• Redazione

Massimo risultato, minimo sforzo

Troppa Juve per una modesta Udinese, che consegna il passaggio del turno di Coppa Italia ai campioni d’Inverno.


(di Francesco Reina)


La Juve si presenta col duo di difesa de Ligt-Rugani, e con Bernardeschi nella posizione che gli era stata “promessa” da tempo, quella di mezzala di centrocampo. Davanti, i ragazzi di Sarri si schierano con un tridente largo composto da Dybala e Douglas Costa sulle ali, con Higuain come punta centrale. Bentancur, invece, a fare le veci di Pjanic in mezzo al campo.


La partita si mette quasi immediatamente sui binari della squadra di Torino: all’ottavo minuto Bentancur innesca Dybala sulla fascia destra, che tenta di servire Higuain in area, ma solo un ottimo intervento di Opoku sventa l’occasione del primo gol per il Pipita. Ma non dobbiamo aspettare molto: un letale uno-due tra Higuain e Dybala porta il primo a tu per tu con Nicolas, e la palla finisce in rete al 16’ del primo tempo.

Al 25’, una iniziativa personale di Bernardeschi porta al rigore realizzato da Dybala: la mezzala trova spazio avanti a se ed e` libero di condurre, uno-due con Higuain, e il suo inserimento in area coglie Nicolas impreparato, e il rigore viene giustamente concesso. Poco altro succede, fino al 40’ quando Bentancur prova la botta da fuori, deviata sul palo dal portiere dell’Udinese.

Il secondo tempo è un altro monologo dei neocampioni d’Inverno. Si comincia col gol annullato a Higuain per posizione irregolare di De Ligt, seguito pochi minuti dopo dal superbo pallonetto sul secondo palo da parte di Dybala. Un gol fantastico, che vale la pena di vedere e rivedere. Non ce ne vogliano i fan dell’argentino, il gol manca di alcune delle caratteristiche del gol alla Del Piero, ma ci si avvicina parecchio.

La pratica è definitivamente chiusa quando Nuytinck commette fallo di mano sul tentativo di tiro di Rugani in area: Douglas Costa realizza il penalty, e da qui è soltanto mera amministrazione, e risparmio di energie. Segnaliamo un ottimo colpo di testa ancora di Rugani, che si stampa sul palo, e l'ingresso di Pjaca nei minuti finali, subentrato a Dybala, mattatore della serata.

La nuova Juve di Sarri offre una maiuscola prestazione allo Stadium per gli ottavi di finale di Coppa Italia, mostrandoci uno spettacolo sicuramente superiore a quello visto a Roma nella gara di domenica. La scelta dell’aggettivo “nuova” non è un caso: questa squadra sembra ancora non aver trovato un assetto definitivo, ma quello che abbiamo visto l'altra sera ci mostra molti dei desideri del mister. Innanzitutto, come potevamo intuire dalle ultime interviste, Sarri è preoccupato sulla difesa dell’ampiezza, il vero punto debole del suo centrocampo a tre. La presenza di Douglas Costa e la disponibilità al sacrificio di Dybala sembrano ottimi rimedi: più di una volta vediamo le due ali scalare a centrocampo quando l’Udinese costruisce a centrocampo, per formare una linea a 5 da cui un uomo può staccarsi con più tranquillità. La stessa cosa è più difficile a realizzarsi quando Ronaldo o Ramsey sono in campo, non avendo caratteristiche adatte a questo tipo di lavoro. La conduzione di palla e gli inserimenti da parte delle mezzali sono un altro punto fondamentale: Bernardeschi e Rabiot sembrerebbero mostrare migliore propensione rispetto a Emre Can e Matuidi in questo ruolo, con il nazionale italiano ad ottenere risultati migliori del primo.

Ciononostante, l’assenza di Bonucci ha evidentemente reso farraginosa la costruzione bassa, e i tempi di gioco sembrano avere un certo rallentamento quando la palla passa da Bernardeschi e Rugani. Squadra, in questo caso poco propensa al gioco a due tocchi. L’assenza dei due più abili passatori bassi, Bonucci e Pjanic, si è fatta sentire nella velocità con cui la palla girava da una parte del campo all'altra, ma in tutto ciò, la verticalità della squadra non ha sembrato risentirne. Con tutte le precauzioni del caso, dovute allo spessore dell’avversario, la squadra si è mossa molto velocemente nei ribaltamenti di fronte e ha prodotto transizioni letali, più di quanto non si sia visto ultimamente.

Dal punto di vista individuale, non occorre sottolineare ancora di più la prova immensa di Dybala. Il numero 10 mostra classe, corsa e senso della posizione in ogni frangente.

La prova di Bernardeschi è stata promettente. Il fantasista carrarino non ha visto il campo per molto tempo, e la nuova posizione in campo ha accentuato questo aspetto. Lo troviamo a volte fuori posizione, troppo accentrato a lasciare certe linee di passaggio aperte. Tuttavia, l’arretramento di diversi metri pare aver sortito un altro effetto: più campo di fronte a lui per le transizioni, e la possibilità di svariare sulla fascia oltre che verso il centro, pare abbiano giovato parecchio.

Attendiamo fiduciosi ulteriori sviluppi. Perfetta la prova dei terzini: le loro heatmap mostrano chiaramente la loro presenza stabile a cavallo del centrocampo, e sottolineano la loro capacità di creare superiorità numerica in avanti, senza concedere niente in difesa. I due centrali non hanno mostrato esitazioni, svolgendo il loro compito con grande efficienza e concentrazione: un solo tiro in porta concesso, che non impensierisce minimamente Buffon, è il resoconto della loro prestazione. Rugani ha mostrato dell’incertezza all’inizio, spingendo Danilo a sbracciarsi per chiedere palla dal suo lato, ma i dubbi sono stati presto superati, mostrando sprazzi di intelligenza calcistica e tempismo.


Questa era la prova che ci aspettavamo, e questa abbiamo ottenuto. Possiamo solo sperare in repliche frequenti durante la seconda parte della stagione.

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