• Carlo Barone

È importante mantenere la linea

Non si parla di prova costume, ma di una linea direttiva, un modus operandi, che la Juventus sembra aver finalmente ritrovato (almeno sul mercato).

La sessione di mercato estiva del 2022, ma in generale tutti i trasferimenti perfezionati dal duo Arrivabene-Cherubini han l’intento di dire: “Sì, abbiamo scherzato, ma ora torniamo a fare sul serio”. Le operazioni concluse da questi due dirigenti non sono esenti da critiche, certo, ma quantomeno si vede una chiarezza di intenti dietro, che per troppo tempo è tragicamente mancata.

Non fatichiamo a pensare che un Paratici che si fosse trovato a vendere de Ligt ci avrebbe “regalato” un Milenkovic preso a caso; non ce ne voglia il giocatore serbo, ma è il classico caso di giocatore che non sa ancora cosa vuole fare da grande. Nel giudicare poi Paratici, lasciamo ovviamente perdere un’estate intera passata a cercare di fare i dispetti all’Inter, coronata con loro che vincono lo scudetto e noi che affidiamo una squadra assemblata a caso a un perfetto novellino.


Questa grafica riassume cosa si vuole dire in questo pezzo: anziché cercare operazioni random, capestri economici e quant'altro, si cerca di nuovo di spendere in maniera oculata, pagando anche tanto se necessario, ma non facendolo su profili che puntualmente dimostrano di non meritare (più?) l'investimento fatto originariamente

Nel Rata-Universo (quello in cui non siamo riusciti a vendere Arthur, quindi questo ndr), ci troviamo ad accogliere in rosa Gleison Bremer, a buon diritto uno dei tre migliori difensori del campionato scorso, che, giusto per farci capire che la maglia gli pesa un sacco, ha scelto la 3 da poco vacante…

L’operazione riguardante il centrale brasiliano è sicuramente qualcosa di positivo, e ci vogliamo aggiungere la malsana goduria di averlo scippato all’Inter, non vedendo già la cosa come una prova di forza, ma come una circonvezione d’incapace: non è da genio della fisica, infatti, blaterare per mesi di Bremer come se fosse roba propria, per poi cedere dinnanzi a un banale competitor con più soldi - ogni riferimento a Marotta non è puramente casuale.

Polluzioni a parte, è in realtà una sequenza di eventi molto lineare, come vedremo in seguito. La strategia della società è quella di cercare di accaparrarsi cosa serve il più in fretta possibile, e pagandolo quanto va pagato, ma evitando strapagamenti randomici - altro paragone col passato: un Marotta, anziché spedire a calci un Alex Sandro ventinovenne in palese calo e puntare su alternative migliori e più economiche, gli regala un rinnovo quadriennale a 6 annui, e poi hai voglia a liberartene.

Per inciso, al di là della disasterclass con Bremer, il Ciclope sta commenttendo gli stessi errori all’Inter: coprire di soldi i vecchi, offrire rinnovi pantagruelici a palesissimi scarti perché non ha trovato alcuna soluzione alternativa, ecc… ecc… se la fine dell’Inter deve essere la stessa che ha fatto la Juve dell’ultimo biennio, non possiamo certo dircene scontenti.

Tornando a noi, sia la cessione di de Ligt sia l’acquisto di Bremer sono rivedibili in sé, visto che dal primo è stato fatto meno del previsto e il secondo è stato pagato tanto, ma, nel complesso, sono due operazioni che, concatenate, generano un bel giudizio. Oltretutto, l’agente di Pogba ha percepito una commissione ridicola per riportare il Polpo sotto la Mole, e incidentalmente è lo stesso agente di de Ligt. Un classico caso di do ut des, e alla fine va bene così.


"Ce dev'esse un rapporto equo... do tu des. Io, do; tu... des! Ce deve sta' un rapporto equo, e solitario! Te chiedo solo 2.5 milioni de commissione pe' Pogba? E armeno famme vende de Ligt! ******!"

La linearità di cui si parlava all’inizio si è vista anche nelle altre operazioni: va via Ronaldo? Appena si ha liquidità, si punta la punta (scusate l’orribile gioco di parole) più forte del campionato e la si prende. Serviva sacrificare l’uomo immagine e un giovane preso più per sfregio a Conte che per valorizzarlo effettivamente, per avere questa liquidità? È stato fatto. Alla fine, questo ha fatto bene a (quasi) tutte le parti in causa.

Poi: serviva un centrocampista forte e d’esperienza, e la scelta era fra Pogba ed SMS; Lotito non cede sulle richieste economiche? Prendi Pogba a 0, dandogli stipendio alto, ma non esagerato per caratura e peso in squadra.

Serve una chioccia per i giovani/vecchio talentuoso che stia e/o prenda poco? Si fa di tutto per tesserare un Di María, e lo si convince.

Infine, come detto, serviva un centrale forte? Si tenta Koulibaly, che, per soldi, trascorso e quant’altro preferisce non andare alla Juventus; perciò, c’è Bremer disponibile e si hanno abbastanza soldi? Bem vindo, Gleison.

Anche sulle cessioni c’è linearità: i danni lasciati da Paratici e soprattutto dal già citato Marotta sono molto difficili da smaltire; di solito si deve portarli a scadenza, o rinnovarli a molto poco per dilazionare l’ammortamento: quelli furbi, tipo De Sciglio (che è stato furbo unicamente in questo, ndr), accettano cifre micragnose e stanno nell’ombra a fare i parassiti.

Quelli più spavaldi, tipo Bernardeschi, a 27 anni sono in Canada perché neanche lo Spezia li cerca, dopo che la Juve li ha spediti senza tanti complimenti.

Allo stesso Dybala, che comunque ha ridimensionato squadra e stipendio, è stata data una chance di meritarsi di essere l’uomo immagine. L’ha malamente sprecata? Si liberano venti milioni circa annui di peso a bilancio, e si passa oltre.

Insomma, la linea tracciata è chiara. Fra alti e bassi, con critiche giuste, c’è un senso dietro cosa la Juventus sta facendo. E francamente era ora, perché, di “pirlate”, non se ne poteva più.

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