda la stessa immagine.


All’allenatore Livornese fu sempre rinfacciata la grande capacità e organizzazione difensiva, gli snob del calcio da salotto accesero il ventilatore sul lato antipatia e difensivismo, e il martirio mediatico di Massimiliano Allegri prese il sopravvento.


E questo processo si alimentò in modo tale da indurre parte della dirigenza ad intraprendere una rivoluzione, una “rivoluzione gentile” che fu da me definita - mutuando un termine politico - new deal: iniziata con Maurizio Sarri, non difeso abbastanza, e proseguita con Andrea Pirlo.

Il nuovo corso era abiurare la capacità difensiva.

Ma lo specchio riflette una stessa immagine che paradossalmente è la Juventus che esce dalle ultime due edizioni contro due squadre, Lione e Porto, che hanno fatto due partite difensive perfette.


Quando viene contestato il motto storico della Juventus, generato dalle parole di Giampiero Boniperti: «Nel calcio vincere NON è importante, ma è l’unica cosa che conta», ricordatevi dei vostri giudizi attuali e ricordatevi dei giudizi mediatici, perché della squadra che ha avuto il 67% di possesso palla, baricentro altissimo, 27 tiri totali di cui 13 nello specchio di porta, un palo e una clamorosa traversa non frega niente nessuno, perché è il risultato quello che conta.

Con questo non si sta dicendo che abbiamo fatto una bella partita, ma chi ricorda la intro del film di Woody Allen “Match Point” e dove cade la pallina?

Quella stessa pallina che calciata da Cuadrado sbatte sulla traversa, o incoccia contro il palo sulla scivolata di Chiesa.


Chris «In ogni cosa è importante avere fortuna»

Chloe «Beh, io non credo nella fortuna, credo nel duro lavoro»

Chris «Ah, il lavoro è indispensabile, ma hanno tutti paura di ammettere quanta parte abbia la fortuna».


La fortuna o sfortuna è la palla calciata da Cuadrado che sbatte sulla traversa, se fosse finita dentro ci sarebbe stato un altro finale e altri giudizi ma l’immagine della partita sarebbe sempre la stessa.


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