• Francesco Rea

Non vedere l'ora che sia finita

Difficile commentare l'ennesimo passo falso di una stagione da dimenticare. Dopo l'eliminazione dalla Champions League e dopo avere detto addio con largo anticipo al decimo scudetto, ci siamo ritrovati a lottare per il quarto posto contro molte pretendenti, situazione alla quale forse non eravamo più abituati.

La sconfitta con l'Atalanta ha fatto capire fin da subito che il rush finale non avrà esito scontato e che bisogna dare fondo a tutte le energie per accaparrarci quello che a inizio anno era solamente l'obiettivo minimo.


La squadra non sembra avere in alcun modo compreso il momento, dopo la discreta prestazione contro la squadra bergamasca, quello che va in scena al Franchi è uno dei peggiori primi tempi della stagione. Ennesimo approccio molle alla partita, ennesima incapacità di affrontare l'aggressività di un avversario di livello inferiore, ennesimo gol subito ed ennesimi punti persi.


Oltre che caratteriale, questa è stata una sconfitta anche sul piano tattico: le ultime uscite hanno visto una progressiva involuzione, sia in fase difensiva, innumerevoli i gol subiti e gli errori marchiani, sia sul piano offensivo, dove le idee scarseggiano e le soluzioni ricercate sono ormai prevedibili.


Se nell'articolo pre-partita ci aspettavamo Pirlo sul banco di prova, ora ci ritroviamo a commentare una bocciatura pesante, come il clima che si respira nell'ambiente bianconero. Il Mister in primis guarda a quanto fatto fino ad ora con insoddisfazione, ma con grande onestà: “Le aspettative iniziali sia mie che della squadra erano diverse. Non ho compiuto il lavoro come volevo e come volevano tutti. Non sono contento e non è contenta neanche la società”.


Dure anche le considerazioni sul piano tattico: "In allenamento abbiamo provato una cosa, in campo ne è successa una completamente diversa".


Le parole rilasciate nell'intervista post partita lasciano l'amaro in bocca (n.d.r.), sia per l'arrendevolezza delle constatazioni che per il mancato sprone alla squadra. L'atteggiamento che trapela all'esterno dai diretti interessati è preoccupante, sembra si aspetti con affanno la conclusione della stagione, considerata ormai irrecuperabile, per concentrarsi sul futuro prossimo.


Nonostante siamo in piena lotta per giocarci un posto nell'Europa che conta, risultato fondamentale non solo sul piano sportivo ma soprattutto su quello economico. Dopotutto buona parte del nostro futuro passa necessariamente dalla conclusione di questa stagione: un'eventuale qualificazione in Champions garantirebbe risorse fondamentali per un restlyling massiccio, che sembra inevitabile.


Ma non è questo il momento di guardare al futuro, la società e l'allenatore saranno chiamati a riportare compattezza e unità di intenti, in vista delle prossime e decisive sfide.




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