• Nicola Garzarella

Ricomincio da capo


Nel 1993 nelle sale cinematografiche usciva un film destinato a diventare un vero e proprio cult del genere: "Groundhog day" tradotto in italiano in "Ricomincio da capo". In questa pellicola un iconico Bill Murray, nei panni del meteorologo Phil Connors, si ritrova imprigionato in un loop temporale che lo costringe a rivivere sempre lo stesso giorno (Il Giorno della Marmotta, festività nordamericana che cade il 2 Febbraio) seppur ogni volta con specifiche diverse.


Proprio come il protagonista di questa commedia anche io guardando Juventus - Villareal ho avuto la sensazione di ritrovarmi catapultato in un qualcosa di già visto. Un déjà-vu lungo 90' capace di riportare alla memoria i fantasmi di Porto e Lione e se come diceva la compianta Agata Christie "un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova" ci troviamo di fronte ad una realtà che appare ormai auto-evidente anche ai più scettici: questa squadra è fragile dal punto di vista psicologico prima che tattico.


Ei fu Maurizio Sarri


Al fine di risalire alla fonte di tale "fobia da ottavi" bisogna fare un salto temporale di due anni quando, dopo la lunga pausa post prima ondata di Covid, la Juventus si prepara ad affrontare in casa il Lione. L'andata si era chiusa sull'1-0 per i francesi, occorreva dunque vincere, impresa che pareva alla portata per la squadra di CR7. Pronti via ed è subito rigore per il Lione che con il cucchiaio di Depay si regalerà la qualificazione ai quarti malgrado la doppietta di Ronaldo.


Ci troviamo dinanzi il primo caso della nostra analisi. In quella partita i bianconeri si trovano costretti a gestire una situazione complicata a causa di un episodio contrario. Subire un gol a freddo sconvolge qualunque piano gara e occorre adattarsi subito facendo accorgimenti tattici e cercando di rimettere subito le cose in carreggiata.


La Juventus ci riesce a metà. Reagisce rabbiosamente nel primo tempo creando varie occasioni e segnando; si spegne (squillo di CR7 escluso) nel secondo, intrappolata dalla rete di Rudi Garcia che piazza 11 uomini dietro la linea del pallone rendendo complicato verticalizzare.


Madama si affida ad uno sterile possesso palla orizzontale, cross a cercare Ronaldo ed incapacità generale di creare pericoli concreti a Lopes. Tutti hanno la sensazione che il gol possa arrivare ma alla fine è il Lione ad uscirne in cavalleria. Vi ricorda niente? (Un indizio è un indizio)


La caduta di Pirlolandia


Altro giro, stessi esiti. Il giorno della marmotta in salsa bianconera questa volta va in scena il 9 marzo 2021 con la Juventus chiamata a ribaltare la sconfitta dell'andata con i lusitani del Porto. Come nel caso del Lione l'impresa pare ampiamente fattibile per la squadra di Andrea Pirlo. La realtà però dice ben altro. Ancora una volta (due indizi sono una coincidenza) la Signora va sotto a causa di un rigore regalato e trasformato da Sergio Oliveira. In questo caso si ribalta l'andazzo, non il risultato, rispetto a quanto visto appena un anno prima.


La Juventus pare spaesata nel primo tempo, colpita ancora una volta a freddo ma reagisce di rabbia nel secondo grazie ad un sontuoso Federico Chiesa. Nonostante la lunga superiorità numerica (ben 70' in 11vs10) i bianconeri sembrano incapaci di creare pericoli concreti e di sferrare il colpo del KO e, come precedente insegna, si affidano alla deleteria logica secondo la quale "il gol arriverà". Purtroppo però la rete di Rabiot giunge solo a 3' dalla fine dopo che Sergio Oliveira aveva chiuso il discorso qualificazione con una punizione rasoterra, tutt'altro che irresistibile, da 30 metri.


Vengono di nuovo a galla i limiti ed il poco cinismo dei bianconeri. Madama vive di fiammate solitarie che non abbattono il muro eretto da Conceiçao e difeso ad oltranza da Pepe. Il possesso bianconero si ferma alla trequarti e fatica a trovare quel ritmo che servirebbe per cambiare le sorti dell'incontro. Ronaldo, probabilmente già allora più fuori che dentro il progetto, non riesce a dare la scossa ed il risultato punisce la squadra di Torino,


Come Bill Murray ogni giorno si svegliava con "I Got You Babe" dei Sonny&Cher anche noi ci svegliamo con i puntuali sfottò e meme di dubbio gusto. Ricomincio da capo.


The Yellow Submarine


Il nostro loop ci riporta ad un nuovo giorno che, come abbiamo ormai imparato, non si discosta negli esiti dai precedenti. La Juventus per la prima volta in tre anni non deve ribaltare uno svantaggio; tuttavia con l'abolizione della regola del gol in trasferta è comunque costretta a vincere per evitare supplementari ed eventualmente i rigori.


L'occasione è ghiotta. Il Villareal è squadra solida ma non irresistibile, fa della velocità dei suoi esterni e dell'imprevedibilità di Lo Celso e Danjuma i suoi punti di forza. I bianconeri privi di tanti effettivi puntano sul consolidato duo Vlahovic-Morata con Cuadrado esterno e Rabiot in quel ruolo da mezzala/falso esterno/incursore che genera più dubbi che certezze.


Il copione è più simile a quello del Lione che al Porto. La Juventus attacca bene, crea diverse occasioni ed è molto sfortunata con la traversa colpita da Vlahovic. A spegnere ogni velleità ci pensa inoltre Geronimo Rulli che chiude più volte la porta con interventi decisivi.


Il secondo tempo è la brutta copia di quanto visto due anni prima contro i francesi di Garcia. Emery stringe ulteriormente le due linee e gli undici di Allegri non riescono mai a rendersi pericolosi nell'arco di 45'.


Per l'ennesima volta la squadra si nasconde sotto la coperta di Linus di un possesso palla sterile ed orizzontale, volto più alla gestione che all'attacco. Anche in questa circostanza (tre indizi fanno una prova) c'è la percezione diffusa che il gol possa arrivare da un momento all'altro, la grande muraglia magistralmente gestita da Albiol e Pau Torres sembra poter capitolare, la realtà è ben più amara.


Il Villareal rischia zero ed i cambi di Emery sortiscono l'effetto sperato. Gerard Moreno imbuca per Coquelin, Rugani (autore di una buona partita fino al 75', non bisogna svalutare il complesso) lo atterra con uno sciagurato intervento e dal dischetto è lo stesso Moreno che trafigge Szczesny.


Da questo momento ogni analisi diventa vana. Come il PSG la settimana prima i bianconeri si sciolgono, i cambi sono confusionari, il tempo è poco e questo mix di fattori genera un caos tattico che premia prima Pau Torres su angolo e poi Danjuma di nuovo dagli 11 metri. A conti fatti, checché se ne dica, è una disfatta seppur con svariati alibi che una volta erano le scuse dei perdenti. Ricomincio da capo.


La ciclicità di Madama


Siamo giunti al capolinea di questo doloroso viaggio temporale. E' giunto dunque il momento di trarre le conclusioni. Sarebbe facile oggi, ed anche semplicistico, radere al suolo il tempio partendo dalle fondamenta e ricostruirlo in quel di Giugno, tuttavia alcuni aspetti ciclici vanno sottolineati.


Il primo, nonché più evidente, è la mancanza di personalità nei match che contano. Prima la Juventus era nota per cinismo nelle serate che contano davvero ( massimo una quindicina nell'arco dell'intera stagione), da tre anni a questa parte il trend sembra essersi invertito fino all'esasperazione avvenuta recentemente.


I bianconeri finora, aspettando la gara con l'Inter, non hanno vinto nessun big match in stagione eccezion fatta per la gara contro il Chelsea. La sensazione è quella di una squadra timorosa, fragile e spesso distratta che si accontenta in queste occasioni di non perdere piuttosto che di provarle tutte per vincere. Gli errori individuali e gli episodi in queste circostanze hanno fatto il resto; Madama è stata oltremodo punita nelle singole situazioni ma di certo ha fatto ben poco per evitarle e/o rimediare.


Riducendo il campo d'indagine alla mera UCL notiamo un curioso dato: negli ultimi tre anni la Juventus è uscita agli ottavi concedendo per tre volte un calcio di rigore al ritorno. Gli episodi fanno parte del calcio, i cali di concentrazione anche, però qui siamo di fronte ad una casistica che ha quasi del clamoroso. In sostanza ogni anno la squadra che gioca contro i bianconeri ha un rigore gratis, non proprio il massimo. I protagonisti di tali episodi sono cambiati nel corso del tempo, gli esiti, ahimè, no.


La sfortuna quindi gioca ad accanirsi sulla società piemontese, se però tutto ciò fosse indice, oltre che della malasorte, anche di una mediocrità diffusa e di una mentalità divenuta abbastanza rinunciataria? Ai posteri l'ardua sentenza, noi possiamo solo limitarci ad osservare i fatti.


Ultimo aspetto ciclico da osservare: l'incapacità di cambiare ritmo. Da Sarri ad Allegri nulla è cambiato, la Juventus non riesce a cambiare la sua intensità di gioco. A difesa schierata i bianconeri fanno una tremenda fatica a verticalizzare (la colpa non è del solo Arthur) risultando prevedibili e sterili.


Nella gara con il Villareal i due attaccanti sono stati ingabbiati, le due mezzali erano sulla stessa linea del vertice basso ed i due terzini venivano agevolmente contenuti dai quinti avversari. Con questo assetto tattico segnare diventa un'impresa titanica e può avvenire di solito in due soli modi: un'iniziativa di un singolo che spariglia le carte (dribbling, tiro da fuori), un calcio piazzato (rigore, punizione, angolo).


Come sopra gli interpreti sono diversi da Lione ma il risultato è lo stesso. Sembra quasi che la Juventus quando non trovi soluzioni rapide si scopra nuda tatticamente ed incapace di variare il suo stile di gioco, il risultato è di incappare sempre nei soliti errori.


I possibili rimedi per un epilogo diverso


Ultima stazione del loop: la speranza. Ogni anno a mente fredda speriamo che l'eliminazione agli ottavi possa essere la sveglia, dolorosa ma necessaria, per un netto cambio di rotta. Ad oggi tale cambio ha generato tre tecnici diversi (con tre idee di calcio radicalmente opposte l'una all'altra) in tre anni con il solito esito di aumentare confusione e fragilità.


Il sottoscritto non è un super fan di Allegri ma stravolgere tutto ancora una volta sarebbe un errore madornale. Quello che più occorre alla Juve è la stabilità societaria, economica ed in panchina. Se si è deciso di abbracciare un certo tipo di progetto bisogna avere la fermezza di portarlo avanti come ribadito oggi da Arrivabene riguardo gli obiettivi triennali dell'azienda Juventus.


Certo alcune lacune devono essere colmate, non solo a livello di rosa ma anche di mentalità. Appare chiaro come questo gruppo sia ormai svuotato in primis nei suoi senatori, la proverbiale "boccata d'aria fresca" invocata da Allegri con l'arrivo di Vlahovic e Zakaria deve essere un gustoso antipasto di una rivoluzione in rosa che non è più rimandabile, sempre tenendo conto dei parametri economici auto-imposti.


I bianconeri hanno vistose lacune sugli esterni (alti e bassi) ed a centrocampo, i soli Locatelli e Zakaria non possono bastare. La difesa, escluso De Ligt, è ormai logora da mille battaglie ed incapace con Chiellini e Bonucci di garantire stabilità sul lungo periodo. Ci sono ancora da risolvere le spinose questioni riguardante i rinnovi, in primis quello di Dybala, che contribuiscono a creare incertezza,


Il lavoro che aspetta Chrubini ed Arrivabene (oltre a Sartori?) non sarà semplice. Il lieto fine per il protagonista del nostro film avviene quando decide di migliorare se stesso crescendo come persona e trovando il vero amore in modo da spezzare l'incantesimo.


Noi tifosi possiamo solo sperare che avvenga lo stesso augurandoci con tutto noi stessi di non svegliarci più con "I Love You Babe" nell'ennesimo Groundhog Day di Champions League…





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