• Francesco Rea

Poteva essere tante cose, e non è stato niente

Poteva essere l'ennesima grande stagione, guidata dal lavoro e dal rinnovato entusiasmo di una nuova guida tecnica, che avrebbe avuto il difficile compito di invertire la tendenza di una lenta involuzione tattica e di qualità.

La società ha deciso di rischiare ed affidare il timone ad un neo-allenatore, intravedendo in lui le idee e le qualità di un predestinato. Scelta che si è rivelata quantomeno azzardata e la squadra è stata trascinata in una spirale senza fine, che oltre alle problematiche del campo ha evidenziato una seria mancanza di personalità.

Il mister dal canto suo è apparso impreparato ed incapace di guidare la squadra con decisione, ruolo complicato in condizioni normali, figurarsi farlo in un mare in tempesta.

Poteva essere una buona stagione, in piena lotta con le milanesi per le posizioni di alta classifica. La vittoria non sarebbe stata comunque scontata, ma avremmo avuto l'orgoglio di combattere fino alla fine e di difendere degnamente lo scettro tricolore. Ma il campo da giudice supremo ha manifestato la sua verità e palesato l'inadeguatezza di una squadra che solo all'apparenza sembrava poter competere ad armi pari, ma che nella lotta non ci è realmente mai entrata. Anzi, si è sgretolata lentamente sotto i temibili colpi delle squadre di bassa classifica.


Poteva essere un’annata di costruzione, fondata su idee nuove e sulla volontà di cambiare senza la paura di commettere errori. Errori che, è inutile negarlo, sarebbero stati commessi data l'inesperienza della guida tecnica e l'età media della rosa più bassa, ma l'importante era iniziare a tracciare la strada, riportare in carreggiata la squadra e prepararla ad un ritorno ai massimi livelli competitivi. Gli esordi sono stati positivi: qualche buona prova, soprattutto in terra straniera, accompagnata da prestazioni convincenti; si iniziava anche ad intravedere un incoraggiante percorso di crescita sotto diversi aspetti. Questo prima di perdere la retta via, a causa di scelte contorte e di numerosi infortuni che hanno portato ad un'infinità di cambi tattici, togliendo ulteriori certezze ad una squadra già disorientata.


Poteva essere un anno di transizione, volto a far crescere insieme tecnico e i componenti della rosa più inesperti, magari offrendo il giusto spazio anche a qualche valido prodotto del settore giovanile. Anche sotto questo aspetto forse è mancato un po' di coraggio, vuoi per il dovere di ottenere la vittoria sempre e comunque, vuoi per non rischiare di depauperare il capitale umano della prima squadra. Il risultato? Pochi componenti della rosa hanno effettivamente migliorato il proprio rendimento rispetto alle scorse stagioni, di questi la maggior parte sono atleti già affermati, molti invece hanno visto precipitare la qualità delle proprie prestazioni.


Poteva essere una stagione di sofferenza e sudore, che ci avrebbe visto lottare fino all'ultima giornata per raggiungere l'obiettivo minimo prefissato: la qualificazione in Champions garantirebbe infatti le risorse necessarie per ricostruire con più tranquillità e ci permetterebbe di continuare a confrontarci con le migliori d'Europa. Ma la squadra sembra essersi arresa prima del previsto mostrandosi, in più occasioni, totalmente incapace di resettare le proprie priorità e di concentrarsi in vista dell'ultimo sforzo. Si è creato un clima di ineluttabilità che ha coinvolto anche gran parte della tifoseria, prima nevrotica e avversa alla resa, ora rassegnata e disillusa. D'altronde è difficile crederci se non ci crede in primis la squadra.


E infine, potevano essere parole diverse, Gigi, o diverso poteva essere il momento in cui esporsi. Non è questo il tempo degli addii e dei ringraziamenti, dopotutto siamo in ballo e "lottare fino alla fine" non dovrebbe essere solo uno slogan.


La fine di un ciclo prima o poi doveva arrivare, ma il modo di abdicare poteva essere decisamente diverso.


Poteva essere tante cose, e non è stato niente.

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