• Francesco Rea

Maurizio Sarri: capro espiatorio di colpe altrui?



Termina ufficialmente la stagione 2019/2020 della Juventus, con un finale dal sapore agrodolce: leggendario nono scudetto sul petto e inattesa eliminazione agli ottavi di finale di Uefa Champions League.

Questo non può essere dunque un semplice articolo post partita (magari potesse), perché l’esito della sfida di ieri ha inevitabilmente aperto la discussione e la valutazione sull’intera stagione e sul futuro molto prossimo che ci attende.

D’altro canto è partita la forsennata ricerca di un colpevole, il cui allontanamento possa risolvere magicamente ogni problematica resasi evidente negli ultimi dodici mesi. Molti individuano il principale responsabile in Maurizio Sarri.

Il suo eventuale esonero a mio parere sarebbe una chiara ammissione di colpa da parte di un gruppo dirigenziale (area tecnica) che nell’estate del 2019 ha deciso di prendersi dei rischi. Avevano intuito come fosse ormai necessario un “rinnovato entusiasmo” per aprire un altro ciclo vincente e per farlo hanno scelto un allenatore con un’idea di gioco chiara e soprattutto efficace.

Ciò su cui hanno peccato, a parere di chi scrive, è stato affidarsi ad una rosa ormai logora e dall’età media fra le più alte d’Europa, infarcita nelle ultime finestre di mercato da elementi su cui era difficile fare affidamento (causa condizioni fisiche non eccellenti). Perdipiù le caratteristiche tecniche di molti singoli si sono dimostrate non congeniali alle idee dell’allenatore, che appena arrivato sulla nuova panchina ha deciso correttamente di non fare richieste specifiche.

È sicuramente tardi prendere coscienza della struttura della rosa solo dopo la partita di ieri sera, ma siamo ancora in tempo per valutare in maniera onesta l’operato e le responsabilità delle diverse parti in gioco.

Non troverei dunque corretto che l’allenatore diventi il capro espiatorio volto ad assolvere le colpe altrui.

Una squadra solida e propositiva si costruisce negli anni, passando per fallimenti e difficoltà, come hanno insegnato in tempi recenti le squadre di Klopp e Guardiola o l’Atalanta e la Lazio degli idolatrati Gasperini e Inzaghi, entrambi sulla stessa panchina dal 2016.

Ciò che mi auspico è che venga presa una decisione coraggiosa, come è stato fatto un’estate fa.



Ma a differenza di un’estate fa, questa volta, il giusto coraggio occorre per dare fiducia all’attuale guida tecnica, lasciando a terra torce e forconi e trascurando le proteste di chi ha l’interesse di vendere qualche copia in più.

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