• Francesco Rea

La Juve che verrà

La sconfitta casalinga contro l'Inter ha posto fine a qualsiasi velleità di lottare fino alla fine per lo scudetto e lascia al finale di stagione ben poco interesse, concentrato nella lotta per la qualificazione alla prossima Champions League e nella conquista della finale di Coppa Italia.

La tanto attesa Juve di marzo è arrivata, ha salutato e se n’è andata in tutta fretta, lasciando molta amarezza e qualche briciolo di speranza. Se, infatti, le ultime due partite hanno segnato in modo indelebile le sorti della stagione, allo stesso tempo ci hanno restituito una Juve - all’apparenza – diversa.


“Credo che questa squadra abbia dei margini di miglioramento, stiamo migliorando”


Sì, sono sempre le stesse frasi ripetute allo sfinimento dal tecnico livornese, ma in questa occasione sono sembrate più credibili e sentite, in primis dallo stesso Allegri. I passi in avanti sono evidenti, ma probabilmente siamo ancora lontani dalle aspettative che tifosi e (forse) dirigenza avevano ad inizio stagione. La strada che ci attende è ancora lunga e stupisce non poco la facilità con cui il mister si sbilancia parlando del prossimo anno:

“Credo ci siano tutti i presupposti per far sì che l'anno prossimo partiremo per vincere il campionato. Ci troveremo dopo un anno passato insieme e quindi faremo sicuramente meglio"


La sicurezza che trapela da queste parole deriva sicuramente dal progetto pluriennale pensato dalla società per tornare ai vertici del calcio europeo. D’altronde la schizofrenia decisionale degli ultimi anni ha portato solo a grande confusione e spreco di risorse, fattori incompatibili con la gestione sostenibile di un business che fatica a trovare un equilibrio economico solido (e arriveranno a breve anche le nuove regole sul Financial Fair Play).

Come ripetuto da Arrivabene in più di un’occasione, il piano è stato tracciato e non sarà messo in discussione da una o due partite.


Le sfide che ci attendono, dentro e fuori dal campo, non devono essere sottovalutate. Se Allegri è quasi certo della riconferma, lo stesso non può dirsi di molti componenti dell’attuale rosa bianconera. La questione dei rinnovi dei contratti in scadenza è solo la punta dell’iceberg, il primo tassello di un gigantesco puzzle che ci restituirà l’immagine della rosa 2022/23. I mancati rinnovi ci costringeranno a ritornare pesantemente sul mercato nella speranza di non insistere sugli errori del passato (qui l’ultimo articolo in tema https://www.juniverse.eu/post/la-stagione-dei-mancati-rinnovi-come-sostituire-chi-andr%C3%A0-via-a-zero).


Restano tante le incognite in tutti i reparti. L’addio di Dybala ha già ufficialmente aperto il toto nomi sul prossimo numero dieci. Non banale - ma neanche così travolgente, come viene dipinta dai media - la scelta su come sostituire il talento argentino. Molto complicato si decida di puntare su un suo alter ego, quanto più logico trovare un profilo funzionale al progetto tattico, ma anche di quest’ultimo abbiamo ben pochi indizi. E Morata? E Kean?


Poche le certezze anche negli altri due reparti. La difesa quest’anno è rimasta spesso sguarnita dai suoi due alfieri più rappresentativi. L’età avanza e l’idea di fare un passo indietro non è sempre disonorevole. A centrocampo abbiamo ampia scelta: ma fra innumerevoli problemi, pochissime soluzioni. Al di fuori di Locatelli e il nuovo arrivato Zakaria, nessuno altro è considerato incedibile né ha dimostrato di poter far parte di una Juve che mira ad alzare il livello.


Insomma sono tanti i grattacapi che la dirigenza dovrà affrontare nei prossimi mesi, ma prima c’è da concludere al meglio la stagione, a partire dalla gara di domani in casa del Cagliari.


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