• Nicola

Confusa e (in)felice

Questa è probabilmente la definizione più indicata per la Juventus degli ultimi tre anni.

Nonostante che in questo lasso di tempo sia riuscita a vincere 2 scudetti, 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe italiane, la Vecchia Signora appare una squadra malata... ma perché? Perché il malessere o l’infelicità che attanaglia la tifoseria bianconera è in continua ascesa?


Difficile dare una risposta razionale ad una sensazione guidata più dalla soggettività che dai dati (5 trofei in 3 anni), e provarci può portare a tante strade senza individuare con lucidità una giusta risposta.

Proviamo ad analizzare, partendo dalla società:

nel periodo compreso fra il 2018 e 2021 si contano

4 allenatori, 2 direttori sportivi e 2 amministratori delegati.

Poi l’ingaggio e la cessione di Cristiano Ronaldo, svariati giocatori bocciati e dunque scelte di mercato rivelatesi inappropriate.


Nonostante questi numeri negativi, i risultati sportivi sono arrivati e anche in discreta abbondanza.

Siamo noi tifosi quindi la componente di emotività malata?

Aver instaurato una monarchia (cit. Antonio Conte) di vittorie può influire sul modo in cui si guardano le partite?


Ragionevolmente pensiamo di no, non sono le tante vittorie passate che influiscono nel giudicare le prestazioni della squadra, perché anche se è presente una componente di soggettività, le emozioni sono spontanee e non a comando.

Pertanto l'insoddisfazione che serpeggia tra noi tifosi si può definire reale.

La squadra sembra non avere un’anima, e il deficit tecnico sembra essere abbastanza rilevante.

Ma la nostra serie A presenta un tasso tecnico così elevato?

Anche a questa domanda risponderemmo di no, ma anche ad avere dei deficit a livello tecnico non giustifica certe prestazioni.


L'incapacità di rinnovarsi profondamente

La Juventus ha provato a rivoluzionarsi nel corso della sua storia, ma gli esiti non sono stati quelli sperati. Basti pensare alle rivoluzioni troncate di Maifredi e Maurizio Sarri, entrambe naufragate dal giorno alla notte.

Questa incapacità di saper gestire un auto-cambiamento (poiché nessuno lo aveva imposto) è allarmante oltreché incoerente con le scelte dichiarate, ovvero presidiare o attrarre nuovi mercati, nuovo pubblico - identificato come i millennials - con l'aggiunta della scelta di adesione alla SuperLega.


Perseguire un obbiettivo si sa richiede coerenza e insistenza non certo abiurarlo alle prime difficoltà come effettivamente è avvenuto con Sarri e Andrea Pirlo, e in precedenza Luigi Maifredi.

Il Covid non può essere una scusa visto che ha colpito tutte le società, ovviamente ha inciso nei conti economici, eppure se si pensa all'Inter di Marotta nell'ultima sessione di mercato è riuscito a rinforzare la squadra grazie a scelte attinenti al disegno tattico della squadra.

Da qualche tempo invece la Juventus ammassa solo nomi senza un effettivo criterio tattico. Le cui carenze abbondano così come i doppioni.


Quale evoluzione

Dopo il via libera della Consob (un mese fa circa) alla nuova ricapitalizzazione di circa 400 mln decisa dal CDA di questa estate, perlopiù volti a coprire i mancati incassi dovuti alla pandemia quale sarà l'evoluzione?

Quale strada intraprenderà la società di Andrea Agnelli?

Se nel breve periodo non sembrano esserci rosee prospettive di acquisti, notare che della ricapitalizzazione si sono fatte carico in qualità di garanti, due colossi finanziari americani: le due banche d'affari JP Morgan e Goldman Sachs, oltre al gruppo Unicredit e Mediobanca, apre o lascia intuire spazi di ottimismo. Giova ricordare inoltre che JP Morgan è la banca che ha finanziato la SuperLega. Un colosso finanziario si fida di una società che cambia allenatore passando dalla scelta più evoluta a quella dell'allenatore restauratore?

O dalla scelta di collaboratori vicini, inteso come conoscenti/amicizie, di Andrea Agnelli e non persone con specifiche competenze? Bisogna ammettere che appare strano o quantomeno incauto

In questo articolo abbiamo cercato solo di tratteggiare il recente passato e lo scenario attuale senza entrare nell'ambito prettamente sportivo. Oggi si gioca, c'è già l'Atalanta e ogni discorso cade nella voragine delle partite ogni tre giorni.

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