• Elia Robino

Suarez-Juve: come mai non si è potuto fare niente e cosa c'entra in tutto questo Matteo Salvini


Luis Suarez verrà ricordato negli anni dai tifosi juventini come un grandissimo rimpianto. Ad un passo dalla squadra bianconera per giorni viene difficile accettare che per una questione burocratica uno degli attaccanti più forti della sua generazione non abbia potuto vestire il bianconero.


Questo mi ha fatto venire voglia di indagare un po’ sulla vicenda: ma davvero Suarez non poteva prendere la cittadinanza italiana entro il 5 ottobre?

Prima facciamo un passo indietro.


Perché Suarez può diventare cittadino italiano.


Lo status di potenziale cittadino italiano gli viene concesso dal suo matrimonio con la bipolide Sofia Balbi, in possesso della doppia cittadinanza uruguagia e italiana per via delle evidenti origini italiane ancora ben identificabili nel suo cognome. Non ci è dato sapere se la signora Balbi abbia acquisito la cittadinanza tramite ascendenza paterna per antica immigrazione, come previsto dalla Legge n.555 del 13 giugno 1912, oppure sia figlia di una ricerca familiare e richiesta più recente, in ogni caso rimando la curiosità del lettore alla consultazione della circolare K. 28.1 dell'8 aprile del 1991, che spiega in maniera esaustiva iter e caratteristiche che deve avere il cittadino straniero di origini italiane per ottenere la doppia cittadinanza.


Torniamo però a Suarez: avendo lui contratto matrimonio con cittadina italiana rientra nella fattispecie descritta dall'articolo 5 della L. n. 91 del 5 febbraio 1992 in materia di nuove norme sulla cittadinanza:

«Il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano acquista la cittadinanza italiana quando risiede legalmente da almeno sei mesi nel territorio della Repubblica, ovvero dopo tre anni dalla data del matrimonio, se non vi è stato scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili e se non sussiste separazione legale.»


Non essendo residente in suolo italiano, Suarez intende far valere i tre anni di matrimonio con la Balbi, sposata nel 2009 ad Amsterdam, città dove segnava i primi gol europei militando tra le file dell'Ajax.


Come funziona la richiesta di cittadinanza.



La richiesta va inoltrata alla Prefettura di competenza – o, se si vive all’estero come nel caso di Suarez, al consolato – che una volta controllata la congruenza di richieste e documentazione invia la pratica in istruttoria al Ministero dell’Interno. Una volta arrivata al Ministero lo stesso decide per l’accettazione o il rigetto della stessa, che può essere dovuto o ad una situazione di carichi pendenti verso la giustizia anche di paese estero, oppure al caso in cui il soggetto sia considerato un “pericolo per lo Stato Italiano” – sinceramente dubitiamo delle velleità terroristiche di Saurez, nonostante i morsi -.


Fino al 2018 per le domande di cittadinanza per matrimonio era in vigore il silenzio assenso. Se la domanda non veniva rigettata dopo 730 giorni (due anni) la domanda era accolta in automatico.

Qui, però, entra in gioco l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini che con il cosiddetto “Decreto Salvini”, ossia il Decreto Legge n. 113 del 4 maggio 2018, entrato in vigore il giorno seguente, allunga il termine massimo per l’accoglimento delle domande a quattro anni e soprattutto cancella il silenzio assenso: la pratica di cittadinanza non godrà più di questo meccanismo per arrivare ad esito, ma dovrà essere oggetto di provvedimento da parte del “MinInt.”


E in tutto questo l’esame di lingua italiana cosa c’entra?



C'entra, c'entra. Sempre il sopracitato Decreto Salvini contiene un emendamento che aggiunge alla L. 91 del 5 febbraio 1991 l’art. 9.1 che rende ostativo per l’accoglimento della domanda la presentazione da parte del richiedente di una certificazione di lingua italiana B1 rilasciata da un ente certificatore accreditato e riconosciuto dallo Stato. L’esame di lingua - a differenza del termine di durata del procedimento amministrativo per l’accoglimento delle domande - si applica solo alle richieste presentate post decreto Salvini. Questo ci dà un importante limite temporale: avendo Suarez dovuto conseguire questa certificazione, sicuramente la sua richiesta di cittadinanza è stata fatta meno di due anni fa, pur non conoscendo la data certa di presentazione della stessa.


Cosa possiamo dedurre da tutte queste informazioni?


Riassumendo: Suarez ha sicuramente tutte le carte in regola per ottenere la cittadinanza, altrimenti non sarebbe arrivato a sostenere il B1 di italiano. L’unico suo nemico è il tempo. Ma perché non inviare comunque tutta la documentazione e oliare la macchina pubblica in modo da renderlo comunitario entro la fine del mercato?


Perché la famiglia Agnelli-Elkann preferisce evitare di attirare troppo l’attenzione su di sé (ad avviso di chi scrive).


Ancora freschi delle critiche arrivate da un po’ tutte le forze politiche – ma con particolare veemenza da parte dell'europarlamentare Carlo Calenda – per il prestito di oltre sei miliardi garantiti dallo Stato concesso da Intesa San Paolo, la prudenza (almeno dal punto di vista mediatico nell’interfacciarsi con gli organi della Repubblica) è d’obbligo. Ma oltre a questo vi è anche una questione morale che, probabilmente, nella valutazione conta ancora di più: è opportuno che un calciatore ottenga in tempi brevi una cosa che per l’uomo comune è normale si protragga anche oltre i cinque anni?

Sospetto – non ne ho prove – che si sia preferito lasciar stare per non attirarsi le critiche di una grossa fetta della società civile.


Ma è giusto tutto questo?


No. Non è giusto che Suarez non possa ottenere in tempi congrui per il suo lavoro la cittadinanza come è assolutamente ingiusto che lo straniero senza santi in paradiso debba passare una via crucis di burocrazia e tempi tecnici infiniti per ottenere una cosa che, una volta verificata la sussistenza dei requisiti, è sua di diritto. Il giornalismo sportivo e quello generalista si sono subito lanciati in critiche feroci verso Suarez e la Juventus ma sbagliano il punto: il problema non è Suarez che ottiene la cittadinanza troppo velocemente, quanto la gente comune che la ottiene troppo lentamente. È lì che bisogna lavorare, nel migliorare il sistema, non nel renderlo draconiano per tutti.

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