• Carlo Barone

Chi giocherà ai Mondiali?

Il Mondiale più discusso della storia recente aprirà i battenti il 20 novembre con Qatar-Ecuador. Se n’è parlato tanto, è stato un evento fermamente condannato a parole da chiunque, ma nessuno ha mai pensato seriamente per un secondo di boicottarlo davvero - in fin dei conti, sono sempre i Mondiali…


Come sempre, quando si parla di rassegna iridata, la Juventus è grande fornitrice di calciatori alle nazionali: questa volta, undici bianconeri lasceranno la Continassa per andare in Medio Oriente.


Ci chiediamo: chi di questi sarà titolare con le proprie nazionali? Analizziamo caso per caso.



ARGENTINA - Ángel Di María, Leandro Paredes


Staremo a vedere se quattro mesi di freno a mano tirato e infortuni dalla natura discutibile col chiaro intento di preservarsi per un Mondiale che sa molto di ultima spiaggia per l’Argentina saranno valsi la pena.


Non ci dilungheremo in ulteriori considerazioni di questa natura, peraltro applicabili a tanti altri giocatori in giro per il mondo, perché altrimenti verrebbe fuori un papiro di trentadue pagine di soli improperi su poca professionalità, nazionali che han la precedenza nonostante siano i club a riempire i calciatori di milioni, ecc…


Tornando a noi, i dubbi sulla titolarità dei due sono di natura prettamente fisica: c’è chi sostiene che siano decisamente fuori forma, e che per questo partiranno indietro nelle gerarchie; tuttavia, in base a quanto detto sopra, è lecito aspettarsi che, non appena la camiseta albiceleste toccherà il loro apparato cutaneo, entrambi torneranno agli antichi fasti.


In particolare, il Fideo è il grande atteso: forse lui ancora più di Messi è stato responsabile del successo argentino in Copa América, e in generale è un giocatore di una classe immensa. Per buoni che siano i vari Mac Allister, Nico González (che buono non è, chiedere al mio fantacalcio…), Dybala e Papu Gómez, Di María parte davanti a tutti costoro.


Per quel che concerne Paredes, è difficile a dirsi: il centrocampo non è il reparto più florido dell’Argentina, le individualità di spicco sono poche e nemmeno esaltanti. Sarà un reparto probabilmente soggetto a rotazioni, per cui anche Paredes avrà il suo spazio, magari non da inamovibile.

BRASILE - Alex Sandro, Bremer, Danilo


I Carioca vengono dati per favoriti da più parti, viste le incertezze delle corazzate Germania, Francia e Spagna, la difesa dell’Argentina e il fatto che l’Inghilterra abbia Southgate come allenatore.


Il contributo juventino è totalmente difensivo; dei tre succitati, i due con più chance di giocare titolari sono i due terzini, visto che la batteria verdeoro in quel ruolo include, oltre a loro: Telles, giocatore di una mediocrità sconvolgente, e Dani Alves, tanto buono quanto ottuagenario. È probabile che quest’ultimo giochi nonostante potrebbe essere il padre di buona parte della rosa, mentre Telles non dovrebbe avere difficoltà nel ruolo di panchinaro destro.


Danilo, poi, ha dimostrato doti tecniche e di leadership che lo rendono un elemento utile per qualsiasi compagine. Sandro dovrebbe giocare più per mancanza d’alternative che altro…


Bremer potrebbe avere già vita più difficile, visto che comunque i compagni di reparto sono Éder Militão, Thiago Silva e Marquinhos, che danno un buon mix di esperienza, gioventù e tecnica. Tuttavia, il Bremer visto nelle ultime uscite è qualcosa di straripante, sarà complicato per Tite non considerarlo almeno nelle rotazioni - con tutto che appunto, anche Thiago Silva viaggia sulla quarantina d’anni, è lecito che non regga tutte le partite.


FRANCIA - Adrien Rabiot


Ci sarà solo il Duca Triste perché Pogba ha scientificamente deciso di distruggersi le ginocchia per tenersi per il Mondiale, quindi non andrà al Mondiale.


Le prestazioni di Rabiot sono state certamente in crescendo, e questo aumenta le sue quotazioni. Oltretutto, oltre al già citato Pogba, il centrocampo transalpino deficiterà anche di N’golo Kanté. I compagni di reparto più forti sono Aurelien Tchouaméni ed Eduardo Camavinga, entrambi stelle nascenti del Real Madrid, ma ancora molto acerbi, mentre con Veretout e Guéndouzi il livello è più o meno simile.


Rabiot, in questo senso, è forse l’unica certezza di Deschamps, per cui fatichiamo a immaginare il centrocampo dei Bleus senza Cavallo Pazzo.

POLONIA - Arkadiusz Milik, Wojciech Szczęsny


La Nazionale polacca ha i galloni di mina vagante del torneo: il titolare in porta dovrebbe essere proprio il nostro Tek, sia per la forza e caratura, sia perché le alternative sono Skorupski del Bologna e il giovane Grabara convocato al posto dello sfortunatissimo Drągowski - dovrebbero esserci pochi dubbi, via. Davanti la cosa è già più interessante: il titolarissimo in attacco è ovviamente Lewandowski, ma Milik parte come prima riserva se non addirittura compagno di reparto a due. Arek si è infatti reso protagonista di una prima parte di stagione molto positiva con la Signora, in più le alternative sono Piątek, cui è rimasto solamente il nome, e Świderski, che milita negli Stati Uniti: salvo sorprese, dovrebbe essere Milik la prima scelta a sostenere Lewa in avanti.

SERBIA - Filip Kostić, Dušan Vlahović


Anche la Serbia rappresenta un’incognita interessante: i giocatori di qualità ci sono, e il girone non è certo proibitivo.


Il numero 17 della Juventus parte sicuramente avanti nelle gerarchie: è un esterno completo, duttile, forte, dalla gran corsa e con voglia di spaccare. Difficilmente il CT rinuncerà a lui.


Stessa cosa dicasi di Vlahović, che, pur affetto da pubalgia, è salito sull’aereo per Doha - di nuovo, lasciarlo a casa proprio non si poteva? Al di là di questo, il giocatore è il punto fermo in attacco della Serbia assieme a Mitrović. Difficilmente Jović lo scalzerà, la sua annata sinora è stata decisamente sottotono.

STATI UNITI D’AMERICA - Weston McKennie


Forse lui è il più difficile da inquadrare: il livello del centrocampo statunitense è abbastanza piatto, senza troppe individualità di spicco, e potrebbe certamente dire la sua. Il problema sta in una forma fisica decisamente rivedibile e sul fatto che non abbia letteralmente giocato per quasi due mesi. Normalmente, un McKennie a regime è titolare, ma appunto, si vedrà.


Queste sono le nostre considerazioni. Che ne pensate?

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