• Andrea Giostra

La notte degli extra-terrestri, ma meritiamo il nostro?




Questa sera, dopo che il Covid ci ha privato del primo round, finalmente vedremo la sfida tra i due giocatori più rappresentativi della nostra generazione. Quindici anni fianco a fianco a spartirsi il trono di migliore giocatore del mondo (o della storia, n.d.r.), a colpi di palloni d’oro, giocate mozzafiato, e vagonate di record.


Vero, i due fenomeni arrivano a scontrarsi a giochi pressoché fatti e con due rose intorno non propriamente galattiche ma, nonostante ciò, ci stiamo fregando le mani in attesa delle 21.00 di questa sera.


Ed è proprio sulla base di questa ultima considerazione - quella della squadra attorno al campione – che resta un retro gusto amaro in bocca.


Messi è al Barcellona da tantissimi anni, precisamente dal 2004 in prima squadra, e nella sua parabola si può dire che il Club Catalano si sia “meritato” a pieno il Suo fenomeno: nato e cresciuto Blaugrana, è diventato il fenomeno che è anche affiancandosi a giocatori superlativi.

Sì, da un certo punto in poi il tema è stato “Messi più altri dieci” ma, soprattutto nella prima fase, il divario era meno netto con al fianco giocatori come Henry, Ronaldinho, Eto’o, Xavi, Iniesta, Puyol, Suarez eccetera. Grandi campioni non solo tecnicamente, ma anche a livello mentale e morale, e infatti i trionfi non sono mancati.

I tifosi catalani, per questo motivo, possono dirsi felici perché la società, al netto di qualche errorino, ha messo a disposizione dell’alieno risorse di primo livello.

I meriti, giustamente, vanno spartiti.





Parabola ovviamente diversa quella di CR7 in bianconero: dopo un’esperienza simile a quella dell’argentino sia sponda United (che squadrone quello della Champions del 2008), ma soprattutto a Madrid (una vera e propria armata quella di Ancelotti prima e Zidane poi), il “Bicho” arriva a Torino e fomenta le fantasie dei tifosi bianconeri, pronti a scommettere sulla vittoria della “maledetta”.

Sin da subito ci si aspetta che i vertici bianconeri cerchino di sfruttare al meglio il “triennio CR7”, buttandosi su una filosofia win now, cementando la rosa e puntando su un progetto solido, ma qualcosa va storto.


Il primo anno la rosa è profonda e oggettivamente ben assortita (EA Sports ci dedica persino l'intro di Fifa 19 in un’ipotetica finale contro il PSG di Gigi Buffon - che gufata), ma dopo un autunno entusiasmante la squadra rallenta di colpo e inizia a coltivare i fantasmi che appariranno tutti assieme nella partita di ritorno contro i ragazzotti dell’Ajax.

Poi l’anno di Sarri, con tutte le sue contraddizioni, l’addio, e l’arrivo di Pirlo, con la stagione in corso che è uno dei più grossi punti interrogativi degli ultimi quindici anni. I trofei nazionali sono arrivati comunque, ma credo più per inerzia che per altro (e per quest'anno si fa dura, n.d.r.)





Il risultato? In tre anni tre allenatori, tre progetti diversi, troppi addii (ma forse la rosa era veramente alla fine, ndr) e idee poco chiare.


Perché tutto questo?

L’arrivo di un campione come Ronaldo, come già detto sopra, avrebbe dovuto ispirare continuità, solidità, la cementificazione di un’idea per trarre il massimo dei frutti dal suo arrivo. Del resto, il calcio ci insegna che la continuità paga: pensate proprio al magico Real Madrid delle tre Champions consecutive che, udite udite, nelle tre finali schierò per 8/11 la stessa formazione.


Meccanismi collaudati, affiatamento, mentalità, massima resa. I fattori di un equazione che la cupola Juventina ha ignorato, più o meno consapevolmente.

Aggiungiamoci la perdita della caratteristica “fame juventina” vista negli anni precedenti, vuoi per la pancia piena, vuoi per l’infornata di nuovi arrivi non propriamente di personalità (anzi, ndr) e la frittata è fatta.


Ci ritroviamo, quindi, alla fine del 2020, a fare un mini bilancio del quasi triennio di Cristiano a Torino, e a porci la fatidica domanda: ci siamo meritati questo extra terrestre?


Sarò duro, forse crudo, ma la risposta è no.


In tre anni la Juventus non ha fatto altro che mischiare le carte, con scelte poco programmate, e ci ha portato dove siamo: una semi rivoluzione con una rosa giovane ma assolutamente carente sotto il profilo morale e mentale, un progetto tattico grezzo, nessun momento per poterci lavorare.

È frustrante, a volte, vedere l’abissale divario tra Ronaldo e i suoi compagni: ok come lui non c’è nessuno, ma le sue esperienze passate ci dimostrano che poteva andare diversamente.


E invece siamo qui a riempirci gli occhi delle sue giocate, del Suo divario dai compagni.

Quegli stessi occhi si riempiono invece di rabbia e frustrazione nel momento in cui il G.O.A.T. non scende in campo, lasciando i suoi compagni a naufragare nell’incertezza.


Per cui stasera birra e partita come sempre, ma sappiate che quella birra, da qui sino a giugno, sarà più amara del solito.




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