• Elia Robino

Il vero sconfitto è Paulo Dybala



Nella prossima stagione Paulo Dybala non sarà più un calciatore della Juventus.

Lo avessimo saputo solo qualche mese fa ci saremmo sicuramente strappati le vesti, avremmo urlato contro il cielo parole d’odio verso il destino e qualcuno avrebbe anche pianto lacrime amare.

Ma oggi no, nessuno lo fa. Perché?


Dybala ormai interessa poco anche ai plastic fan che seguono i calciatori e non le maglie che indossano.


In questa storia il vero sconfitto è proprio Paulo.


Quel Dybala che due anni fa rifiutava un contratto migliorativo ma non da top perché convinto di dimostrare a tutti di che pasta fosse fatto, e che alla fine ha mostrato solamente che la scelta migliore per tutti è quella dei saluti a fine contratto.

Quasi metà delle partite degli ultimi due anni saltate, unico gol decisivo di questa stagione il rigore contro l’Inter nel girone d’andata.


In mezzo: un festino durante la quarantena covid, infiniti incontri tra il suo agente Antun e la dirigenza bianconera e un rapporto che andava sempre più a raffreddarsi tra il fantasista argentino e tutto l’ambiente bianconero.

Impossibile non notare anche per lo spettatore più disattento come in quella celebrazione di una stagione fallimentare che è stato il programma di Amazon Prime “All or Nothing” che Dybala già l’anno scorso sembrasse nei vari sprazzi di spogliatoio un po’ un pesce fuor d’acqua nel gruppo bianconero.


Eppure veniva dalla sua migliore stagione in carriera, dove in una squadra che già dava i segni del declino di questi due ultimi anni era riuscito a mostrare un grande calcio arrivando addirittura a vincere il premio di Most Valuable Player della stagione.


Quello che sembrava essere l’apice del talento di Dybala per ora sembra però essere stato anche il suo punto di non ritorno.


Mai più determinante, mai più presente nel momento del bisogno per la squadra, addirittura più degno di nota per i mal di pancia e i mugugni fuori dal campo che per le giocate sul rettangolo verde.


La Juventus perde il suo calciatore di maggiore talento con il pallone tra i piedi, uno di quei giocatori con un rapporto privilegiato con il pallone, capaci di fare innamorare di questo sport grazie alla loro eleganza e al loro talento ma quello a perderci di più, come abbiamo già detto, è proprio Dybala.


Paulo perde l’occasione di dimostrare di essere il fuoriclasse su cui potesse appoggiarsi la squadra bianconera rimanendo invece fino in fondo quell’equivoco tattico che ha portato tutti i suoi allenatori a snaturare moduli e posizioni in campo per trovare una collocazione a un giocatore che non si è ancora capito – e non lo ha fatto nemmeno lui – in qualche posizione renda al meglio.


Perde anche l’occasione di legarsi con un ultimo grande contratto con la squadra che lo ha fatto grande perché sì, sono due anni difficili, ma se è dal 2015 che tutti gli anni vince un trofeo è anche grazie alla casacca che si è trovato sulle spalle.

Per la Juventus Dybala non è stato un fuoriclasse, se non per alcuni sprazzi durante la carriera e non sarà nemmeno una bandiera.


Aspettando di vedere dove se ne andrà è triste osservare come anche i più sfegatati stiano accogliendo l’idea del suo abbandono con un certa tiepidezza piuttosto che con vivido dispiacere.


Un segno che l’immagine di "Dybala campione del futuro" nell’immaginario juventino ha lasciato posto all’immagine del "Dybala occasione persa" e valuti il lettore se questa può essere considerata una sconfitta per la società o per il calciatore più atteso e aspettato degli ultimi dieci anni bianconeri.

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