• Lino Basso

Il silenzio, le dichiarazioni: le scuse, solo se necessarie. Controversie in casa Juventus

Tutti noi essere umani disponiamo del dono della parola, così come del potere discrezionale di utilizzarlo. Sfortunatamente, alcuni la usano per gridare alla vergogna, e per pretendere scuse anche quando non dovute.


Si può riassumere così il caos (seppur breve) scoppiato intorno alla Juventus Women e a Cecilia Salvai, incolpevole protagonista di una vicenda legata a una innocente foto che la ritrae dopo un allenamento in vista del Trofeo Gamper (che per la prima volta nella sua storia avrà il classico match tra Juve e Barcellona anche tra le due compagini femminili).


Nelle prime ore serali di giovedì 5 agosto, il profilo Twitter della J-Women pubblica una foto di Salvai dove fa il classico gesto degli occhi a mandorla, con tanto di cinesino sopra la sua testa. Un gesto assolutamente scherzoso, sia nell'intento della calciatrice, che del responsabile dell'account social.

Chi visita spesso Twitter, saprà che spesso vengono pubblicate foto che ritraggono momenti di relax tra un allenamento e l'altro, con frasi assolutamente ironiche e scherzose. Eppure, c'è chi ha usato la foto come pretesto per alzare un polverone assurdo e incredibile di polemiche per una foto che, secondo il loro discutibilissimo modo di vedere, aveva carattere discriminatorio, se non razzista.


Tanti, anzi tantissimi, i messaggi di sdegno, rabbia e vergogna all'indirizzo della società bianconera, colpevole di aver commesso - secondo la platea - un gesto brutto e offensivo.


Non solo molti asiatici, ma anche utenti francesi e di altre nazioni, forse spinti dalla voglia di alimentare il fuoco di una rivalità con gli italiani che va avanti da fin troppo tempo.

Un’ ondata di critiche e accuse forse senza precedenti, ma scatenata dal nulla: ciò che muove tutte queste persone, è la ricerca spropositata del “politically correct”.


Viviamo in un’ epoca dove non si può più dire niente di normale e innocente, per essere subito bersagliati come razzisti, o come persone inopportune.

Il politicamente corretto portato all’ estremo può veramente diventare un’ arma pericolosa, troppo spesso impugnata dalla platea social, che si risveglia paladina di non si sa quale senso del pudore.


De Andrè diceva: “si sa che la gente dà buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio; si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio”.

Illuminante nel caso di specie.


Già, perchè accusare una ragazza che vanta un palmares di tutto rispetto, che ha saputo sempre rialzare la china dopo diversi guai fisici, e per tutto ciò che ha dato sia alla Juve che alla nostra Nazionale e che, soprattutto, non si conosce realmente al di fuori dal campo, è alquanto vergognoso.


Le vere controversie, i veri problemi, le vere discriminazioni, sono ben altre. Sempre.

Non si comprende lo sdegno di tante persone che si sono scandalizzate per un gesto palesemente privo di intenti discriminatori, ma puramente giocoso.

Evidentemente la coerenza non è di casa per molti.

Intendiamoci, nessuno sta dicendo di diventare volgari e rozzi dall'oggi al domani, ma nemmeno di farsi piegare totalmente dal cavalcante fenomeno del Politically Correct.

La sua esasperazione a livelli folli, per esempio, ha portato gli autori Disney a vietare alcuni dei film più classici e acclamati. Emblematico per capire sin dove si possa arrivare.


Un ulteriore particolare di questa brutta vicenda, sono le scuse ufficiali della Juventus: sia chiaro, chiedere scusa è uno di quei gesti che ormai pochissimi sanno ancora fare, ma a patto che ci sia realmente qualcosa per cui valga la pena fare il fatidico passo indietro, e ammettere le proprie colpe.

Qui la Juventus, a parere di chi scrive, ha sbagliato: chiedere scusa per il nulla, è inutile, oltre che privo di senso.

Non solo, il messaggio lasciato tramite il profilo ufficiale Twitter riservato alle attività della squadra maschile bianconera, lascia pensare che la "profonda riflessione" che la società si è promessa di fare possa concretizzarsi in un provvedimento per l’addetto stampa bianconero, o per chi gestisce il canale social.

Anche qui, si tratterebbe di un’ azione totalmente ingiusta e priva di senso, che legittimerebbe solo la battaglia degli esasperati sostenitori del “politicamente corretto” ad ogni costo.


A chiudere un cerchio infernale ci pensa Adidas, che pare abbia chiesto un colloquio urgente con i vertici bianconeri per discutere dell'accaduto. Il movente del colosso sportivo tedesco sembra ben definito: il "razzismo", o la "discriminazione", seppur involontaria, non può essere tollerata. Questo però, sa di mossa "furba" per abbassare costi di sponsorizzazione.

Proprio loro, tuttavia, dimenticano di essere spesso al centro di inchieste sullo sfruttamento dei propri lavoratori.


Insomma, chi ha veramente una coscienza sta dalla parte di Cecilia: non si può e non si deve mai accusare ingiustamente qualcuno di un qualcosa che non ha minimamente commesso. Non può più essere tollerato che certe bigotte estremizzazioni possano fare questo genere di danni a persone e ambienti come quello bianconero femminile, non può più essere tollerato che la gente, proprio in preda a questa smania di cieca giustizia, alzi dal nulla una serie violenta di polemiche quando per casi ben più gravi, di qualunque altro genere o contesto, non dica una singola parola e non alzi alcun dito.

Come già detto in precedenza, sono ben altre le vere vergogne, ma la mancanza di coerenza porta a questo. È ora di finirla, va necessariamente fatto un passo indietro su questo fronte, anche solo per preservare un minimo di coerenza.

Basta volerlo sul serio.

Cara Cecilia, non ti curar di loro, non sanno quel che dicono, probabilmente non hanno nemmeno uno scopo nella vita se non quello di polemizzare sempre e senza conoscere nulla sull'argomento. La loro fortuna, è che il vero razzismo e/o discriminazione, non l'hanno mai vissuto sulla loro pelle. Sii sempre te stessa. Sempre al tuo fianco.

Quando lo ha fatto lui, tutti zitti. La coerenza....


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