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Juventus-Atletico Madrid: La Signora in abito da sera

Alla Juve basta una magia di Dybala per conquistare il primo posto del girone, ma la partita racconta una storia più complessa. L’Atletico Madrid arriva all’Allianz Stadium con la necessità di vincere per sperare di passare come prima nel girone, non è dato sapere con quante speranze da parte di Simeone. Premettiamo subito, che l’Atletico è notoriamente in una fase della sua storia di transizione, dovuta ai numerosi cambi di titolare rispetto alla scorsa stagione. Tuttavia, il gioco di Simeone è semplice da assimilare, motivo per cui una visita dei Colchoneros non è mai una gita di piacere. D’altro canto, la Juventus sembrava non avere ancora trovato la quadra, con voci di possibili malumori di CR7, un centrocampo non in forma smagliante, e un Bernardeschi al centro di discussioni. Simeone opta prevedibilmente per il suo classico 4-4-2, con attacco Morata-Vitolo. Coppia scelta sicuramente per sfruttare l’ampiezza da parte del rombo utilizzato da Sarri, che vede Bentancur e Ramsey rispettivamente come mezzala destra e trequartista. Sarri risponde a ciò con De Sciglio e Danilo, terzini che garantiscono più disciplina e copertura difensiva, per quanto la scelta dell'ex-Milan a sinistra è semi-forzata per via dell’infortunio muscolare di Alex Sandro. Nell’economia della partita, specialmente nel primo tempo, è da notare proprio la presenza di Bentancur, con un lavoro oscuro di sponda, condito da qualche recupero intelligente. Il ragazzo sta crescendo, e lo dimostra nell’abilità con cui si associa con Danilo e Dybala, per creare le azioni migliori della prima frazione. Ed è proprio da una di queste combinazioni, al 45’, che Bentancur si guadagna il calcio di punizione che Dybala sfrutta per tirare fuori dal cilindro una conclusione magistrale, beffando Oblak con l’aiuto della traversa. Sulla fascia sinistra, al contrario, la tendenza a isolarsi di Ronaldo non favorisce lo sviluppo di azioni significative, tranne un discreto inserimento di De Sciglio al 30’, che però non porta frutto. La catena di destra sembra essere quella che funziona di più, lungo l'arco della partita. Dal canto loro, i giocatori dell’Atletico non restano a guardare, per quanto un avversario come la Juve, che non ha fretta di aggredire e tirare in porta, è forse uno dei peggiori clienti per loro. Come ampiamente pronosticabile, l’Atletico porta un gioco attendista, con un pressing molto fisico, talvolta esagerato. Le azioni più pericolose della compagine madrilena vengono da cross, orchestrati vista la superiorità numerica sulle fasce. Nel secondo tempo, la musica cambia poco. Per quanto, inizialmente il pallino del gioco sembri saldamente in mano dell’Atletico, i bianconeri non sembrano temere. Si rendono protagonisti specialmente i due attaccanti della Juve. Spunta finalmente Ronaldo, la sua partita aumenta di qualità, rendendosi più associativo. Che abbia capito qualcosa? L’Atletico attacca, sfruttando la riconquista del pallone a centrocampo, producendo decisamente più tentativi di tiro della Juventus - le conclusioni saranno quindici totali contro sei totali dei nostri - ma non certo con più fortuna. Si vede a sprazzi un buon Bernardeschi, che colpisce un palo al 67’. Questa sarà l’ultima vera azione pericolosa da parte della Juventus. L’assalto prolungato da parte dell’Atletico Madrid dà occasione a De Ligt di mettere in luce una ritrovata fiducia, con interventi coraggiosi e dalla tempistica perfetta. L'highlight della prestazione dell'olandese è chiaramente l'occasione negata a Correa, che ottiene applausi scroscianti da parte del pubblico. Il risultato è salvo anche al triplice fischio, subito dopo una chiara occasione a porta vuota fallita da Morata negli istanti finali, sebbene Alvaro fosse nettamente in fuorigioco.



Quello che ci ha colpito della partita di stasera è l'assoluta mancanza di fretta, mista alla metodica applicazione dei principi principali della filosofia di gioco di Mister Sarri. La Juventus non ha mai rinunciato alla risalita del campo sfruttando ogni reparto, con lanci lunghi ridotti al minimo e la maggior parte di giocatori coinvolti. Anche quando l'Atletico ha lasciato spazio alla nostra costruzione bassa, specie nel primo tempo, la squadra non ha affrettato la risalita, probabilmente per evitare trappole di pressing premeditate dal Cholo. La Juventus ha mostrato dunque calma e controllo durante una partita che ha condotto, contro una squadra pronta ad approfittare di qualsivoglia errore. Questo è coerente con il pensiero che debbano essere i bianconeri a tenere l'iniziativa. Una perplessità, che origina da questo approccio, è la apparente scarsa produzione offensiva. La squadra ha risposto alla richiesta di una prestazione di livello europeo sfoderando attenzione difensiva: De Ligt, atteso al varco, non ha deluso. A questo si aggiunge un palleggio a volte molto brillante. Per quanto i numeri siano impietosi nel confronto con avversari e con l'ultima Juve di Max, è pur vero che il modo con cui vengono costruite le azioni sia molto diverso. La manovra proposta da Sarri porta la Juve a produrre sì meno occasioni, ma potenzialmente più pericolose. Il gioco proposto dal tecnico ex-Chelsea e Napoli porta spesso giocatori in area palla al piede, e tutto quello che un piano di gioco può fare non è offrire la certezza del gol, ma solo la maggiore probabilità. Bentancur e Dybala hanno offerto una prestazione più che all’altezza, dimostrando anche un certo affiatamento tra di loro. I due sudamericani si muovono con attenzione e intelligenza, facendo passare in secondo piano la mancanza di disciplina - giallo per lui anche oggi - dovuta alla gioventù dell'uruguagio. Destano preoccupazione Matuidi, Ronaldo e Bernardeschi. Matuidi, centrocampista di grande dinamismo, sembra tuttavia spesso in ritardo, o in necessità di correre molto più di quanto non debba fare Bentancur. Osservando con attenzione, lo si trova infatti spesso fuori posizione, probabilmente non interpretando a pieno i principi posizionali del gioco di Sarri. Ronaldo, per quanto sembri acciaccato, continua a cercare in maniera ostinata l’isolamento contro i difensori avversari, mancando tuttavia la brillantezza fisica che gli consentirebbe di saltarli con agilità. Infine, Bernardeschi pare essere involontariamente alienato: poco cercato dai compagni, sembra egli stesso in confusione sul ruolo che gli viene richiesto di ricoprire. Possiamo solo sperare per Federico che questi dubbi vengano presto sciolti.

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