• Nicola Garzarella

La coperta di Linus dell' "allegrismo"

Aggiornato il: feb 22



Cambiare non è mai facile. Nel calcio, così come nella vita, rinunciare alle proprie convinzioni in nome della modernità non è impresa facile, soprattutto se quelle stesse idee hanno portato successi e regalato immense soddisfazioni.


L'arduo compito di traghettare la Juventus fuori dalla propria comfort zone, dopo il "fallimento" dell'esperimento Sarri, è stato affidato ad Andrea Pirlo. Il neo-allenatore doveva portare una ventata di novità, distruggere il tempio senza abbatterne però le fondamenta ed allo stesso tempo mantenere una continuità di risultati perché la maglia lo impone. Una rivoluzione non facile; scardinare nove anni di principi tattici e mentali senza intaccare le prestazioni non è materiale per neofiti della panchina.


Pirlo infatti, nonostante la pressoché nulla esperienza, ha tentato di rinnovare il gioco dei bianconeri. Le sue idee di gioco, di stampo marcatamente europeo, sono state subito accolte con entusiasmo: possesso palla rapido, ri-aggressione veloce, pressing organizzato e capacità di comandare la partita senza adagiarsi sull'avversario.


La resa sul campo però è stata, almeno finora, molto diversa. I numeri ci parlano di una Juve che tiene molto più il possesso palla rispetto alle scorse stagioni ma che verticalizza anche di meno, fatica in fase di finalizzazione e ha evidenti limiti nella costruzione dal basso.


La partita che ha esasperato tutte le difficoltà sopracitate è stata quella contro l'Inter del 17/01/2021. La squadra di Conte in quella circostanza ha lasciato ai bianconeri l'inerzia del possesso, concedendo però zero a Madama e sfruttandone al contrario le frequenti disattenzioni. Quella batosta ha segnato un turning point nel modo di concepire la propria squadra da Andrea Pirlo.


Il Maestro bresciano si è reso conto, forse per la prima volta, che le sue idee andavano più veloce dei suoi ragazzi. L'unico metodo che l'allenatore bianconero ha trovato per riportare tranquillità e fiducia nel suo ambiente è stato quello di guardare indietro, dialogare con quegli spettri che si era ripromesso di scacciare. Ha rispolverato la coperta di Linus di un illustre predecessore e sotto di essa ha nascosto tutte le fragilità dei suoi,


Il filotto di vittorie tra Gennaio e Febbraio sembrava dar ragione alla svolta tattica richiesta dal tecnico della Vecchia Signora. Tuttavia anche l'allegrismo ha presentato il suo conto. Se già la partita contro il Napoli aveva fatto storcere il naso a molti, la clamorosa debacle contro il Porto ha riportato di nuovo nubi di tempesta sulla Torino bianconera.


La Juventus ad oggi sembra sospesa tra due tensioni opposte, a tratti inconciliabili, una che guarda al futuro e l'altra che spinge verso un ritorno definitivo al passato. La domanda che molti tifosi e non si stanno ponendo è questa: perchè sembra di vivere sempre un loop? Proviamo a rispondere dirimendo la questione in due fattori: uno tecnico, uno mentale concentrato perlopiù sulle difficoltà generali di questa squadra.


Una rosa inadatta al nuovo sistema di gioco?


Lo scorso anno la cosa che più veniva rimproverata a Paratici e soci era il non aver consegnato a Maurizio Sarri una rosa adatta alle sue idee di gioco. Quest'anno con gli arrivi di Arthur, Kulusevski, Chiesa, McKennie e Morata sembrava che molti buchi nella rosa fossero stati riempiti.


La rosa sembrava infatti lunga a sufficienza per sostenere con profitto le tre competizioni. La realtà però, al solito, dice altro; sembra palese come né Pirlo né la Juventus possano fare a meno di due giocatori in particolare: Arthur e Cuadrado.


Il primo è senza dubbio il miglior centrocampista della Vecchia Signora (non ce ne voglia Wes). Arthur è l'unico che permette alla squadra di costruire dal basso senza brividi e con profitto. Il suo controllo palla e la visione di gioco tipica dei grandi registi permette a Madama di far respirare l'azione e di superare la prima linea di pressing senza fatica.


Il suo sostituto in questo compito, Bentancur, non ha le sue caratteristiche e spesso è impacciato nella prima impostazione (tutti abbiamo negli occhi l'errore al primo minuto ad Oporto). L'uruguagio infatti gioca molto bene in fase di interdizione con Arthur vicino sfruttando la sua abilità in fase di rottura; con Rabiot accanto in una mediana a due invece si palesa l'assenza di costruzione di gioco e la sola fisicità non basta contro squadre che fanno densità al centro.


L'assenza di Cuadrado è un problema senza soluzione per i bianconeri. Privi del colombiano i bianconeri faticano a saltare l'uomo e a creare superiorità sula fascia nelle due fasi. Chiesa deve sobbarcarsi tutto il peso offensivo, Danilo quello difensivo con la fascia che risulta spaccata in due parti. Inoltre senza Cuadrado la costruzione dal basso ne risente essendo Juan l'unico terzino capace di saltare l'uomo.


Nella partita contro il Porto quanto detto sopra si è verificato tutto insieme. Chiesa, migliore in campo. è stato sempre raddoppiato, la densità dei portoghesi ha messo in crisi la mediana fisica bianconera e l'idea di allargare il gioco con Kulusevki e Ronaldo permettendo a Mckennie di inserirsi non ha dato i frutti sperati. Non sono da commentare gli errori, frutto di disattenzione ed ingenuità misti ad un'irritante superficialità.


La sensazione è che tatticamente la Juventus non sia pronta per lo step successivo. I buchi della rosa non aiutano ma l'attitudine attendista non dipende solo da quello. La difesa alta invocata da Pirlo è possibile solo con De Ligt-Demiral abili a coprire il lungo e forti in marcatura. Con Bonucci e/o Chiellini si guadagna in esperienza ma si preferisce la difesa posizionale a quella aggressiva con il risultato di abbassare l'intera rosa.


Ultimo appunto riguarda la fase offensiva. Le caratteristiche di Ronaldo le conosciamo tutti, ama accentrarsi per poi dribblare e tirare. Vicino al portoghese, con questo sistema di gioco, occorre avere un centravanti vero che faccia i movimenti giusti per garantire profondità e sgravare CR7 di tutto il peso offensivo. Kulusevski da punta è un esperimento da evitare in questo momento in cui servono certezze. Il ritorno di Dybala potrebbe cambiare di nuove prospettive e forse anche il modulo? Lo scopriremo nelle prossime settimane.


Nuove fragilità e vecchie abitudini


Una delle ragioni per cui Pirlo ha optato per un ritorno all'antico è senza dubbio perché i bianconeri in questa stagione hanno mostrato tutte le fragilità tipiche di una squadra che sta tentando di cambiare pelle. A livello mentale Madama sembra non essere in grado di ribaltare partite che si mettono male. Il calcio vive di episodi, non riuscire a reagire in pieno a questi è un segnale molto grave.


L'abitudine, consolidatasi negli anni, a controllare il gioco con un possesso ipnotico non ha mai permesso allo zoccolo duro della squadra di concepire vie alternative di gioco; anche i nuovi arrivi si sono allineati sulla scia dei senatori piuttosto che fornire opzioni alternative con le proprie caratteristiche.


Altra tendenza preoccupante, ormai da qualche anno, è l'approccio soft alle partite, anche quelle importanti. Gli errori contro il Porto sono inaccettabili perché frutto di mancanza di concentrazione e di quell'arroganza tipica di chi pensa di essere superiore ancor prima di scendere in campo.


Ultimo punto da prendere in esame è l'impatto dei "senatori" sulla squadra. Non è intenzione di chi scrive criticare leggende del club e del calcio italiano in generale. Però la presenza di un gruppo ancora nutrito di giocatori abili a giocare in un unico modo e restii a snaturarsi, potrebbe rendere complicata la transizione verso un nuovo stile di gioco sul rettangolo verde. Questo non significa cacciare tutti via; la riconoscenza è giusta e ben motivata, il garantirsi un futuro diverso anche.


Per concludere c'è da fare una chiosa per i tifosi. Aspettarsi una transizione rapida e senza vittime verso un calcio diverso con un allenatore alle prime armi ed un gruppo rinnovato era quantomeno utopia. Questo non autorizza nessuno, calciatori e non solo, a prendere quanto detto come una giustificazione per eventuali insuccessi. La maglia pesa e giudica sempre in base ad un unico criterio; la vittoria.




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