• Pasquale Troiano

Partita pessima al Do Dragao, un film già visto

Aggiornato il: feb 22

Il match di ieri sera lascia ben poco di confortante alla Juventus di Andrea Pirlo, tranne, paradossalmente, il risultato: una sconfitta con gol in trasferta che tiene viva una squadra che ha fatto di tutto per non esserlo.

È andato storto tutto quello che poteva andare storto. Bentancur e Szczesny dopo un minuto di gioco si addormentano, con l’uruguaiano che combina la frittata peggiore, regalando un gol al Porto, che non aspettava altro. Nonostante lo schiaffo immediato non c’è stata la minima reazione da parte del gruppo, anzi, solo tanta, tantissima confusione mista a problemi, visti e rivisti, come l’infortunio di Chiellini dopo mezz’ora, la mancanza di un centrocampista in grado di dettare i tempi oltre l’assente Arthur, l’assenza di una punta di riserva per sostituire un Morata non in condizione. Sommando i vari fattori il risultato è ciò abbiamo visto: squadra disordinata, spaesata, costantemente in balia dei Dragoes che, con tutto il dovuto rispetto, non sono il Bayern Monaco, ma ci hanno dimostrato quanto possa far la differenza giocare “da squadra”. Allo scadere ci sarebbe stato anche un rigore su Ronaldo, che non si sa come con l’ausilio del VAR non sia stato concesso o almeno rivisto. L’arbitro ha invocato un apparente silent check pochi secondo prima del fischio finale, ma i dubbi restano. Certo che, un rigore allo scadere, poteva portare ad un pareggio d’oro, in trasferta, che non avremmo comunque meritato. Un singolo episodio dubbio, tuttavia, non è sufficiente per cancellare i demeriti di una squadra che, all’appuntamento più importante, ha sbagliato praticamente tutto, complicandosi ancora una volta la vita.

Il gol di Chiesa ci tiene ancora in vita (non si sa come): è stato l’unico giocatore ha dimostrare un minimo di atteggiamento volitivo e a lottare dall’inizio alla fine, al primo ottavo di Champions League in carriera. Si salva anche Rabiot in questa serata amara: nonostante non faccia nulla di eccezionale, ha il merito di proporre l’unico inserimento senza palla del match trasformandolo in un assist, e di tappare i buchi qua e la, muovendosi con raziocinio. Resta una grande delusione, mischiata con la rabbia, con l’incapacità di accettare una prestazione che nessuno meriterebbe, partendo dai collaboratori e arrivando al singolo tifoso, disperato e incredulo sul proprio divano. Al ritorno, tra tre settimane, bisognerà dare molto, molto, di più, magari iniziando con lo scendere in campo.

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