• Carlo Barone

Azzurro e bianconero: una faccia, una squadra

La Nazionale è storicamente la crême de la crême di cosa un paese ha da offrire, calcisticamente parlando.


Il concetto di “blocco” è altrettanto preponderante, vale a dire quello zoccolo duro rappresentativo di una certa squadra o di un certo campionato che viene trapiantato in Nazionale; molti club han fatto le fortune di una Nazionale e viceversa, creando gruppi disposti a difendere sia i propri colori “di stato”, sia quelli “locali”.


L’esempio più lampante è il FC Bayern München: Beckenbauer, Gerd Müller, Kohler, Matthäus, Neuer, Lahm, Thomas Müller… tutti campioni e vincitori, tanto in Baviera, quanto con la Nazionale. Oltretutto, il modello della Bundesliga storicamente tiene il club bavarese in palmo di mano, con tanti giocatori giovani, forti e tedeschi passati in Baviera a prezzi di favore o addirittura a zero. Si può ben dire che abbia pagato, almeno per il Bayern e per la Mannschaft.

La Germania campione del Mondo nel 2014. La squadra, esempio recente di "blocco" Bayern, includeva Neuer, Boateng, Lahm, Götze, Kroos, Schweinsteiger e Müller, ben 7 titolari su 11, una cosa vista in Italia forse solo col Grande Torino

La Spagna e il Real Madrid sono un caso simile, ma è interessante osservare come soltanto da relativamente poco sia arrivata la definitiva consacrazione internazionale per la Roja; i mostri del Barcellona, in questo senso, hanno costruito una sterzata decisiva, per quanto gli storici “blocchi” madridisti provenissero da squadre capaci di dominare in lungo e in largo… Si può dire che elementi come il pecho frío o il miedo escénico, non palesatisi a livello di club, tendevano invece spesso a deflagrare in tutta la loro potenza in Nazionale… in più, è significativo il dato del trascorso Europeo 2020, in cui le Furie Rosse conquistano una buona semifinale pure presentandosi per la prima volta di sempre senza giocatori delle Merengues fra i convocati. Inversione di tendenza?


Nonostante una storica e importante componente "blanca" nella Spagna, sono stati di fatto questi tre signori qua a rendere la Roja la Nazionale vincente e dominante che abbiamo imparato a conoscere

L’Inghilterra, invece, ha da sempre puntato su un “blocco” riferito al campionato in generale, piuttosto che a una singola squadra. Questo, tuttavia, non vuol dire che l’Inghilterra non sia mai stata forte, anzi: nei primi anni ‘00, ad esempio, esplose una generazione di platino, neanche d’oro: Lampard, Gerrard, Beckham, Rooney, Scholes e chi più ne ha più ne metta… e sono riusciti a non vincere nulla e a fare figuracce anche con questa gente in campo.

Probabilmente, non è solo un problema di dove e come vengono selezionati i giocatori. Tuttavia, se si pensa a un torneo come la Premier, dove la rivalità fra singole squadre ha da sempre connotazioni molto radicate ciò difficilmente si sposa col concetto di “remare tutti dalla stessa parte” e giocare per un fine comune.


Raheem Sterling e Joe Gomez; un esempio di caso limite, coi due giocatori convocati in Nazionale all'indomani di questo episodio, e il giocatore del City rispedito a casa dopo che in ritiro aggredì fisicamente il compagno/rivale. Com'era già il detto? "Ciò che accade in campo..."

Infine, arriviamo al campionato italiano: le tre grandi storiche han da sempre dato soddisfazione agli Azzurri, e con un po’ di sana prosopopea, possiamo dire che la Juventus sia stata la massima contributrice per l’Italia, visto che quasi tutte le vittorie più fulgide della Nazionale sono arrivate con un corposo “blocco” bianconero.

Si inizia con la Juventus del Quinquennio d’oro, che dà a Vittorio Pozzo tanti titolari per quello che è ad oggi il ciclo vincente più fertile della nostra storia; segue l’Europeo del 1968, in cui figuravano Zoff, Anastasi e Castano, per quanto quell’edizione vide un più corposo contributo della terza squadra di Milano; Bearzot costruì poi l’impresa del Mundial 1982 con IL “Blocco-Juve” che tanto aveva fatto storcere il naso ai giornalisti pro Roma… si può dire che abbia avuto ragione il tecnico.


L'Italia al Mondiale 1982, forse il più alto picco toccato dall'"Ital-Juve": in campo scendevano stabilmente i bianconeri Zoff, Scirea, Cabrini, Gentile, Tardelli e Pablito Rossi, e fu proprio questo "blocco" a consacrare gli Azzurri campioni a Madrid


L’epopea degli anni ‘90 invece fu segnata da un dualismo coi rossoneri meneghini, e fu vanificata quasi in toto: nonostante gente come Del Piero, Inzaghi, i due Baggio, Peruzzi, Torricelli e Soldatino Di Livio, infatti, la Nazionale forse più forte di sempre fu ostaggio delle “trovate” tattiche di un Arrigo Sacchi in versione Guardiola ante litteram.


Infine, il 2006 fu la sublimazione dell’arte: una Juventus fresca di retrocessione manda in Germania Del Piero, Zambrotta, Buffon, Camoranesi e il capitano Cannavaro, e questi 5 calciatori contribuirono a realizzare una delle pagine piú gloriose dei libri di storia pallonara tricolore. Due di questi sul podio di France Football per l’assegnazione del Pallone d’Oro.

Fra il vittorioso Mondiale tedesco e la gestione Mancini, il contributo della Juventus ha avuto un periodo di ”buio” per certi versi, con il “blocco” limitato ai difensori centrali e il solo Marchisio, che però abbandonò la casacca azzurra abbastanza prematuramente. L’Europeo 2016 vide fra i “nuovi” convocati bianconeri Simone Zaza e Stefano Sturaro… gente che ricordiamo con affetto, sicuramente, ma non per le doti tecniche.


Immagine emblema di quel nefasto venerdì 13 novembre 2017. Dalle stalle...

L’”apice” lo si tocca nella disastrosa campagna eliminatoria di Russia 2018, in cui oltre ai già citati difensori nessun bianconero praticamente riuscì a entrare nel “giro” della Nazionale. Non è un caso che la Nazionale abbia toccato il suo minimo storico senza gobbi in rosa.

La certificazione si è avuta col vittorioso Europeo 2020: ai veterani Chiellini e Bonucci si sono aggiunti Bernardeschi e Chiesa, e Locatelli si è unito alla truppa poco dopo. Questo rappresenta un segnale importante per il futuro, e di cui la Juventus dovrebbe tenere conto: coltivare un “blocco” in casa propria aiuta sé e gli altri. E chissà che anche Kean non possa farne parte in pianta stabile, un giorno...


...alle stelle. Sembra incredibile che queste due immagini siano distanziate di poco più di tre anni, ma il ritorno in auge di alcuni elementi bianconeri, e l'innesto di quell'iradiddio di Chiesa han contribuito a tutto questo. E vedere il nostro capitano alzare quella Coppa è ulteriore motivo d'orgoglio

Insomma, investire in casa propria paga, per tutte le parti in causa. Va saputo fare, certo, e individuare elementi forti e continui è lavoro sottile.

Tuttavia, fa piacere vedere che questo aspetto sia nuovamente tenuto in considerazione dalla Vecchia Signora.

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