• Nicola

Nella testa dell’allenatore

Proviamo ad entrare nella testa di Massimiliano Allegri per capire che Juventus ci aspetta nel corso della stagione.

Attenzione: trattasi di una previsione di metà agosto con squadra e mercato in evoluzione, noi vogliamo solo provare ad immaginarla.

La filosofia

Partiamo dalla filosofia calcistica del tecnico livornese.

In campo sostiene sia necessario fare l’opposto di quello che fa l’avversario. Se l’avversario ti viene incontro, ti allontani. Se si allontana, gli vai incontro.

In sostanza, difendi all’indietro, non è un reato né una cosa per cui si rischia l’arresto, è un modo di vedere le cose, differente da Guardiola e Sarri e molto più simile (checché se ne pensi) al modo di difendere di Conte o Ancelotti.


Allegri, inoltre, prima conosce i giocatori che ha a disposizione e successivamente cerca di mettere questi nelle condizioni migliori per poter giocare. Nel mentre vi è anche una buona parte di allenatori che preferisce creare il modello e poi adattarvici i giocatori a disposizione. Sono differenze filosofiche di fondo.

Non vi è un bene o un male, un meglio o un peggio, la cartina di tornasole è sempre il risultato finale.

Chi vince festeggia e chi perde spiega, così disse Julio Velasco qualche anno fa, e con questa vecchia citazione chiudiamo i discorsi filosofici.


La Tattica

Fosse per lui, Allegri privilegerebbe la squadra con i due mediani e un trequartista avanzato oltre a due esterni offensivi ed una punta centrale.

La nostra rosa quest'anno ha quasi tutti i giocatori con queste caratteristiche, manca solo il trequartista - vera ossessione di Allegri - e poi la classica linea di difesa a quattro.

A oggi non vi è ancora nulla di definito, non sappiamo se giocheremo con un regista basso o con i due mediani o, addirittura, con un centrocampo a tre. Tutte le soluzioni appaiono possibili.


La fase difensiva

Il mister chiede, una volta finita l’azione, che la squadra si disponga in un modo preciso per poter riconquistare palla. Questa è l’unica fase certa in cui si intravede il pressing nelle squadre di Allegri. Il 3° gol contro il Sassuolo ne è un esempio.

L'immagine ha il solo scopo illustrativo necessaria per rendere l’idea che il video qui a seguire rende forse più chiaro.

E Nel caso invece in cui i giocatori rimasti in attacco fossero tagliati fuori dalla fase di recupero della palla?

In tal caso l'allenatore vuole che i centrocampisti e i quattro difensori stessero attenti a queste evoluzioni:

- non farsi saltare ma rallentare l’azione degli avversari indietreggiando;

- l'interno destro (o sinistro) va sul terzino per cercare di chiudergli l'azione, il più arretrato va a prendere il posto di uno dei due interni usciti nel cercare di chiudere l'azione.

Ricordando che le immagini hanno uno scopo indicativo, ma passiamo ora alla fase successiva.


L’ attacco

Supponiamo ora l’organizzazione della fase d’attacco. Partiamo da un’ipotesi con Locatelli in regia.


Per chi ha compiti di regia per il tecnico - ma non solo lui ovviamente- deve essere dotato di buona tecnica, per poter dare i tempi di gioco alla squadra, un elevato senso della posizione o capacità tattiche per poter giocare sul corto quando c’è da far girare la palla, nonché farsi trovare sempre smarcato in modo da fungere da punto di riferimento per tutti gli altri compagni (esempio più pratico degli ultimi anni è Pjanic).


Deve possedere inoltre una discreta abilità nel calcio lungo in modo di per poter prontamente trasformare l’azione da difensiva in offensiva.

- Questo è uno dei principali motivi per cui Bonucci gioca con Allegri ma anche con tutti gli allenatori che lo hanno avuto a disposizione, nazionale compresa. -


Negli ultimi quattro anni questo in realtà è stato tra i principali problemi della Juventus.

Se si aggiunge difatti la pressoché latitanza dei terzini - anche tecnica - ecco servite la sterilità offensiva e l’abbandono della punta di riferimento davanti.


Allegri inoltre, chiede/pretende, che ci sia capacità di saper cambiare il fronte di gioco quando la squadra è pressata per poter trovare la parte opposta del campo dove la squadra avversaria è meno coperta.

Il tutto senza perdere mai le posizioni. così ché, secondo il tecnico, in fase di non possesso il play può dare maggior copertura (schermare) ai quattro difensori, cercando di impedire le giocate in verticale o in diagonale dei giocatori avversari, difensori o centrocampisti che siano, in favore dei loro attaccanti.


A differenza del centrocampista centrale, i due interni di centrocampo devono essere in possesso di una buona corsa, soprattutto perché con un unica punta centrale (e due esterni d’attacco) occorre che si sappiano inserire senza palla in zona d’attacco.

Anche qui una lacuna che abbiamo da tanti anni.

Si potrebbe anche obbiettare, ma non si fa prima a cambiare dettami di gioco?

Klopp, Conte, Guardiola, Sarri, De Zerbi non modificano i loro dettami se non dispongono di uno o più componenti.


Di norma Allegri vuole che uno dei due interni - o se avesse il trequartista - sia in grado di creare superiorità numerica, dribblando l’uomo e di conseguenza:

- saper eseguire perfettamente l’ultimo passaggio;

- essere in possesso di un buon tiro da fuori;

- riuscire a verticalizzare l’azione per poter mettere i tre uomini d’attacco in condizione di andare alla conclusione positiva dell’azione.

Poi dovrebbe esserci il movimento a tagliare o del trequartista - che attualmente la Juventus non ha - che si inserisce tra le linee.

Tutte lacune viste negli ultimi anni che la società sta cercando di rimediare.

La spiegazione qui sopra descritta non vuole essere un giustificativo o chissà cosa, ma semplicemente spiegare il calcio del tecnico toscano.


Quello che non vorremmo più rivedere.

Lo scorso anno, facciamo esempio con palla in possesso di Cuadrado (n. 7) che la gioca in diagonale sul 9 (Morata prima, Vlahovic poi) che a sua volta la scarica indietro per gli inserimenti qui indicati a caso con n. 10 che manda poi in conclusione i numeri 8 o 11 che si sono inseriti da dietro senza palla.

Oppure far arrivare alla conclusione il n. 10 stesso o l’interno e l’esterno dalla parte opposta al luogo da dove proviene l’ultimo passaggio.

Tutto quello che abbiamo fatto lo scorso anno senza mai riuscire ad essere pericolosi.

È proprio qui che si sono viste la lacune della squadra dello scorso anno, ma soprattutto ancor più di Allegri che non è mai stato in grado di modificare lo spartito.


Attenzione: mentre prima abbiamo parlato di dettami di gioco (come ogni tecnico organizza la propria squadra), qui sopra abbiamo fatto un esempio di spartito, che ripetiamo è l'unico visto lo scorso anno.


Ora, la squadra è attualmente incompleta? Si, ma sicuramente è migliorata.

Oggi i bianconeri saranno a Marassi per la prima trasferta e prima prova se ci sono stati concreti miglioramenti, intravvisti già alla prima di campionato, e che probabilmente un elemento come Kostic sul lato sinistro potrebbe far vedere un vero 433

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