• Elia Robino

Basterà Locatelli a risolvere i problemi del centrocampo bianconero?


Sembrava impossibile, ma ce l’abbiamo fatta (semicit.)


Dopo una sequela di incontri che sembrava infinita tra la dirigenza bianconera e quella neroverde, Manuel Locatelli è finalmente diventato un calciatore della Juventus.


Complice il travagliato andamento della trattativa – arrivata a ricordare in alcuni momenti una rivisitazione in chiave moderna del paradosso di Achille e la tartaruga – e una generale immobilità dalla Juventus in sede di mercato hanno caricato tifosi e addetti ai lavori di un grande hype nei confronti del calciatore lecchese.


Hype nel quale Locatelli sembra sentirsi a suo agio, tra dichiarazioni d’amore per la maglia e foto strappalacrime di lui bambino mentre indossa una maglia celebrativa fatta in casa per un vecchio scudetto bianconero.



Cosa aspettarci?


Manuel alla Juventus arriva per proporsi come un elemento in possesso di caratteristiche che erano colpevolmente assenti da anni nel centrocampo bianconero.

Abituato a verticalizzare e in grado di giocare sia a uno che a due tocchi, il suo vero punto di forza si trova in un fondamentale di cui non si parla spesso ma che è forse l’unica vera eccellenza dell’ex Milan: il controllo orientato.


Grazie ad un talento naturale nella consapevolezza della sua posizione in campo e di quella degli avversari, affinata negli anni di gioco molto dinamico di Roberto De Zerbi, Locatelli sa sempre come utilizzare il suo corpo per eludere la pressione, girandosi e trovando campo libero davanti a sé per verticalizzare per l’attaccante o l’ala che si trovi nella sua linea di passaggio.


È inoltre un calciatore di una spiccata intelligenza calcistica in grado anche di dettare i tempi di gioco, avendo nelle sue corde sia la scelta del tocco in più per consolidare il possesso che il cambio di gioco, soluzione della quale faceva molto uso per innescare gli esterni al Sassuolo.


Non si faccia però l’errore di scambiarlo per un calciatore totale: per quanto sia in grado di giocare sia come mezzala che come regista – ruolo che probabilmente si prenderà anche a causa della mancanza di valide alternative, come l’utilizzo di Ramsey in quella porzione di campo nel precampionato è a dimostrare – Locatelli è ancora ad oggi un giocatore “normale”, che pone la sua forza in buona parte nella sua duttilità sapendo fare tutto in maniera buona ma non eccellente – a parte le caratteristiche di cui abbiamo parlato prima – e che non può tenere in piedi da solo un reparto che negli ultimi anni è sembrato poco più che mediocre.


Ad oggi, tra i difetti più evidenti del calciatore, abbiamo una scarsa propensione al gol che si inserisce in una debolezza strutturale del centrocampo juventino – l’anno scorso, su 108 reti solo 14 sono arrivate da centrocampisti – e a una poca propensione alla fatica e a “riempire di sudore la maglia”, critica che lo rincorre dai tempi dell’esordio rossonero.


In conclusione



La situazione in casa Juventus e di Locatelli è il mix perfetto per avere sia un successo clamoroso che una cocente delusione.


Tutto è nelle mani del giovane centrocampista, che dovrà dimostrare la capacità di esprimere con continuità sia le qualità tecniche mostrate in Emilia che quelle mentali espresse nell’Europeo giocato questa estate.


Davanti a sé ha un reparto che necessita delle sue caratteristiche tecniche, ma la maglia bianconera negli ultimi tre anni si è dimostrata molto pesante anche per giocatori ben più affermati e di esperienza.


Riuscirà il numero 27 a prendere in mano le chiavi della cabina di regia della squadra più titolata d’Italia?


Sarà il campo a dircelo.


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