• Nicola

Allegri, i giovani e la Juve che verrà

È necessario partire da qui, dal 27 luglio 2021, con Andrea Agnelli che inizia la presentazione di Massimiliano Allegri.

"Allegri ha contribuito a vincere una striscia di scudetti irripetibile. Ci siamo visti spesso negli ultimi due anni e nei giorni che hanno preceduto il suo ritorno. Non è tornato per amicizia, è l’allenatore della Juventus perché ha la credibilità per scrivere un capitolo completamente nuovo.

Max è qui perché si riconosce nei valori della società. L’obiettivo è essere competitivi a primavera su tutti i fronti, poi vedremo”.


Il tecnico Livornese torna così sulla panchina dei bianconeri con un nuovo programma tecnico di quattro anni, ovvero 1460 giorni e relativo progetto, come annunciato dal presidente Agnelli nella conferenza stampa.

Qui un utile estratto delle parole del presidente nel luglio scorso.

Si può così giudicare una fase del progetto che non è nemmeno ad un quarto del percorso?

Uno sviluppo previsto in quarantotto mesi di cui ne siamo solamente al nono?

La tifoseria, o meglio gran parte di essa, è precipitosa nel dare i giudizi?


A queste domande non forniamo risposte, ma quello che possiamo notare sono i dati sopra enunciati e aggiungere che la società stessa ha già abiurato due precedenti progetti tecnici.


I Giovani

Tra le accuse che vengono poste a Massimiliano oltre al (non) gioco vi è la questione dei giovani che non trovano spazio. Almeno finora è andata così.

Ma c'è un perchè?

Qual è il motivo per cui Allegri non usa i giovani?


Forse analizzare il dato età della rosa può aiutare.

Al primo di luglio l'età media della squadra era di 26,56 anni, una media piuttosto bassa per i canoni della società bianconera. Inoltre, nel periodo di inizio 2022 con la simultanea assenza dei giocatori: Bonucci, Chiellini, Danilo, Dybala e Alex Sandro la media è scesa a soli 25 anni (la media non tiene conto dei giovani della Under 23 che non fanno parte della prima squadra).


I più giovani che fanno parte della prima squadra sono il 2002 Kaio Jorge (infortunato da Febbraio) e il 2001 Marley Aké.


Gli altri giovani fanno parte della Under 23 e forse la regola delle 5 presenze in A non aiuta, come non aiuta il fatto che la squadra era in fase di rifondazione. Eppure, era lecito aspettarsi più coraggio da parte del tecnico?

A nostro parere sì, qualche giovane, soprattutto dell'under 23, difficilmente avrebbe fatto peggio. Comunque ci si dovrebbe trovare nella fase in cui la tifoseria dovrebbe faticare a pazientare nei confronti dei nostri ragazzi.

L'unica vera motivazione appare la regola delle 5 presenze in A, che modificherebbe lo status del giocatore.


La Juventus che verrà

Dalla fine del mese di gennaio si sono visti, finalmente, dei passi in avanti.

La squadra tiene bene le distanze tra i reparti, gli stessi non sono più scollegati tra loro.

La squadra è sempre ben schierata e la gestione del possesso palla è notevolmente migliorata.

Si può dire che Allegri abbia finalmente realizzato il telaio della squadra; ciò non toglie che vi sono ancora evidenti difetti e problemi.

La squadra, vista nel periodo sopracitato, ha dimostrato di essere diventata una squadra pensante, proprio come vuole l'allenatore, che cerca sempre il controllo della partita.


Attenzione a non fare l'errore di pensare che il controllo sia dato dal possesso palla - comunque in ascesa - ma dal controllare e inibire i movimenti degli avversari, e soprattutto gli spazi di movimento.

Altra questione è che cercare il controllo non significa averlo: ci sono infatti ancora momenti in cui la squadra esce dalla partita.


Tutto lascia supporre che questo sistema sarà la base di inizio della prossima stagione. Quella attuale calza con gli obiettivi dichiarati da Andrea Agnelli la scorsa estate:

«essere competitivi a primavera su tutti i fronti, poi vedremo».

Non era prevista la vittoria di nessun trofeo, cosa del tutto inusuale per la società sabauda.


I difetti di Massimiliano

Allegri come qualunque altro allenatore non è esente da difetti: si sta evidenziando sempre di più l'incapacità di cambiare le partite, cosa del tutto impensabile fino alla scorsa estate. Ad emergere è invece la tendenza a subire la reazione dagli avversari.


La squadra non ha furore agonistico, che sarà vero, può essere dovuta alla personalità dei giocatori, ma qui se si fa il confronto con Antonio Conte, che riesce a trasformare le pecore in lupi, il paragone si fa imbarazzante.

Allegri è come se avesse l'idea di avere ancora la grande squadra del periodo 2015/2017 e usa gli stessi metodi di allora, ma i giocatori sono differenti e le conseguenze si notano in partite spesso molto sofferte.


Concludiamo il lungo articolo con un paradosso tipico del calcio.

La Juventus ha perso la partita contro il Villareal pur disputando probabilmente la miglior partita della stagione.

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