• Carlo Barone

L'anno che verrà

Cari amici vi scriviamo, così ci distraiamo un po’.


In effetti sì, il campionato non è neanche ancora iniziato, e sembra già che abbiamo bisogno di distrarci; è proprio vero che noi juventini siamo una tifoseria di incontentabili... comunque, cosa possiamo aspettarci da questa stagione?



La squadra


Il lento e inesorabile svecchiamento dei ranghi sta modellando una squadra di gente forte e convinta. Il percorso per creare uno squadrone è ancora lungo, ma si sta creando un buon mix di cigni cantanti (Di María), vecchi volponi (Pogba, Kostić, Danilo), giovani scalpitanti (Fagioli, Miretti, Soulé) e baroni rampanti (Bremer, Vlahović, Chiesa). Ci sono certo ancora dei cavalieri inesistenti (Bonucci, Alex Sandro, De Sciglio), ma ci arriveremo.


La costruzione di un gruppo, ancor prima che di una squadra, è un compito molto delicato; troppe volte l’attenzione era su facezie che poco avevano a che fare col calcio giocato – scaramucce su disparità di ingaggio, dubbi sulla centralità nel progetto, etc... etc... tutte cose che, nell’economia di un gruppo squadra, oscillano fra l’inutile e il dannoso.


Una scena così dice moltissimo: un gruppo di amici e compagni di squadra, dritti verso un obiettivo comune è quello che speriamo si stia (ri)creando

L’azione dei dirigenti, su cui torneremo fra poco, è stata anche volta a questo: prendere giocatori convinti e smettere di regalare contratti assurdi ai mediocri, il che, oltre a fare bene alle casse societarie, evita anche che si creino squilibri. Ci sono alcuni di questi squilibri ancora in essere, ma sono gli ultimi “baluardi” di un modus operandi dimostratosi fallimentare sotto tutti gli aspetti.


Insomma, con uno spogliatoio rinnovato quasi in toto, la speranza è che si crei quell’alchimia fra compagni di squadra che negli ultimi tempi si era persa. Sappiamo di non avere 11 Iniesta in squadra, ma già pensare ad elementi come Vlahović o Fagioli, che hanno voluto la Juventus, ci gasa – in altre parole: è bello avere gente che vuole la Juventus.


La dirigenza e il mercato


Partiamo male: la rosa non è completa. Sicuramente mancano due terzini titolari e un paio di innesti in avanti; in particolare sui primi, tutto tace sul fronte occidentale: speriamo cambi la situazione, perché un’altra stagione con Sandro e De Sciglio titolari rischia di distruggere adenoidi e coronarie.


Tuttavia, il nostro giudizio sull’operato di Cherubini e Arrivabene è moderatamente positivo: a loro sfavore pendono le succitate carenze d’organico; d’altronde, è anche vero che un’azione sul mercato completa è stata resa difficoltosa dal grandissimo numero di esuberi che dovevano essere piazzati prima di poter procedere a qualsivoglia innesto.


Infatti, sulle operazioni in uscita non possiamo dire loro molto: quelli che dovevano andare via sono andati (quasi) tutti, monetizzati nel limite del possibile – se poi davvero lo United ci desse i soldi di cui si parla per Rabiot...


L'uomo simbolo del nuovo corso dirigenziale; coadiuvato da Cherubini, ha l'ingrato compito di rimediare ai disastri dei predecessori

L’unico, madornale errore è stato rinnovare De Sciglio: era lecito aspettarsi (e alcuni di noi financo speravano) che al 30 giugno a costui venisse mostrata la porta con tanto di tappeto rosso, majorettes e Fanfara di Fucecchio; tuttavia, il caso (Allegri?) volle altrimenti.


La ciliegina sulla torta poi è Cambiaso preso per girarlo subito in prestito. Il senso di tutto questo? Potevamo tenere Cambiaso e abbandonare al suo destino un conclamato mediocre dieci anni più vecchio; oltretutto la regola non scritta è “uno esce, uno entra” e ce n’era uno che stava uscendo in modo rapido e indolore - non si poteva proprio lasciarlo uscire?


Al di là di questo, il mercato è stato ben condotto. I mercati da dieci e lode sono altri, ma, appunto, la dirigenza precedente ha fatto più danni della grandine, per sistemarli tutti servirà ancora tempo.


Leggendo la rosa, in definitiva, siamo messi discretamente bene al netto di un paio di carenze croniche, e la squadra può puntare a obiettivi di livello. Tuttavia, fra il dire e il fare, c’è di mezzo...


L’allenatore


Inutile dirlo, l’occhio di bue punta su Massimiliano Allegri. È il primo dopo tre anni ad ottenere una conferma, e forse è quello che se l’è meritata di meno rispetto ai predecessori. Nondimanco, abbiamo invocato continuità tattica per una vita, e così sia.


L’annata scorsa è stata tremenda: non si è vista neanche l’idea di un’idea di gioco, perché lo schema “palla a quello bravo e preghiamo” va in miseria nel momento in cui “quello bravo” si mette in mano a Ponchia di Marrakech Express, e passa l’intera annata a Lourdes.


La faccia di chi sa di non poter sbagliare ulteriormente

Non che Allegri non avesse scuse: squadra scarsa, dirigenza in erba, eccetera; tuttavia, quest’anno la dirigenza si è messa di buzzo buono e ha provato a dargli cosa chiede, riuscendoci in buona parte; se anche così non vincerà lo scudetto – obiettivo dichiarato da lui stesso -, per quanto ci riguarda: arvëzzi, e ën gamba.


Al proposito, uscite come “Quest’anno giocheremo a calcio” e simili sono indice del fatto che Allegri sia conscio di giocarsi tanto: da una credibilità già pesantemente minata l’anno scorso, a un posto da allenatore, visto che questi dirigenti non sembrano propensi a dare troppe chances a chi sbaglia malamente. Le competitor si sono rinforzate, e non aspetteranno certo i nostri comodi.


Conclusione


Possiamo dire di avere aspettative mediamente buone: non ci attendiamo certo un Triplete, ma neanche lo sfacelo più totale. La squadra c’è, la dirigenza anche, quindi mai come quest’anno è decisivo l’apporto dell’allenatore: a lui scegliere se riscattarsi, o abbandonarsi definitivamente alla nomea negativa costruitasi nell’ultimo anno. Inutile dire che speriamo nella prima.


Buona stagione a tutti!

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