• Andrea Giostra

Nelle tasche del Presidente.



Ebbene, ci siamo.


Seppur in ritardo, è giunto finalmente il momento prediletto dall’esercito dei tifosi travestiti da D.S.: il calciomercato è pronto ad aprire i battenti.


Si sogna il grande colpo, la giovane promessa, o l’ignoto outsider extra-europeo, della cui conoscenza ci si è vantati al bancone del bar.


Tutti, sotto sotto, si sentono degli insider, ed oltre ad immaginare le trattative più fantasiose, o a riportare quelle mandate in porto alla PS4, si trasformano anche in fantasiosi economisti ed esperti di bilancio:

+50 dalla cessione di Tizio, +20 dal prestito di Caio, e con quei 70 ci compriamo Sempronio, che ha le ali ai piedi”.


Questo il ragionamento medio, di solito. Bello e suggestivo, ma inevitabilmente semplicistico.


Il mercato, difatti, si muove su complicatissime dinamiche economiche, che molti di noi (io compreso, in buona parte, ndr.) ignorano. Plusvalenze, minusvalenze, ammortamenti, commissioni. Un bel casino, insomma.


Proviamo, dunque, a fare i seri, cercando di capire quali siano le reali possibilità di mercato della Juventus, ragionando sulla rosa attuale, e sulla situazione economica generale del Club, destabilizzata dalla chiusura dello Stadium e dall’elargizione dei rimborsi agli abbonati ed ai possessori di biglietti validi per le partite disputate a porte chiuse.


È spuntata sul web una interessantissima scheda pubblicata da Massimo Maccarone di AlterAlbus, in cui viene riportato il “carico residuo”, al 30 giugno 2020, dei giocatori della vecchia Signora, vale a dire il prezzo minimo al quale i giocatori dovrebbero esser venduti per evitare di iscrivere a bilancio una minusvalenza.



Un paio di premesse, prima di passare all’analisi.

Nella tabella sopra riportata, non viene specificato se le cifre comprendano, nel calcolo, anche lo stipendio del singolo giocatore, o se derivino, semplicemente, dal prezzo di acquisto “spalmato” sugli anni di contratto (ipotesi più credibile, leggendo i numeri e facendo due conti).


Vediamo i numeri più eclatanti.


Primo tra tutti spunta il Pipita Higuain, che nonostante i 4 anni di contratto già trascorsi (uno dei quali con le cessioni in prestito a Milan e Chelsea), pesa ancora a bilancio per 18 milioni.

Per chi non avesse capito: se qualcuno non caccia 18 zucche per “Golzalo”, verrà iscritta una minusvalenza a bilancio.

Soldi difficili da ottenere, nelle attuali condizioni. Questo dato, sicuramente, fa capire quanto sia stato pesante l’investimento di 90 milioni fatto nell’estate del 2016.

È valsa la pena spendere quella cifra per ciò che ha fatto il “Pipa” per la Juventus in questi anni? A voi l’ardua sentenza.

Subito dopo spunta Blaise Matuidi, tutto sorridente con la sua camminata “alata”.

Ma il Presidente ride meno.

Se fossero confermate le voci che lo vogliono all’Inter Miami a zero, ecco materializzarsi una bella minusvalenza da 2,5 milioni di Euro.



Di difficile interpretazione i dati relativi a Perin e Pjaca, tra infortuni e mille prestiti (non vogliamo far troppo i fenomeni, insomma, ndr).


Passiamo ora ai numeri più “favorevoli” alle casse bianconere, e meno per i tifosi (“tremate gente, tremate”, Cit).


I dieci milioni riportati a fianco al nome di Paulo Dybala, lo ammetto, spaventano.

Per evitare una minusvalenza la “Joya” dovrebbe essere venduta almeno a quella cifra.

Ragionando a contrario, dunque, Paulino potrebbe essere fonte di una mostruosa plusvalenza (si parla di un'offerta del Real da 100 milioni, per intenderci).

La cosa preoccupa un po’ tutti perché, nonostante si parli di rinnovo sino al 2025, la paura di essere “costretti” ad una cessione importante per migliorare la situazione finanziaria è legittima.

Ma non credo che Pirlo voglia privarsi di un talento simile, potenzialmente utilissimo al suo progetto. Il Maestro saprà imporre la sua volontà? Lo si spera.



Altra cifra roboante sono i 69.176.000 € scritti di fianco al nome di De Ligt, da parametrare sia all’alto valore di mercato del giocatore (ambito dai grandi club), sia alla clausola rescissoria da 150 milioni di Euro, che si attiverà a partire dal terzo anno, e che permetterebbe di generare una plusvalenza monstre.


Altra carne da plusvalenza potrebbe essere “Lolo” Bentancur, con soli sei milioni di carico residuo.

Il grintoso uruguagio, tuttavia, sembra al centro del progetto tecnico e della eventuale rivoluzione in atto, ed il ricavato andrebbe comunque diviso al 50% con il Boca Juniors, come da contratto. Una ragione in più per tenerlo lì, in mezzo al campo, a rincorrere chiunque.


Per parlare della cifra scritta a fianco al nome di Danilo Luiz ci vorrebbe enorme coraggio, che in questo momento viene a mancare. Sappiate solo che c’è da aspettarsi una sua permanenza, e di lunga durata.



Quindi, come sono le tasche del Pres? Piene di sonanti “dindini”, o della sola fodera?

La Juventus è una società molto solida, in crescita nel marketing e nei ricavi commerciali (la principale fonte di guadagno dei club d’élite) e fresca di due aumenti di capitale sociale, volti alla realizzazione di grandi investimenti.


Tuttavia, la situazione derivata dal blocco Covid-19, la prematura eliminazione dalla Champions League, e il sontuoso investimento fatto per portare sotto la Mole CR7, pesano molto.

A ciò si aggiunge lo stipendio di Sarri da pagare per altri due anni, un monte ingaggi da febbre alta, ed alcune possibili minusvalenze già viste sopra.

Alla luce di quanto esposto, chi scrive ritiene che non sia il caso di creare allarmismi, ma nemmeno di aspettarsi investimenti folli.


Scordarsi quindi di Pogba, e di giocatori simili per prezzo del cartellino e ingaggio (chi glieli paga 14 milioni di ingaggio all’anno?)


La sensazione è che, al netto dei colpi già assestati (Kulusevski su tutti), Paratici imposterà un mercato di scambi, con un triplice effetto positivo:

  • con la formula “uno che entra, uno che esce”, il peso sul monte ingaggi sarà minore;

  • una valutazione libera e soggettiva tra i club sul valore dei giocatori scambiati permetterà di generare ampie plusvalenze (lampante il caso Danilo - Cancelo);

  • niente mano al portafoglio, se non per piccoli conguagli, come nell’operazione Pjanic - Arthur.

Questo è quanto, o almeno una parte della storia.


La fiducia in Fabio Paratici permane, soprattutto se potrà concentrarsi sulla parte di lavoro a lui più congeniale, ossia il “vedere i giocatori”.

Con una delega di alcune delle funzioni prettamente manageriali a Cherubini, le cui quotazioni paiono in ascesa, il buon Fabio avrebbe più tempo per scovare talenti a “basso” costo, senza dimenticarsi di sfoltire la lista qui sopra, perché certi numeri fanno davvero paura.

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