• Pietro Uva

La sterilità offensiva della Juventus, una questione da risolvere subito

L’ennesima vittoria di misura di sabato contro la Fiorentina fa sicuramente sorridere considerando il modo in cui è arrivato il gol, nonché la complicata situazione di classifica. La rete di Cuadrado nel finale ha fatto venire in mente, soprattutto ai più nostalgici, il gol decisivo messo a segno nei minuti di recupero del derby contro il Torino nella stagione 2015/16: quell’episodio fu la vera svolta stagionale per la compagine piemontese, portando ad una serie lunghissima di risultati utili consecutivi e fondamentali per la vittoria dello scudetto.


Molti di noi, all’esultare al gol del Panita hanno avuto sicuramente un flashback sulla rete messa a segno dal colombiano contro i rivali granata. La classifica attuale, inoltre, porta quasi involontariamente noi tifosi a fare delle similitudini con quell’inizio di stagione. Ciò di cui non ci rendiamo conto, purtroppo, è che in realtà questa squadra non possiede due caratteristiche che di quella rosa 2015/16 erano sicuramente le più forti: la personalità, ma soprattutto una grande intraprendenza in fase offensiva.


Evitando di continuare a pensare al glorioso passato recente della Vecchia Signora, proviamo ad analizzare uno dei tanti problemi di questa squadra: la mancanza di gol. In dodici giornate di campionato i bianconeri hanno messo a segno appena 17 gol. Dato, questo, che non rispetta assolutamente le aspettative di una squadra con l’obiettivo dichiarato di vincere lo scudetto. I ragazzi di Massimiliano Allegri sembra facciano una fatica immane a trovare la via del gol e la partita di ieri ne è stato l’emblema.


Se infatti la fase difensiva, nonostante le assenze importanti, si è destreggiata egregiamente, è la fase offensiva che è venuta a mancare. I bianconeri, tutte le volte in cui sono riusciti a recuperar palla, non sono stati in grado di creare occasioni degne di nota, mettendo in mostra una totale confusione. Il primo tiro nello specchio è giunto soltanto al 75’ con una conclusione di Chiesa che si è stampata sulla traversa. Questa è la dimostrazione di come il tecnico toscano debba ancora lavorare molto su questo aspetto.


Ad influire su questa carenza qualitativa in attacco sono diversi fattori. Prima di tutto il “periodo no” di Morata. Sul fatto che l’ex centravanti del Real Madrid dia una grossa mano in fase di non possesso non c’è assolutamente da recriminare, ma quando si tratta di essere decisivi in fase offensiva lo spagnolo non risponde mai presente. Il classe ’92 sta dimostrando di avere troppi limiti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche psicologico, ed è per questo che deve assolutamente ritrovare fiducia. Altro problema è la scarsa forma di Moise Kean. Sin da subito è stato chiaro che il talento italiano non avrebbe mai potuto prendere il posto di un mostro sacro del calibro di Cristiano Ronaldo, ma gli appena due gol messi a segno, per quanto decisivi, stanno facendo storcere il naso a diversi tifosi. L’ex giocatore del PSG ha sicuramente un enorme potenziale, ma ci si aspettano prestazioni migliori da parte sua.



In attesa di conoscere meglio Kaio Jorge, l’unico giocatore capace di guidare da vero leader l’attacco bianconero è sicuramente Paulo Dybala. La Joya, al rientro dall’infortunio, si è subito preso la squadra sulle spalle, ma nonostante i suoi sforzi non è riuscito spesso a portarla alla vittoria. Dimostrazione di come nonostante il suo indiscusso talento non possa assolutamente guidare questo reparto.



Ciò che manca più di tutto è una vera prima punta. Una punta capace di fare sponde, giocare con la squadra favorendo gli inserimenti dei centrocampisti, capace di creare densità in area di rigore sfruttando i traversoni messi in mezzo dagli esterni. Per Massimiliano Allegri valorizzare questa rosa si sta dimostrando un compito arduo, ma ciò che è certo è che non si può più vivere di rendita. Accontentarsi di queste vittorie per 1-0 non basta e serve una scossa da parte degli attaccanti se si vuole ambire ad obiettivi più importanti.

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