• Carlo Barone

Il grande pendolo del calciomercato

Il calciomercato appena concluso è stato una discreta sbornia, diciamocelo: spediti due/tre esuberi quasi tutti adeguatamente monetizzati, un centinaio circa di milioni di monte ingaggio alleggeriti, e sono stati integrati in rosa un centrocampista funzionale e la miglior punta del campionato.


Proprio i primi e gli ultimi vogliono essere l’oggetto di questo articolo, una specie di riflessione su affari male gestiti dalla Juventus, e altri che invece sono stati ottimi innesti. Il calciomercato, come dice il titolo, è un pendolo, che oscilla fra i primi e i secondi.


Disastri, spesso annunciati

Per parlare di questo tipo di affari, citeremo due dei giocatori che hanno salutato (si spera definitivamente) Torino negli ultimi giorni: Rodrigo Bentancur Colmán e Aaron Ramsey.


Il problema su Bentancur è duplice, per quanto afferente alla natura economica nella sua interezza: innanzitutto il prezzo, perché si parlò, fra cash e contropartite, di circa un ventina di milioni; francamente, per un centrocampista appena maggiorenne (al tempo), proveniente da una delle generazioni più scarse tecnicamente di sempre della sua Nazionale e del calcio sudamericano in generale, è veramente troppo.


Se ne sarebbe fatto a meno, onestamente, ma Tévez doveva tornare al Boca. Quindi, via libera alle contropartite: dalla cessione dell’Apache, scaturirono elementi quali Vadalá (che, per chi si ricorda, pare stia ancora arrivando a nuoto), Cubas e, appunto, Bentancur. I primi due sono spariti nell’aere, mentre il terzo è stato il migliore dei tre - il che è tutto dire su quanto sia stato un capestro quell’affare…


Il secondo, grande problema economico dell’uruguagio è che, come se non bastasse la già delirante operazione, ci fu infilato anche un cospicuo 50% da corrispondere agli Xeneizes in caso di futura rivendita, abbassato a circa il 35% grazie a quello che, di fatto, è stato un vero e proprio “pizzo” corrisposto una tantum al club Azul y oro.


Solo un pazzo acconsentirebbe a qualcosa del genere, sembra la classica clausola che mette un giocatore di Football Manager quando vuole un qualsiasi giocatore a tutti i costi in rosa fino alla morte e quindi inserisce queste follie pur di convincere il club di partenza a vendere.


Su Ramsey, invece, ci sentiamo di poter dire che il colpo puzzasse a priori: un quasi trentenne, neanche fenomenale, con una carriera da uomo immagine della squadra-meme della Premier League e una cartella clinica evidentemente sceneggiata da David Cronenberg, preso a zero con un ingaggio faraonico, dopo due anni in cui non aveva praticamente giocato, in palese ricerca dell’ultimo pollo da spennare prima di una pensione dorata.


Francamente, l’operazione Ramsey non è salvabile sotto nessun punto di vista, sia apriori- sia aposterioristico, e non è manco chiaro il perché del suo acquisto: lo si è preso per fare plusvalenza? Aveva comunque ventinove/trent’anni, nessuno investirebbe i big money su un trentenne (a parte Paratici), men che meno con uno stipendio da top totalmente immeritato. Lo si è preso per farne un punto fermo? Con che pretese fisiche, di grazia, visto che sistematicamente da inizio carriera non ha fatto un anno intero di fila in campo? Neanche come rincalzo va bene, sotto quest’ottica.


Mettiamoci anche una certa qual tendenza a preferire la Nazionale - che ha in comune col connazionale Bale -, nella quale non ha mai saltato una partita una e anzi, ci è spesso andato a proferire sfottò nei confronti del club dinnanzi ai microfoni. In sintesi: era una bomba a orologeria, e si sapeva.


Questi due sembrano esempi perfetti di come non si fa un acquisto sul mercato, dallo strapagare giocatori che al massimo promettono “benino”, al coprire d’oro gente a palese fine carriera con non si sa bene che progetto dietro.


La contrapposizione che evidenzieremo in questo pezzo: in primo piano, due colpi frutto di operazioni condotte come Dio comanda; sullo sfondo, due risultati che preferiremmo non vedere più, per sconvenienza tecnica e, soprattutto, economica

I colpi riusciti

Gli ultimi due citati all’inizio, invece, sono colpi che a priori possono dirsi ben gestiti; poi magari il campo parlerà diversamente, ma trascorsi e attitudine dei due può promettere molto bene.


Iniziamo dal “colpo di teatro” (semicit.): Dušan Vlahović. Giocatore seguito evidentemente da tempo, coccolato e convinto all’idea di stare andando in una grande squadra disposta a tutto per lui. Certo, è un giocatore di chiara fama, e la bravura di un direttore sportivo non si valuta su questo tipo di colpi “grossi”, che in un certo senso sono capaci molti a perfezionare, però vanno appunto perfezionati.


Qua si parla del capocannoniere del campionato, un giocatore che ha già fatto vedere molto di buono, sia a livello di meri numeri, sia a livello di mentalità. Un goleador che sembra già pronto, che ha già dimostrato cose interessanti. Ripetiamo, è un giudizio sull’operazione in sé e su come è stata condotta, visto che appunto, alla Juventus deve ancora esordire. Ad ogni modo è questo ciò che vogliamo vedere: una dirigenza capace, che tratta in sordina, negando qualsiasi cosa in modo credibile, e all’ultimo puff! salta fuori il coniglio dal cilindro.


Invece, Denis Zakaria è un colpo meno appariscente, e forse anche meglio condotto. Iniziamo dicendo che prendere un giocatore in scadenza per soldi istintivamente suona come una mossa “evitabile” - d’altronde, a giugno lo si sarebbe pagato zero, perché buttare 7 milioni ora?


La risposta è semplice: Bayern München FüssballClub. È risaputo che qualsiasi giocatore in scadenza di contratto in Bundesliga appartenga anima e corpo al club bavarese, che così facendo ha rimpinguato il suo contingente con elementi validissimi che erano stati (spesso volontariamente) liberati a naturale decorso del contratto dalle società d’origine.


Posto che la cifra è comunque irrisoria, contando che Zakaria dovrebbe idealmente occupare il ruolo del succitato Bentancur nell’11 titolare, anche qua si parla di un’operazione ottimamente condotta: un giocatore che ha avuto un ottimo rendimento, soprattutto continuo (vivaddio!), con buon minutaggio e caratteristiche interessanti sia tecniche sia fisiche, per andare a rimpiazzare un esubero, che parte già a priori più funzionale all’idea del tecnico. Insomma, bel colpo.


Conclusione

Condurre un mercato e una trattativa non è cosa da poco: i colpi “grossi”, come detto, sono pane per molti denti, anche se vanno saputi perfezionare; per contro, sono le “piccole cose” a determinare la bontà dell’operato di una dirigenza; Vlahović è uno dei primi, per motivi diversi possiamo considerare tale anche Ramsey, visto che comunque la fama del giocatore e il blasone del club (al di là di tutto, fra i più titolati d’Inghilterra) facevano ben sperare; i Bentancur e gli Zakaria, invece, sono più “piccolo cabotaggio”, colpi meno altisonanti che però fanno, spesso, il bene (o il male) di una squadra.


Insomma, il vento sembrerebbe cambiato. Staremo a vedere se la bontà delle operazioni sarà quella auspicata…

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