• Andrea Giostra

Alla scoperta di Julian Alvarez: il prossimo grande talento argentino per la Juventus?


(Lorenzo Pietro Baldassarre)

Dušan Vlahović, Darwin Núñez, Lorenzo Lucca e ora anche Julián Álvarez.

Il reparto offensivo bianconero e la sua sterilità sono probabilmente le questioni più spinose di questa stagione. Con il mercato invernale ormai alle porte è tempo di riflessioni in casa Juventus, accompagnate dal brusio dei media che ha innescato la “girandola” delle punte. Ogni giorno un nome diverso, e l’ultimo in ordine di tempo è quello del gioiellino argentino del River Plate, Julián Álvarez.

È chiaro da tempo che la strategia e la vision della Vecchia Signora, quasi come un ossimoro, siano improntate sullo svecchiamento della rosa e sull’investimento in giovani di prospettiva. Se il sogno resta il bomber serbo della Fiorentina, il cui possibile acquisto richiederebbe uno sforzo economico non da poco, è evidente come ci si debba guardare necessariamente intorno per soluzioni altresì efficaci ma dai costi contenuti, ed è qui che entra in gioco Julián Álvarez.

Ma chi è Julián Álvarez?

Julián Álvarez nasce il 31 gennaio 2000 a Calchín, una piccola cittadina di circa 2500 abitanti nella provincia argentina di Córdoba. A soli 11 anni si fa già notare nella sua squadra cittadina, l’Atlético Clachín, per l’incredibile quantità di gol segnati nei campionati regionali, circa 40 a stagione, portando su di sé gli occhi degli osservatori di tutto il mondo. Le offerte non tardano ad arrivare, e la prima a giungergli è quella del Real Madrid, infatti i Blancos gli danno la possibilità di fare un provino in un torneo spagnolo per poi entrare a far parte della loro cantera. Il suddetto torneo, manco a dirlo, viene vinto dalle giovanili del Real, con il giovanissimo Alvarez che spicca su tutti, ma qui giunge un grande problema: i Blancos (così come gli altri club europei), non possono mettere sotto contratto alcun giocatore extra-comunitario al di sotto dei 13 anni, a meno che tutta la sua famiglia si fosse trasferita e trovato lavoro nella stessa nazione, cosa che ha reso impossibile il trasferimento alla corte di Florentino Pérez.




La consacrazione in patria

Tornato in patria, gli si prospettano diverse possibilità, quali giocare per il Boca Juniors (club con cui si è allenato per qualche mese), Talleres de Córdoba e Argentinos Juniors, tutte proposte che non entusiasmano Julián, che ha in mente una sola squadra: il River Plate.

Alla fine del 2015 los Milionarios ingaggiano il giovane talento argentino, facendolo passare prima per le fila del River U20, poi per il River II e successivamente in prima squadra.

Il debutto con i grandi arriva il 27 ottobre 2018, grazie anche alla lungimiranza del tecnico Marcello Gallardo, e da qui la strada è tutta in discesa: con il River vince la Copa Libertadores, la ReCopa Sudamericana e la Coppa Argentina, mentre con la Nazionale vince la Copa America 2021, ma la stagione della vera consacrazione di Alvarez è proprio quella corrente, con all’attivo ben 15 gol e 6 assist in 16 partite partite di Superliga (il Campionato Argentino, ndr), con un ratio di 1.02 goal a partita.




Il ruolo e le caratteristiche di Julián Álvarez

“Il ragno” (com’è soprannominato affettuosamente dai tifosi del River) - 170 cm per 70 kg di peso - è il perno fondamentale del reparto offensivo della squadra di Marcello Gallardo, allenatore che ha come mantra il 4-4-2 ma per il quale ha ricoperto diverse posizioni sul campo da gioco: trequartista, ala, esterno e, quella che ha ricoperto con più fortuna, punta centrale, ruolo in cui in questa stagione ha giocato in 12 partite segnando 14 gol e 6 assist.

Nella fase di costruzione non è molto attivo, tendenzialmente non torna su per prendersi palla, ma i suoi movimenti e il suo posizionamento gli permettono di spezzare le linee e progredire ottimamente palla al piede, anche grazie ai suoi movimenti dietro la linea difensiva, creando spaziature interessanti e occasionalmente ricevere palle lunghe in profondità.

In attacco esprime il meglio di sè: grande dinamicità, in costante movimento per creare linee di passaggio ovunque negli ultimi 30 metri, con un’ottima abilità nello smarcarsi e trovare spazi sia per le palle corte che lunghe, un buon dribbling per saltare l’uomo nel 1 vs 1, un pregiato primo tocco e un ottimo controllo della palla, capacità di duettare bene con i propri compagni di squadra, con abilità nella finalizzazione: lucidità e freddezza che solo i più grandi hanno.

Ma oltre alle abilità tecniche e tattiche, vanno menzionate una mentalità e delle letture del gioco che sono fuori dal comune per i suoi coetanei, avendo delle capacità decisionali ottime, brevissimi tempi di reazione e un’ampia visione di ciò che accade attorno a lui.

Oltre a ciò, anche caratterialmente si distingue per la consapevolezza dei propri mezzi, aggressività e un atteggiamento distinto che lo portano sempre a lottare e a dare il 100%.

Non si risparmia il ragazzo.

Non fa del fisico il suo pezzo forte, a causa della sua statura e peso che lo portano spesso a perdere i duelli fisici e aerei, ma anche qui riesce a sfruttare l’esilità a suo vantaggio, muovendosi rapidamente e intelligentemente, anche grazie alla velocità nel pensare alla giocata.

Cosa può dare alla Juventus?

Alla Juventus potrebbe dunque arrivare un altro calciatore che non è propriamente il classico bomber, ma idealmente un ibrido tra prima e seconda punta, un ottimo complemento d’attacco nel caso Madama facesse un sacrificio per portare alla propria corte Dušan Vlahović, creando così interessanti combinazioni offensive che vedrebbero il bomber serbo come estremo terminale offensivo e il talentino argentino libero di spaziare dietro di lui oppure sulle fasce, in modo simile a come fa Nico González nella Fiorentina.

Ma quindi, è da prendere o no?

Facendo un ragionamento di più ampio respiro, e anche lasciandoci prendere da facili sentimentalismi e perfino ignorando le condizioni economiche, è chiaro che il primo obiettivo della società bianconera, viste le evidenti difficoltà ad arrivare al gol dovrebbe essere Dušan Vlahović, del quale abbiamo già ammirato le gesta tecniche nel nostro campionato, già sinonimo di sicurezza e garanzia di rendimento.

Tuttavia, un giocatore così promettente e dal talento cristallino come Álvarez non va assolutamente perso di vista, sia perché in scadenza nel dicembre 2022 (con la possibilità di imbastire, se il giocatore vuole, un’operazione in stile Kaio Jorge), sia per il costo contenuto - circa 20 milioni - e infine perché trattasi di un ragazzo di carattere, personalità e una voglia di fare vitale per risvegliare un ambiente sopito e con poca garra.



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