• Elia Robino

Moise Kean non è il nuovo Balotelli, diffidate del ritornello dei soliti razzisti.



No, Moise Kean non è il nuovo Balotelli, siete voi ad essere i soliti razzisti.


Immaginate di avere due ragazzoni di fronte a voi. Entrambi si presentano: uno vi dice che è stato adottato da piccolo e che non ha memoria di una vita precedente a quella con i suoi genitori, esponenti della medio borghesia di una grossa città industriale del Nord Italia.


L’altro invece è figlio di due ivoriani residenti da dieci anni in un capoluogo di provincia piemontese. I genitori si separano quando lui ha cinque anni e il ragazzo si trasferisce con la madre e il resto della famiglia a cinquanta minuti dalla città che gli ha dato i natali, dove risiedono tuttora.


Cosa potranno avere mai in comune queste due persone? Niente, se non un piccolo particolare: il colore della pelle.

Il primo è Mario Balotelli e il secondo è Moise Kean, negli ultimi giorni protagonista di voci di mercato che parlano di un suo ritorno in maglia bianconera.

Precisi come un orologio svizzero, alle voci di un ipotetico ritorno di Kean, si sono susseguiti vari commenti che lo accostavano all'ex wonderkind Mario Balotelli.

Voci che lo accompagnano dall’inizio della sua carriera.


La colpa? Sembrerebbe un atteggiamento troppo scanzonato dell'attaccante italiano, in realtà non così strano per un ragazzino appena ventenne.



Prima pietra dello scandalo fu un ritardo ad un riunione tecnica della nazionale under-21 dove Moise, insieme all’altro talento degli azzurrini e suo grande amico Nicolò Zaniolo, venne punito con l’esclusione del successivo match contro il Belgio. Le reazioni furono anche all’epoca imbarazzanti, con gente pronta a dire che Kean portava Zaniolo sulla brutta strada e che era una brutta influenza per il calciatore ex Inter.

Ovviamente non poteva essere il candido attaccante della Roma già investito del titolo di potenziale nuovo Totti il colpevole o quantomeno complice della bravata.

Del ritardo di Zaniolo sembrano essersene dimenticati tutti, gli stessi che ovviamente ancora oggi sono pronti a puntare il dito contro Kean.



Il secondo scandalo è una festa fatta in pieno lockdown, questa primavera.

Un atto sicuramente deprecabile e senza scusanti, per cui ha pagato una multa all'Everton e le conseguenze con le forze dell’ordine inglesi.


Anche volendo cercare più a fondo è difficile trovare altre vere bravate di Kean alla Balotelli.

Finora, nelle squadre di club in cui ha militato, si è sempre dimostrato volenteroso sia in allenamento che in campo, con una professionalità che Mario non ha mai avuto nemmeno agli inizi della sua carriera.

Un po’ poco per considerarlo già un calciatore perso.


Tutte le volte che vi verrà da puntare il dito contro Moise Kean sappiate che lo state idealmente puntando anche contro il prossimo talento italiano immigrato di seconda generazione, che avrà come unica colpa quella di comportarsi da ragazzino, avendo il colore della pelle diverso dal vostro.


Non vi sono né scuse, né perdòno.

Ogni volta che un nero verrà chiamato “il nuovo Balotelli” quella sarà a pieno titolo una forma di razzismo, e nel 2020 questa è una cosa inaccettabile. Punto.


Dieci anni fa vi avrei detto “certe cose ditele al baretto”, ma ormai un razzismo così aperto e disinvolto va osteggiato in ogni luogo, tempo e misura.

Il mondo va avanti, è ora che comincino a farlo anche i tifosi.

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