• Elia Robino

Cosa ci stanno insegnando i casi Khedira e Higuain



È il 2015. Dopo aver passato mezza stagione fuori rosa al Real Madrid, Sami Khedira finalmente si aggrega a luglio alla Juventus, squadra che se ne assicura le prestazioni sportive a parametro zero, legando il giocatore tedesco ai colori bianconeri con un quadriennale da 3,5 milioni di euro a stagione. Nel 2019 la dirigenza offre al calciatore di origini tunisine il rinnovo di contratto: altri due anni in bianconero e ritocco dell'ingaggio fino a 6 milioni di euro. Khedira accetta.

Sempre stagione sportiva 2015/16, Gonzalo Higuain è dominante per tutta la stagione e coi suoi trentasei gol supera il record fissato sessantacinque anni prima dal milanista Gunnar Nordahl. A fine stagione la Juventus paga la clausola di rescissione da 90 milioni di euro del calciatore argentino e se ne assicura le prestazioni sportive con un contratto di cinque anni da circa 7,5 milioni di euro a stagione.


Siamo dunque nel 2020: sia Khedira che Higuain – entrambi classe 87 – hanno 33 anni e nessun mercato. Andiamo ad analizzare il perché.


Khedira, a 32 anni la dirigenza offre un rinnovo di contratto molto sostanzioso ad un calciatore tanto intelligente tatticamente quanto fisicamente inaffidabile. Morale della favola: negli ultimi due anni non gioca nemmeno duemila minuti tra tutte le competizioni e visto lo stipendio alto e la fragilità fisica non si trova nessuna squadra che voglia ancora puntare su di lui e pagargli uno stipendio monstre.


Higuain viene acquistato invece all'età di ventotto anni ad una cifra da capogiro con i soldi ottenuti dalla vendita di Pogba. Evidente è l'obiettivo della dirigenza, quello di indebolire il Napoli, sua contender negli anni passati per lo scudetto e assicurarsi un calciatore di sicuro rendimento sotto porta. Il primo anno va tutto bene per la Juventus e il Pipita. Nella seconda stagione, nonostante la vena realizzativa sembrasse già un po’ più arida, Higuain continua ad essere utile alla causa e al progetto tecnico. Arriva poi la stagione 2018/19 e con l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla corte di Allegri, la presenza di Higuain comincia a sembrare di troppo nella rosa juventina. Prestato con un diritto di riscatto che non verrà mai esercitato, passerà una prima metà di stagione incolore al Milan e l’altra andrà a vincere nonostante prestazioni non di grande spessore una Europa League tra le file del Chelsea.


L’anno dopo tornerà nuovamente alla Juventus e, nonostante insistenti voci di mercato, rimarrà in rosa. Ma nemmeno la presenza in panchina del suo mentore Maurizio Sarri riuscirà a far tornare Higuain il calciatore totale degli anni del Napoli. Anzi, giornata dopo giornata, sembrerà sempre più preso da problemi umani e personali fuori campo dando una continua idea di assenza e inconsistenza. Ora, a un anno dalla scadenza del contratto, il calciatore pesa ancora 18 milioni a bilancio. Higuain è completamente fuori dai piani dell’allenatore e non sembra che nessuna squadra voglia effettivamente mettere una ventina di milioni sul piatto per assicurarsi le prestazioni sportive di un attaccante dalle grandi qualità tecniche, ma mentalmente troppo debole.


Questione rescissioni


L’evidenza della mancanza di mercato dei due giocatori pone la società di fronte ad un bivio: rescindere i contratti in maniera consensuale o unilaterale - pagando cospicue buonuscite - oppure tenerli fino alla scadenza naturale del contratto lasciandoli liberi di firmare con chi vogliono a parametro zero dal gennaio dell’anno prossimo. Entrambe le soluzioni complicano il mercato in entrata di questa stagione: la prima toglie direttamente risorse dal calciomercato in entrata dovendole veicolare verso gli indennizzi economici ai calciatori. Soprattutto, l'opzione di rescissione unilaterale, farebbe danni enormi a bilancio nel caso di Higuain visto il suo ammortamento residuo. La seconda via, invece, non toglie direttamente risorse all’anno in corso ma blocca quasi 14 milioni di euro netti – lordi sono quasi il doppio – che sono vincolati al pagamento degli stipendi dei due esuberi. Di fatto, i due giocatori, chi per lo stipendio elevato – Khedira – e chi anche per l’ammortamento residuo – Higuain – a meno di un'insperata vendita del loro cartellino alle cifre corrette, incartano completamente le possibilità economiche della Juventus.


Cosa ci insegna tutto questo? In primis che contratti troppo lunghi e giocatori avanti con l’età non vanno bene, soprattutto a certe cifre. Ci ricorda poi che la sentenza Bosman è storia dal 1995. I calciatori sono professionisti con una carriera lavorativa molto breve, e che messi di fronte ad uno stipendio alto, non saranno le loro prestazioni non all’altezza a far rinunciare ai soldi. Compensi che gli devi nero su bianco con un contratto firmato o registrato, che bisogna dunque mettere da parte la pura stima professionale in sede di rinnovi contrattuali ma avere anche la lucidità di fare scelte ciniche verso persone sì, di grande professionalità, ma che non danno garanzie per il futuro. La questione di Higuain e Khedira ci insegna anche che bisogna fare mercato per migliorare la propria squadra e non per indebolire le altre. Perché un calciatore pagato novanta milioni non può dopo due anni essere già un peso per la squadra. In conclusione, le vie del mercato sono infinite. Specialmente in un anno difficile dal punto di vista finanziario come questo, in cui i soldi sono un po’ pochi per tutti e difficili da spendere. L’allenatore è di rottura con il passato, vediamo se lo sarà anche il mercato.


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