• Elia Robino

Lasciare gli altri con il cerino in mano: Morata è di nuovo bianconero.



Quanto devi avere la faccia “di tolla” per dire in conferenza, sornione, che il mercato è ancora lungo e che l’attaccante lo state aspettando senza far trasparire altro che una calma serafica?


Pirlo sapeva già tutto del ritorno di Alvaro Morata alla Juventus già nel post partita della Sampdoria, ma ha fatto bene a non farlo vedere. La bomba doveva scoppiare.

E che botto.


Prestito oneroso a 10 milioni a stagione con diritto di riscatto a 45 e possibilità di rinnovare il prestito di un ulteriore anno. Lo stipendio è ancora nebuloso ma pare che, tra gli sgravi del decreto crescita e un piccolo taglio da parte del giocatore, debba attestarsi intorno intorno ai 7/8 milioni lordi alla stagione.

Un’operazione con costi praticamente dimezzati rispetto a quella che avrebbe dovuto portare Edin Dzeko a Torino il cui valore tecnico non si mette in discussione ma che tra i sedici milioni di cartellino per l’acquisto e i 7,5 netti di stipendio a stagione avrebbe pesato molto di più sulle già sofferenti finanze della proprietà.


Lo stesso Paratici, almeno stavolta, è andato davanti ai microfoni bello abbottonato, pur con un ghigno celato che faceva intendere qualcosa.


Ma la più grande soddisfazione non è il ritorno a casa di un giocatore a cui – nei suoi alti e bassi – abbiamo tutti voluto bene. No, la goduria è lasciare De Laurentis e la dirigenza della Roma con il cerino in mano. Più il primo dei secondi - che sono in parte vittime del peracottarismo del presidente del Napoli - e che hanno la colpa di non essere stati in grado di forzare la mano per velocizzare il passaggio in giallorosso del numero 99 partenopeo.


A furia di tirare la corda alla fine questa si spezza e porta a casa Morata, con Dzeko che perde forse l’ultima chiamata ad un livello superiore della sua carriera e il Napoli che si deve tenere in casa Milik (a meno di cessioni dell’ultimo minuto) ed arrendersi all’idea di farlo partire a zero la prossima estate.


Gli unici contenti in tutta questa storia? La Juve, che finalmente riporta a casa un giocatore che tre anni fa non avrebbe voluto lasciare; e lo stesso Morata, che torna a respirare l’aria che lo ha lanciato nel calcio europeo.


E gli altri, tutti col cerino in mano.

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