• Elia Robino

L’arte di non accontentarsi di un 3 a 0



Il fischio di Marini al 94° sancisce il finale di una partita a senso unico da parte della Juventus. I bianconeri sono troppo superiori e si impongono 3 – 0 contro un Crotone fanalino di coda nella classifica.


Tutto bene, quindi? Numeri e statistiche sembrerebbero dire di sì, ma è proprio dalle partite a senso unico come questa che alcuni difetti vengono fuori più distintamente, osserviamoli insieme.


I passaggi



Nonostante i dati cerchino di dirci il contrario – 89% di accuratezza in questa partita e mai sotto l’87% nelle ultime cinque partite, con un picco del 91% della partita contro il Bologna – il problema dell’imprecisione nei passaggi è una cosa che la compagine torinese si porta dietro non da mesi ma da anni; dagli ultimi due campionati di Allegri passando per l’interregno sarriano, momenti di possesso resi vani da passaggi agli avversari nella nostra metà campo accompagnano gli incubi di tutti i tifosi bianconeri.

Ieri sera la Juventus dei primi 38 minuti non è stata la stessa che ha giocato la restante partita e gli uomini di Pirlo sembravano più impegnati tra un disimpegno sbagliato e un lancio lungo verso l’out crotonese a mettere i bastoni tra le ruote a se stessi che a impensierire la compagine rossoblu.


Lunatici



Come già detto, abbiamo due partite in una: quella che dura fino al 38° del primo tempo, con una Juventus imprecisa, sprecona e fuori giri e una seconda partita più di sostanza che comincia dopo il primo gol del solito Cristiano Ronaldo, anche lui fino a quel momento tutt’altro che irresistibile.

La presa di fiducia della squadra dopo l’1 a 0 è l’esemplificazione della nostra lunaticità, evidentemente il talento per giocare bene nonostante una squadra un po’ raffazzonata per le assenze c’è, ma l’atteggiamento mentale continua a latitare mostrando una squadra a tratti svogliata e superficiale che prende forza quando vince e si deprime quando perde, senza la forza mentale di piegare il destino alla propria volontà e accontentandosi di seguire il flusso.


Così non va.


L’identità di Aaron Ramsey



Aaron, chi sei? Sei il calciatore che non riesce a fare tre passaggi precisi di fila e che di fronte alla porta si impappina lanciandola in mano al portiere oppure sei il calciatore geniale che intuisce la deviazione di Cordaz e si fa trovare al punto giusto al momento giusto per dare un cioccolatino sulla testa di Cristiano Ronaldo?


Trova una risposta e poi comunicacela, perché tra gli infortuni e il campionato sempre molto fitto, la tua seconda versione sarebbe molto utile e ben accetta, la prima un po’ meno.


La maledetta



Quando il Mister ancora portava gli scarpini ai piedi era il suo marchio di fabbrica, una punizione che all’ultimo scendeva e andava a infilarsi sotto l’angolino del sette, dove nessun portiere ci sarebbe mai potuto arrivare.


Poi arrivò Cristiano Ronaldo e la maledetta diventò proprio la punizione in sé e non la sua esecuzione, che per lui è sempre la stessa: un tiro a velocità folle destinato a scontrarsi contro gli avversari. Lo sapeva bene anche il Crotone, che infatti mette ben nove giocatori a fare densità di fronte a Cordaz, che si riveleranno poi inutili visto che la palla andrà a scontrarsi contro McKennie.


Quousque tandem abutere, Cristiano, patientia nostra?

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