• Danilo Ceci

La Juve di Sarri: atto primo

Sono trascorse poco più di due settimane da quando il nuovo tecnico juventino, Maurizio Sarri, ha diretto il suo primo allenamento al campo d'allenamento della Continassa, con, al suo servizio, gran parte dei calciatori dell'organico bianconero reduci dalle vacanze, esclusi i sudamericani e gli under 19, 20 e 21.

La tanto attesa rivoluzione è cominciata: si tratta di un vero e proprio annozero per la squadra campione d'Italia, chiamata a cambiare piuttosto drasticamente l'interpretazione tattica della gara, così come la sua stessa filosofia di gioco.

Gli ingranaggi hanno già iniziato a muoversi e le tre amichevoli di questo pre-campionato - in ordine con Tottenham, Inter e K-League Team - sono servite a lasciare i primi feedback al gruppo e a Sarri, così come le prime impressioni a stampa e tifosi. Ciò che permettiamo a noi stessi di fare - nessuno ce ne voglia - è tentare una ricostruzione quanto più lucida e obiettiva di tali impressioni.

Premessa ovvia quanto doverosa è che si tratta di calcio estivo. Il Sarrismo non lo si ottiene in due settimane, sicuramente non se si è ancora in piena preparazione atletica con le gambe che ancora non vanno come dovrebbero, non se alcuni interpreti fondamentali non hanno ancora sostenuto una singola sessione col loro nuovo tecnico, non se si tenta di spiegare il nuovo a chi probabilmente del nuovo non vi farà parte, poiché escluso dal progetto tecnico, non se mancano uomini chiave che potrebbero ancora arrivare dal calciomercato, quest'anno in chiusura addirittura il 2 settembre.

La mera cronaca però non ci interessa. Qualcosa si è visto e qualcosa si è già capito e, in maniera assolutamente opinabile, noi tentiamo di dirvi cosa.




Il calcio di Sarri è perfettamente noto solo ad egli stesso e, forse, ai suoi collaboratori, ma, da profani, proviamo anzitutto a dividerlo in due momenti fondamentali:

- Il momento senza palla o "fase passiva" - Il momento con palla o "fase attiva"

La fase passiva di Sarri prevede una squadra molto raccolta, racchiusa in 30-40 metri, con linee di reparto strette e ben definite. Il lavoro ossessivo sulle marcature preventive consente un pressing di squadra organizzato e costante. La linea difensiva deve essere quanto più alta possibile e i difensori, nello specifico, aggressivi, coraggiosi e con molte meno corse indietro. Attaccare anziché rinculare, andare incontro all'avversario anziché attendere passivamente, non limitarsi a chiudere le linee di passaggio.

Sotto questo punto di vista i bianconeri, come normale che sia, anche perchè chiamati ad un tipo d'interpretazione della fase passiva che ci pare in forte antitesi con quella degli ultimi cinque anni, sono parsi ancora abbastanza indietro. In tutte tre le amichevoli s'è notato l'intento di cambiare questo tipo di approccio, ma è qualcosa che chiaramente necessità di tanto tempo, affinché i movimenti richiesti vengano eseguiti meccanicamente, come se fosse ciò di quanto più naturale da fare nel dato momento della gara. Non è probabilmente un caso se i migliori sprazzi di fase passiva richiesta da Sarri si siano visti proprio quando al centro della difesa ci ha giocato chi negli ultimi 5 anni non era Torino, bensì arriva solo questa estate da realtà che hanno decisamente più affinità con ciò che si tenterà di fare dalla nuova stagione. Ci riferiamo ai due neoacquisti De Ligt e Demiral, con il secondo in particolare capace di sorprendere un po' tutti in queste prime amichevoli, non i già ben informati sul suo conto. La squadra nel complesso mostra ancora la tendenza a difendere con un baricentro troppo basso per larghi tratti della partita e ad accettare passivamente il fraseggio degli avversari, e al nuovo tecnico bianconero, come da lui stesso più volte detto in conferenza, ciò non va a genio e si prodigherà ad apportare le dovute modifiche.

Veniamo al momento finora più lieto, quello con palla. La fase attiva di Sarri è ciò più salta all'occhio e gasa lo spettatore. Essa necessita prima di tutto di una fase passiva quanto più efficace, che permetta, di conseguenza, anche un fraseggio maggiormente comodo e chirurgico. Se la squadra è lunga e gli tocca coprire 70 metri di campo, i calciatori, stanchi per i tanti metri percorsi, non avranno la lucidità adeguata per potersi passare la palla come richiesto dal mister: velocemente e precisamente. Conditio sine qua non è che la squadra resti sempre raccolta, in grado di allungarsi leggermente in fase di transizione per poi restringersi una volta ottenuto il controllo del gioco, come fosse una molla. Il calciatore del tecnico toscano sa che la palla deve transitare dai suoi piedi il meno possibile, che deve cercare immediatamente il suo compagno e che l'assistenza più è propositiva, più è verticale, quanto più è gradita. Meno retropassaggi o timida orizzontalità, maggior ricerca delle mezze punte - mai troppo defilate stile esterni puri - sulla linea della trequarti, pronte a dialogare tra di loro e con la punta, costantementee in attesa che nel frattempo vengano a sovrapporsi le vere ali del calcio sarriano, i terzini.

Qui i passi avanti dei bianconeri ci sono sembrati decisamente più consistenti. 6 le reti segnate in 3 partite, tante le occasioni create, così come le piacevoli combinazioni sulla trequarti tra l'Higuaìn di turno, - parso in grande spolvero - un Bernardeschi 'ibrido' tra mezza punta di destra e trequartista, e il solito Cristiano Ronaldo, che fa da sempre della classe e del dialogo tecnico coi compagni il suo pane quotidiano. A suo agio Rabiot, che nonostante gli 8 mesi di sostanziale inattività s'è fatto apprezzare e, azzardiamo, preferire a Pjanic. Solita croce e delizia Joao Cancelo, il quale ha rappresentato perfettamente la bipolarità dei momenti della squadra, a suo agio nelle sovrapposizioni e nella produzione offensiva, meno nelle diagonali e nel lavoro di marcatura.

Non sono mancati taluni esperimenti, giovani talenti messi in vetrina bravi a rispondere presente, come Muratore e Matheus Pereira, autori di due bellissime reti nell'ultima apparizione con il team coreano, né tantomeno piacevoli (ri)scoperte, come l'eterno Gigi Buffon, che ha griffato il primo successo stagionale dei bianconeri ai rigori nel derby d'Italia contro l'Inter a suon di parate.

Da domani -martedì-, in Italia, riprenderanno gli allenamenti e ci si avvierà, con la rosa al completo, verso quello che Sarri stesso ha definito il momento clou di questa preparazione estiva. Appuntamento dunque alla prossima sfida del 10 agosto contro l'Atletico, quando molto sarà già meno sbiadito, ma ricordate, è pur sempre calcio d'estate.

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